AVVISO AI LETTORI:

AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

venerdì 28 febbraio 2014

Venerdì del libro (165°): L'ELEGANZA DEL RICCIO

Cara Lilli,

oggi partecipo all'iniziativa settimanale di HomeMadeMamma parlandoti del romanzo che già lo scorso venerdì avevo in mente di recensire (poi accantonai l'idea per mancanza di tempo).

A gennaio ho letto L'ELEGANZA DEL RICCIO di Muriel Barbery ed è stata una una lettura che potrei definire sorprendente.

Mi spiego meglio: questo romanzo francese ha attirato la mia attenzione da quando è stato edito in Italia; tra l'altro mia cognata mi aveva anche detto che a lei era piaciuto e me lo consigliava. Dopo alcuni anni di attesa è arrivato dunque il suo momento: a inizio di quest'anno finalmente l'ho avuto tra le mani e ho iniziato a leggerlo.

La prima impressione è stata di un libro piuttosto strano. Cioè, doveva essere la storia di una portinaia di un elegante condominio parigino, situato al numero 7 di Rue de Grenelle, e di una ragazzina dodicenne che vive con la sua famiglia in uno degli appartamenti del condominio, narrata in prima persona dalle due protagoniste a capitoli più o meno alterni.

Mi pareva invece una serie di pensieri senza grossi legami tra di loro, con digressioni filosofiche sui concetti di arte e bellezza, sulla natura umana e cose del genere.

Un pò pesante come inizio, mi sono detta. Poi ho ripensato alle parole di mia cognata: "Se digerisci le prime 100 pagine o giù di lì, vedrai che il resto ti piacerà!" e così ho proseguito la lettura.

Ebbene, pian piano mi sono ritrovata immersa nell'atmosfera del numero 7 di Rue de Grenelle, con il via vai di condomini quasi sempre snob e abbagliati dalle apparenze; con la presenza vigile ma discreta della portinaia Reneè Michel, che fa di tutto per incarnare il prototipo della donna poco istruita, piuttosto sciatta e grossolana, con nessun' altra possibile prospettiva se non quella di svolgere lavori manuali e di poco conto. E con Paloma Josse, dodicenne superdotata, che condivide pressoché nulla con i suoi familiari, in particolare con la sua sciocca sorella maggiore, e che sta progettando di suicidarsi il giorno del suo compleanno perchè non vuole crescere e diventare come tutti gli adulti che conosce e che considera vuoti, aridi e mediocri.

Ma Reneè non è affatto una donna scialba e ignorante come vuol far credere, anzi. Paloma avrà modo di comprenderlo e di entrare a far parte del suo mondo segreto quando al numero 7 di Rue de Grenelle avviene qualcosa di particolare: in seguito alla morte di un condomino, fa il suo ingresso in scena un uomo d'affari giapponese, raffinato, gentile e arguto. Sarà lui a fare in qualche modo da trait d'union tra Reneè e Paloma e avrà un ruolo fondamentale nelle loro vite. E si faranno bene a vicenda.

Non svelerò oltre, ma dirò che la seconda parte del romanzo mi ha coinvolta molto più della prima e che il finale mi ha letteralmente sorpreso, lasciandomi con le lacrime agli occhi per l'emozione. 

Come ti scrissi a proposito de La signora Harris, io sono emotiva, piango facilmente per film, ricorrenze o canzoni, ma è raro che un libro mi porti fino alle lacrime, che siano esse di gioia o di dolore o un mix di entrambe le sensazioni.

"L'eleganza del riccio" mi ha spiazzato. E questa cosa mi ha regalato una forte emozione.

Non so se a tutti ha fatto questo effetto, però per me è stato così. 

Mi è piaciuto. Nonostante sia un pò lento, nonostante in effetti il personaggio di Paloma appaia troppo forzato nei pensieri e nei ragionamenti per essere solo una dodicenne. (ndr: quest'ultima osservazione l'ho aggiunta in seguito alla riflessione stimolata dal commento di MammaAvvocato, che ringrazio!)

Tirando le somme forse non posso dire che sia un vero e proprio capolavoro, ma per me è un libro bello e molto particolare.




"Madam Michel" mi risponde, "sa, lei mi restituisce la speranza." 
"La speranza?" chiedo, tirando su col naso in modo patetico.
"Si" dice lei, "mi sembra che cambiare destino sia possibile".
E rimaniamo lì a lungo, tenendoci per mano, senza dire niente. Sono diventata amica di una bella anima di dodici anni verso la quale provo un'enorme gratitudine, senza che l'incongruità di questo attaccamento asimmetrico per età, condizione e circostanze riesca a sminuire la mia emozione. [...]
Richiusa la porta, mi siedo sulla poltrona della tivvù, la mano sul petto, e mi sorprendo a dire ad alta voce: forse vivere è questo.

  
I suggerimenti di questo venerdì del libro su altri blog li trovi elencati QUI

 

martedì 25 febbraio 2014

La ballerina

Cara Lilli,

sono alcuni giorni che ogni tanto chiedo alla monella cosa vorrebbe fare da grande.

Domanda che viene fatta normalmente ai bambini, lo so. Ma io alla monella non l'avevo mai chiesto fino a pochi giorni fa, appunto.

La sua risposta è stata sempre la stessa: il silenzio. O al massimo la ripetizione meccanica della domanda.

Le ho spiegato meglio cosa intendevo, cioè che ogni bimbo cresce, diventa grande come mamma e papà e sceglie di fare qualcosa nella vita. Le ho portato degli esempi: la maestra, la cuoca, il medico. Ma niente.

Ci sono rimasta un pò male, lo confesso. Scema che sono (me lo dico da sola).

Poco fa, comunque, ho provato di nuovo a chiederle: "Che cosa vorresti fare da grande?"

Risposta: "Voglio ballare!"

Emozione!

La mia  monella, che fino a non molto tempo fa se le chiedevi di saltare a stento sollevava i talloni e poi li riabbassava, senza staccare neppure di un millimetro le punte dei piedi dal pavimento (e che pure adesso non è che sappia fare chissà quali salti!).

Lei, che ad oggi se le dici di agitare il culetto è capace di muovere tutto (busto, braccia, gambe, piedi) fuorchè il culetto.

Lei, che per l'età che ha ancora scarseggia nella fluidità dei movimenti. 

Lei che ha davanti a sè ancora parecchi semestri di psicomotricità da fare.

Lei, proprio lei, vuole diventare una ballerina.

Ed io lo trovo meraviglioso. 

E lo è ancora di più considerando che me lo ha detto agitando le braccine in modo adorabilmente scoordinato e con un sorriso tenerissimo stampato sul viso :-)


PS: naturalmente so bene che cambierà idea mille volte da qui ai prossimi anni, Lilli, ma oggi mi voglio godere questa piccola emozione inaspettata!



domenica 23 febbraio 2014

Idea sfiziosa: dessert allo yogurt e nutella

Cara Lilli,

oggi mi è venuto in mente uno sfizio che mi preparo ogni tanto quando ho in casa lo yogurt bianco e voglio arricchirlo e renderlo un vero e proprio dessert senza mettere mano a pentole e fornelli.

Te lo presento al volo.

Per una coppetta mono-dose ti occorre:

- 1 yogurt bianco cremoso

- 1 cucchiaio di nutella

- 1 cucchiaio di muesli di cereali (o volendo di corn flakes oppure di granella di nocciole)

Non c'è nulla di più facile: versa nella coppetta lo yogurt, aggiungici la nutella, mescola un pò (si formeranno tante striature "nutellose" ) e completa con una spolverata di muesli di cereali  o con i corn flakes o la granella di nocciole.

Et voilà: semplicissimo e buono!




Buona domenica e buon dessert, Lilli!

venerdì 21 febbraio 2014

Venerdì del libro (164°): IL LIBRO DELLE AZIONI di Peppa Pig

Cara Lilli,

per questo appuntamento con l'iniziativa di HomeMadeMamma avevo in mente di dedicare un pò di tempo (e soprattutto di concentrazione) a scrivere la recensione di un romanzo che ho letto da poco e che mi ha davvero colpito, ma non ci sono riuscita. Il tempo è tiranno e ho preferito non arronzare la cosa. Ti lascio con la curiosità e ti rimando a venerdì prossimo per scoprire di che libro si tratta ;-)

Intanto oggi velocemente ti presento un simpatico libricino cartonato adatto ai più piccoli (3+) che il mio monello ha avuto in dono da amici di famiglia durante le scorse feste natalizie: IL LIBRO DELLE AZIONI di Peppa Pig, edito da Lisciani Libri.

E' piccolo, maneggevole, a misura di manine treenni o giù di lì (cm10x11 ca.)

Le azioni di cui si parla sono ad esempio mangiare, bere, ridere, piangere, leggere e così via. Naturalmente i protagonisti delle illustrazioni sono Peppa, il suo fratellino George e i loro amici e ogni pagina ha una breve frase esplicativa dell'azione.

In più il libretto è corredato da 8 minipuzzle formati ognuno da 2 sole tessere da incastrare, quindi molto semplici, che mostrano altre azioni.

Un regalino davvero adatto se il destinatario o la destinataria amano la maialina più famosa della TV. 




I suggerimenti di questo venerdì del libro su altri blog li trovi elencati QUI


giovedì 20 febbraio 2014

Un premio per me (e sette curiosità)

Cara Lilli,

dopo un pò di tempo torno a ricevere un premio :-)

Ringrazio tantissimo Serena Semplicemente per aver pensato a me e soprattutto per la motivazione espressa nel premiarmi:


 


 "Maris, che con tono pacato riesce sempre ad arrivare in profondità e, parlando di tanti argomenti diversi, non annoia mai."


E' un complimento che mi fa davvero piacere, Lilli. Vuol dire che il mio blog, nella sua semplicità, trasmette qualcosa di me agli altri.

Ora devo raccontare 7 cose di me, come altre volte in passato ho già fatto. E' sempre più dura trovare curiosità nuove da scrivere ma ci provo:

1) Solo da poche settimane possiedo il mio primo smartphone e l'occasione per comprarlo è stata l'ennesima caduta con relativa rottura del vecchio cellulare ad opera del monello.

2) Mangio il contorno spesso e volentieri prima o dopo il secondo piatto invece che contemporaneamente, come sarebbe più naturale fare.

3) Mi piace parlare in italiano corretto, ma sono ben felice di saper parlare anche in dialetto (perdona la rima).

4) Cartoni animati come Lady Oscar, Heidi o Anna dai capelli rossi se posso li guardo ancora oggi e li amo.

5) Per ricordarmi che devo fare una certa cosa sono solita spostare la fede dalla mano sinistra alla destra (salvo poi dimenticare qual'è la certa cosa che devo ricordarmi di fare...).

6) Amo bere qualcosa di caldo o come minimo di tiepido al mattino quando mi sveglio, anche in piena estate.

7) Potrei smettere di mangiare la pasta ma non potrei vivere senza pane.

Fatto!

Serena mi scuserà se non ottempero alla regola che prevede di scegliere 15 blog a cui girare il premio. Chi mi segue da tempo sa che, salvo rare occasioni, mi piace donare i premi che ricevo a TUTTI, MA PROPRIO TUTTI I MIEI AMICI BLOGGER :-)

Grazie ancora a Serena e....ci aggiorniamo al prossimo premio ;-)


 

lunedì 17 febbraio 2014

Monello...rubacuori

Cara Lilli,

oggi ho accompagnato il monello all'asilo e, neppure il tempo che la bidella aprisse la porta d'ingresso e lui entrasse nell'atrio, che ecco una sua compagnetta gli è corsa incontro, lo ha abbracciato e gli ha stampato un bacio con lo schiocco su una guancia.

Che bella accoglienza, eh? :-)

Nel pomeriggio sono andata a prenderlo e, appena sono entrata nell'atrio e lui è venuto verso di me, ecco che una compagnetta (nota: un'altra, non quella della mattina) è corsa a prendergli lo zainetto dallo scaffale, glielo ha portato e poi lo ha sbaciucchiato (almeno tre bacini uno dietro l'altro).

Che bell' arrivederci, eh? :-)

Insomma: pur se non spiccica parola, è iperattivo, dà filo da torcere alla maestre che devono stargli dietro, non socializza quasi per niente, non gioca quasi mai con gli altri....il monello è un vero rubacuori!

Lo so che ogni scarrafone è bello a mamma sua, però lui è davvero troppo carino con i suoi riccioletti castani, gli occhioni color nocciola e il sorriso tenero e furbetto!

venerdì 14 febbraio 2014

Venerdì del libro (163°): NORWEGIAN WOOD

Cara Lilli,

per questo venerdì aderisco all'iniziativa di HomeMadeMamma parlandoti di un libro che ho letto alcuni mesi fa: NORWEGIAN WOOD di Haruki Murakami.

Avevo trovato parecchie recensioni entusiastiche sul web, anche su blog amici (come quello di FruFru, che poi ora si firma Eli Gì ma per me resta sempre Fru!) e così ero curiosa di vedere se anche a me sarebbe piaciuto altrettanto.

Ti dirò: non è stato come mi aspettavo.

Il romanzo di Murakami mi è piaciuto discretamente, ma non mi ha entusiasmato. E' di certo originale ed ho trovato alcuni passi molto belli, poetici. Ma ne ho trovati anche altri un pò noiosi. 

Il protagonista Toru Watanabe ripercorre con la mente la sua gioventù, segnata dal suicidio a soli 17 anni del suo migliore amico Kizuki. Dopo questo evento tragico, Watanabe resta legato in modo particolare alla fidanzata di lui, la fragile e complicata Naoko. Tra loro ci sarà una storia che non diventerà mai una vera storia, in realtà.

Ecco il punto. Fondamentalmente c'è una cosa che non ha fatto scattare in me la scintilla dell'entusiasmo: il personaggio di Naoko mi è risultato cordialmente antipatico. Ho provato a farmi coinvolgere dalla sua timidezza, dal suo essere sofferente e provata per la morte prima di sua sorella e poi del suo ragazzo Kizuki, entrambi suicidi. Ho provato ma non ci sono riuscita del tutto. Quell'alone di angosciante intoccabilità che la circonda per tutto il libro mi ha un pò stancato. Non so perchè mi è presa così.

Tutto un altro discorso invece è quello riguardante l'altra protagonista femminile, Midori. Lei è genuina, trascinante, intelligente, simpatica, a tratti un pò matta, determinata, ma anche fragile, col suo buon bagaglio di sofferenza. Lei si relaziona con Watanabe in modo magari un pò stravagante ma bello, emozionante. Lei vale la lettura, ecco.

Comunque, nel romanzo la presenza costante della morte (e della morte per suicidio, a ripetizione) tende a schiacciare un pò tutto il resto. Lo spiraglio che si intravede nel finale (che non svelo, naturalmente) solo in parte bilancia questa sensazione di sottile ma continua angoscia, di paura del domani, dell'incognita-futuro. O per lo meno questo è ciò che ho provato io leggendo.

Per questo motivo ti dicevo che non mi ha davvero entusiasmato, pur riconoscendo la bravura dell'autore. 

Nota: "Norwegian Wood" per chi non lo sapesse è il titolo di una canzone dei Beatles e nel romanzo di Murakami è il brano preferito di Naoko.





 <<In questo paesaggio non ci sono figure umane. Non c'è nessuno. Naoko non appare, io nemmeno. E mi chiedo dove siamo andati a finire noi due. Come è potuto succedere? Dove è andato a finire tutto quello che ci sembrava così prezioso, dov'è lei e dov'è la persona che ero allora, il mio mondo? Ma è inutile, oramai non riesco nemmeno a ricordare facilmente il viso di Naoko. Quello che mi resta è solo lo sfondo: un paesaggio senza figure.>>

I suggerimenti di questo venerdì del libro su altri blog li trovi elencati QUI

mercoledì 12 febbraio 2014

Una sera di novembre

Cara Lilli,

tu sai quanto io sia attaccata ai miei ricordi, quanto ami rievocare il passato attraverso canzoni, pensieri sparsi, film.

I ricordi che contano davvero per me sono un pò come le radici del mio albero.

Ho fatto caso che per ogni persona importante della mia vita ho dei ricordi ben precisi che mi balenano in mente nell'istante stesso in cui penso a quella persona.

Mi spiego meglio: ci sono tanti ricordi che conservo, indelebili, ma ce ne sono alcuni che rappresentano in modo assoluto le persone a me care che non ci sono più.

Quando penso a mio padre, ad esempio, la prima immagine che mi viene in mente è quella di lui (normalmente schivo, poco espansivo) già provato, invecchiato, sulla sedia a rotelle che mi accoglie in casa al mio ritorno dalla luna di miele spalancando le braccia ed esclamando non un normalissimo ciao o magari un bentornata, bensì: "Che bella figlia che ho!".

Pensando a mio suocero, invece, immediatamente ricordo con estrema dolcezza il giorno in cui io e il mio amore, novelli sposi, invitammo per la prima volta a pranzo i nostri genitori. Quando portai in tavola il primo piatto (rigatoni al sugo di pomodoro con olive e capperi), lui inaspettatamente esclamò: "Un applauso alla cuoca!" e si mise a battere per davvero le mani, con trasporto.

E poi c'è mia madre. 

Lei, che è stata per tutta la vita il mio punto di riferimento, anche se non eravamo uguali e non sempre ci trovavamo d'accordo.

Lei, che per la malattia (il Parkinson) negli ultimi mesi della sua vita riusciva a parlare a stento e che, forse per anche per i medicinali che assumeva, si comportava in modo man mano più strano e incomprensibile e aveva perfino delle allucinazioni.

Ebbene, quando penso a lei inevitabilmente la prima cosa che mi viene in mente è una sera di novembre 2010. 

Tornavo da casa sua dove ero stata nel giorno libero della badante, con la mia monella piccola e il pancione di quasi otto mesi, ed ero addolorata e scoraggiata perchè aveva detto per tutto il tempo un sacco di cose senza senso, si era inventata delle assurdità e quasi non si era accorta che la salutavo prima di andare via.

Ricordo che entrai in casa mia davvero tristissima e che dissi a mio marito: "Non voglio che sia così! Io rivoglio la mia mamma, quella di prima!". E allora squillò il telefono. Era lei. Come sempre si voleva assicurare che fossi arrivata sana e salva (abitava a mezz'ora d'auto da dove vivo io). 

Incredibilmente aveva una voce quasi normale, abbastanza forte e chiara come non la sentivo da mesi. Non c'era traccia delle cose strambe e della confusione mentale di poco prima a casa sua. Mi disse in realtà solo poche frasi semplici, senza una particolare rilevanza. Ma fu bellissimo per me. Mi parve quasi che qualcuno mi avesse ascoltato e che avesse voluto farmi provare di nuovo la gioia della normalità, sentendo mia madre lucida, serena. 

Mi commossi fino alle lacrime per quella breve telefonata. Pensai: "Questa si che è mia madre, ora la riconosco!"

Fu l'ultima volta che parlammo così, senza problemi nè di volume della voce nè di altro al telefono. Dopo di allora fu una discesa rapida verso la fine.

Però il senso di consolazione e di sollievo che provai quella sera di novembre me lo porto ancora nel cuore, come un dono speciale.



lunedì 10 febbraio 2014

Scones (e non c'è due senza tre)

Cara Lilli,

prima di darti una buona idea per accompagnare il tè delle cinque ti spiego che intendo con quel "non c'è due senza tre": secondo te a che posso mai riferirmi? Ma al'influenza, ovvio! E al fatto che dopo il monello e me anche la povera monella è stata colpita dal virus, pur se in modo più lieve e con febbre meno alta. E' in via di guarigione oramai, ma intanto si è fatta il fine settimana chiusa in casa (e io con lei).

Adesso all'appello resta solo l'amato maritino, ma spero che almeno lui se la scansi ;-)

Chiusa parentesi, passo a dirti che sul blog della bravissima cuochina Raffaella alias Stregavera ho trovato tempo fa la ricetta degli scones, i dolcetti tipici inglesi che come ti accennavo prima sono un'idea fantastica per il tè pomeridiano.

Li conoscevo di nome ma non li avevo mai assaggiati, quindi il suggerimento della cara Stregavera è stato un invito a nozze per provarli :-)

Ti ricopio la ricetta che lei ha pubblicato sul suo blog, con tra parentesi la mia unica variante:


500 G DI FARINA 00
300 ML DI LATTE INTERO
160 G DI UVETTA
110 G DI BURRO
MEZZA BUSTINA DI LIEVITO PER DOLCI
2 CUCCHIAI DI ZUCCHERO (io ne ho usati 4)
1 CUCCHIAINO DI SALE

1 UOVO PER SPENNELLARE

Setacciate la farina direttamente nel boccale della planetaria, io ho usato la foglia, ma comunque si lavora facilmente anche a mano.

Aggiungere tutti gli ingredienti lasciando per ultimo il latte, aggiungendo alla quantità prestabilita qualche goccia se l'impasto risultasse troppo consistente. Al contrario se fosse troppo liquido aumentate leggermente la farina.

Stendere l'impasto su di un piano infarinato, non troppo sottile, alto circa un paio di centimetri. Con un coppa pasta circolare ricavate tanti biscottini, fino ad esaurimento dell''impasto.

Disponeteli su una teglia lasciandoli un pochino distanziati e spennellate con l'uovo sbattuto, cuocete a 200 gradi, con forno statico finchè saranno leggermente dorati.


Ed ecco, cara Lilli, una rappresentanza dei miei scones, fatti e rifatti con grande apprezzamento specialmente di mio marito, che è amante dell'uva passa. La loro caratteristica è quella di essere poco dolci e la conservano anche con la dose di zucchero aumentata da me, pensa tu!




Buon appetito, Lilli!


venerdì 7 febbraio 2014

Venerdì del libro (162°): NOVECENTO

Cara Lilli, 

mi è mancato venerdì scorso non scrivere di libri! Riprendo oggi la mia buona abitudine ed aderisco all'iniziativa di HomeMadeMamma parlandoti di un racconto, o meglio un monologo, letto a fine 2013: NOVECENTO di Alessandro Baricco.

E' stato il mio primo Baricco. Meditavo da anni di approcciare questo autore e solo da pochissimo mi sono decisa. Dovevo pur farmi un'idea mia, prima o poi, visto che in giro ne ho sentito parlare o benissimo o malissimo, senza vie di mezzo.

Ho un pò barato, però, perchè la mia scelta è caduta sull'unico dei suoi scritti di cui conoscevo già la storia, avendo visto il film "La leggenda del pianista sull'oceano". Diciamo che forse non ho voluto rischiare troppo, sono andata sul sicuro perchè, anche se il film di Tornatore mi è parso a tratti troppo lento e non mi ha entusiasmato del tutto, in linea generale mi è piaciuto.

Al contrario del film, che è bello lungo, lo scritto di Baricco è piuttosto breve. 

L'ho trovato interessante, con il suo essere scritto in forma di monologo teatrale, con tanto di indicazioni sulle luci, sui rumori fuori scena e sulle azioni dell'attore che narra la storia.

Credo che la bellezza di questo monologo sia proprio nell'originalità della storia  e nella sua inverosimiglianza, se si vuole. Perchè si può credere che ci sia un neonato abbandonato a bordo di un transatlantico nella notte di Capodanno del 1900, che venga adottato da un vecchio marinaio di colore e che quando lui muoia sia poi curato e cresciuto un pò da tutti coloro che lavorano sulla nave. Diventa un pò meno credibile il fatto che all'improvviso il bambino si metta a suonare il pianoforte in modo virtuoso, senza sapere da chi, quando e come abbia imparato a farlo.

Ma la cosa più incredibile, che poi è proprio quella che dà il vero tocco di fascino alla storia, è che quel bambino cresca, diventi uomo e non metta mai piede sulla terra ferma. MAI. 

Ci prova una volta, arrivando a scendere i primi tre scalini di quelli che portano alla passerella e quindi sul molo. Ma si ferma, riflette e torna indietro. Il perchè, i pensieri che gli hanno attanagliato la mente e l'anima in quel lunghissimo momento li rivelerà solo molto tempo dopo, ad un amico musicista (che poi è la voce narrante).

Vivrà su quel transatlantico per sempre. Diverrà una leggenda per i suoi virtuosismi col pianoforte. Vivrà e morirà lì sul Virginian. Perchè alla fine il vecchio transatlantico verrà demolito e neppure allora Danny Boodman TD Lemon "Novecento" lo abbandonerà. Seguirà il suo destino.

Questo (mio) primo libro di Baricco in definitiva mi è piaciuto, mi ha regalato qualche momento di astrazione dalla realtà e anche un pizzico di poesia. Ma mi ha lasciato col dubbio sull'autore: cioè, mi rendo conto che è la storia narrata in sè per sè che mi ha preso, l'idea di questa vita strordinaria, il fatto di essere così difficile da credere. L'autore e il suo stile mi sono sembrati quasi una cosa a parte. Non so se riesco a spiegarmi. Probabilmente no.

Comunque, dovrò leggere altri scritti di Baricco per farmi un'idea più chiara su di lui.


<<Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia... Tutta scritta addosso. Lui la leggeva, e con cura infinita catalogava, sistemava, ordinava... Ogni giorno aggiungeva un piccolo pezzo a quella immensa mappa che stava disegnandosi nella testa, immensa, la mappa del mondo, del mondo intero, da un capo all'altro, città enormi e angoli di bar, lunghi fiumi, pozzanghere, aerei, leoni, una mappa meravigliosa.>>

Le proposte di questo venerdì su altri blog le trovi elencate QUI


mercoledì 5 febbraio 2014

A che mi serve un calendario?

Cara Lilli,

la domanda che dà il titolo al post me la sto ponendo sempre più spesso e con maggior convinzione ogni giorno che passa.

Ti faccio capire: appena la monella si sveglia la mattina la prima cosa che fa è domandare "Che giorno è oggi?" per poi immediatamente rispondersi da sola "Oggi è..." e via con la data. Esatta, ovviamente. Perchè lei quando si tratta di numeri è difficile che sbagli.

E oramai si orienta anche bene tra ieri e domani, rispondendo con sicurezza se le chiedi "Oggi è mercoledì. Ieri che giorno era? E domani che giorno sarà?". E lo stesso vale per il mese prossimo o quello passato, per l'anno e per le stagioni.

Ricorda benissimo poi gli impegni programmati: sa in che giorni va a fare le sue terapie di psicomotricità e logopedia e in che giorni invece è il monello a fare la psicomotricità. Sa qual'è il giorno libero della sua maestra di sostegno. E ricorda anche i giorni della settimana in cui vanno in onda determinati programmi televisivi che ama seguire, tipo Paperissima Sprint che ogni domenica sera guarda con la nonna scompisciandosi dalle risate. 

Aspetta poi il sabato sera perchè il papà va a prendere le pizze d'asporto per lui e la mamma (e un pò per il monello, che è un mangiatore dei bordi delle pizze, i cosiddetti cornicioni) e prende anche le patatine fritte per lei, che le adora.

Insomma, a questo punto avrai compreso perchè mi domando: a che mi serve un calendario se ho la mia monella preferita a farne egregiamente le veci? 

:-)


PS: casomai te lo stessi chiedendo, Lilli, ti dirò che io sto meglio con lo stomaco, ma non ho ancora il mio normale appetito; il monello invece sta curandosi la tossaccia che si è sviluppata durante l'inflenza :-(

lunedì 3 febbraio 2014

Sogno proibito...

Cara Lilli,

oggi primo giorno senza febbre. 

E' una cosa buona, dirai tu. E infatti lo è.

Se non fosse che questo virus influenzale, che ha lasciato al monellino uno strascico di tosse, a me ha invece portato in dono un disturbo di stomaco che ancora oggi non è passato, pur senza avere più la febbre.

Non ho avuto vomito, ma solo nausea o quanto meno uno strano senso di continua pienezza. Di conseguenza ho mangiato quasi nulla, giusto un pò di pane e qualche fetta biscottata. Più che altro ho bevuto tè e orzo (non mischiati, naturalmente!) e dopo tre giorni e mezzo così mi sento un pò deboluccia a dirla tutta. 

La cosa terribile è che teoricamente io sogno tante delizie, cose buone, cascate di cioccolato come questa qui...


Immagine presa dal WEB


Ma, AHIME', nella pratica se provo a mandar giù anche solo un semplice pezzetto di prosciutto cotto, come stamattina, mi viene il voltastomaco :-(

Pazienza, sarà felice la bilancia dopo questa dieta forzata ;-)