AVVISO AI LETTORI:

AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

venerdì 28 aprile 2017

Venerdì del libro (249°): L'IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME

Cara Lilli,

è di nuovo venerdì: una settimana esatta dal mio ultimo post. Avrei voluto scriverti prima, mi rifarò prossimamente...ma almeno oggi non voglio far passare la giornata senza partecipare all'iniziativa di HomeMadeMamma e così ti parlo di una mia piacevole lettura di questi ultimi tempi: L'IMPREVEDIBILE PIANO DELLA SCRITTRICE SENZA NOME, di Alice Basso.

Ti ho già scritto a proposito di un altro romanzo della stessa autrice letto un paio di mesi fa, con protagonista sempre la stravagante, ironica e intuitiva Vani Sarca, ghostwriter di una nota casa editrice e poi collaboratrice della polizia in qualità di consulente. Scrivere è un mestiere pericoloso mi era piaciuto sia per l'intreccio giallo che per la parte privata riguardante la protagonista e mi aveva divertito anche. 

Avrei dovuto leggere in ordine inverso i due romanzi, perchè L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome è in realtà antecedente, ma non ho avuto particolari problemi perchè nel secondo volume i riferimenti al primo sono esplicativi a sufficienza per comprendere in linea di massima cosa è accaduto alla protagonista precedentemente.

Lo stile della Basso è molto diretto e scorrevole, non si fa davvero nessuna fatica a procedere con la storia, anzi: pagina dopo pagina sembra di essere presenti sulla scena accanto alla simpatica Vani, che qui nel primo volume della serie è alle prese con una sensitiva-medium che dice di parlare con gli angeli e in nome e per conto della quale lei deve scrivere un libro. 

Quando la medium sparisce nel nulla Vani suo malgrado si trova coinvolta nelle indagini della polizia e fa la conoscenza del commissario Berganza, personaggio molto ben riuscito, onesto e bravo nel suo lavoro, dai modi essenziali e spicci ma anche rassicuranti, che avevo già apprezzato in Scrivere è un mestiere pericoloso e che riesce a comprendere Vani e ad interagire con lei fin da subito come forse nessun altro ha mai fatto. 

Allo stesso tempo c'è per la nostra protagonista anche l'implicazione sentimentale con Riccardo, un giovane e talentuoso scrittore in crisi di ispirazione.

Insomma, un romanzo consigliato davvero per prendersi una pausa in modo originale e gradevole.

E adesso non mi resta che attendere l'uscita del terzo volume della serie, Non ditelo allo scrittore, previsto per il 18 maggio prossimo per sapere cos'altro combineranno Vani, Riccardo e Breganza :-)




 I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI


venerdì 21 aprile 2017

Venerdì del libro (248°): LA CANZONE D'AMORE DI QUEENIE HENNESSY

Cara Lilli,

oggi ritorno a scrivere di libri partecipando all'iniziativa di HomeMadeMamma. Lo faccio con una proposta di lettura a cui tengo perchè mi ha lasciato davvero una grande emozione.

Dopo aver letto pochi mesi fa L'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce ed esserne rimasta molto piacevolmente colpita, mi è parso naturale mettere in lista da leggere anche il seguito: LA CANZONE D'AMORE DI QUEENIE HENNESSY.

La cosa è andata oltre le mie aspettative (che erano già abbastanza alte, devo dirlo) e non sai quanto mi abbia fatto piacere! Cioè: non solo il secondo libro è ben scritto, ma ha anche il grandissimo pregio di far entrare il lettore davvero nel cuore e nella mente della protagonista, tanto che immedesimarsi in lei, pagina dopo pagina, è spontaneo e naturale.

Ricorderai che nel primo libro l'anziano Harold Fry si era messo in viaggio a piedi per raggiungere dall'altro capo dell'Inghilterra una sua vecchia amica e collega di lavoro, Queenie Hennessy, che dopo anni di silenzio gli aveva scritto per salutarlo, dicendogli di essere purtroppo in fin di vita. Un viaggio imprevedibile e incredibile, viste le condizioni in cui viene fatto, ma a cui Harold lega la speranza di non far morire Queenie fino a che lui camminerà per arrivare da lei.

Ebbene, il secondo libro mostra il rovescio della medaglia, la prospettiva opposta: l'attesa di Queenie, avvisata da Harold di questo suo viaggio.

E tutto, proprio tutto quello che il lettore ha appreso precedentemente su Harold, sugli anni di amicizia e lavoro al fianco di Queenie, sul rapporto con sua moglie e soprattutto su suo figlio David, un ragazzo complicato e difficile, viene rivisitato nei ricordi di Queenie. Rivisitato e soprattutto arricchito da ciò che lei ha vissuto senza che Harold potesse immaginarlo.

Credimi, Lilli, quando ti dico che non posso andare oltre. Il fatto è che se ti spiegassi meglio come è strutturato il libro, se ti dicessi qualche particolare in più sulla storia e sui personaggi di contorno, che sono davvero belli e lasciano il segno più ancora che nel primo libro, anche quelli che appaiono poco...ecco, se lo facessi toglierei quasi ogni senso poi alla lettura del romanzo.

Infatti io, col senno di poi, sono felice di averlo letto senza aver guardato recensioni particolareggiate, spoiler o altro, ma solo dando un'occhiata alla sinossi.

L'unica cosa che posso e voglio dirti è che all'ultima pagina ero con le lacrime agli occhi. Di nuovo. Come al termine del primo volume di questa storia a due voci. Ma stavolta con ancora più il cuore pieno di emozione, perchè...Rachel Joyce è stata davvero brava, una scrittrice che ha saputo creare qualcosa di delicato e bello. 

Non un capolavoro per stile ed originalità, forse, ma una storia che ti resta dentro, questo si. E che io consiglio vivamente.


AVVERTENZA: da leggere inderogabilmente dopo "L'imprevedibile viaggio di Harold Fry" !



I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI

mercoledì 19 aprile 2017

Ore 14,10. Messaggio su whatsapp.

Cara Lilli,

una premessa: ieri e oggi non sono andata con i monelli al centro di riabilitazione per la psicomotricità e la logopedia perchè per una questione burocratica siamo in attesa che alla Asl protocollino il rinnovo semestrale del piano terapeutico e passeranno un altro paio di giorni.

Detto questo, veniamo al fatto.

Ore 14,10. Mi arriva un messaggio su whatsapp. E' una delle mamme che da quasi un anno a questa parte incontro il martedì e il mercoledì al centro di riabilitazione. Io ci vado anche il lunedì, giovedì e venerdì, ma lei la incontro solo in  quei due giorni lì. 

Mi chiede, a nome anche delle altre persone che sono al centro in quel momento, se va tutto bene, visto che ieri e oggi non ho portato i monelli a fare terapia.

Le rispondo che è tutto ok, che è solo una breve pausa dovuta al giro di carte e controcarte che ogni sei mesi vanno rinnovate e che riprenderemo regolarmente da venerdì.

Lei a sua volta mi risponde: "Ci manchi. Un bacione dal gruppo delle ore 14".

Ho sorriso pensando che proprio lei, questa mamma, la scorsa settimana parlando mi ha detto che ricordava quando la prima volta era arrivata l'estate scorsa al centro e non sapeva a chi rivolgersi perchè in quel momento non c'era nessuno al centralino.  

Nella sala d'attesa aveva trovato me, che ero lì mentre i monelli stavano finendo ognuno la propria ora di terapia. 

Mi ha detto che la mia premura nell'indicarle dove entrare a chiedere informazioni, il mio sorriso, la mia gentilezza l'avevano molto tranquillizzata. Stava cominciando un percorso riabilitativo col suo bimbo di 3 anni e si sentiva spaesata, un pò confusa e, mi ha ancora detto, quel giorno non avrebbe potuto chiedere accoglienza migliore. 

Non è la prima che mi dice una cosa del genere. Anzi, davvero più volte mi è capitato e man mano che passano gli anni (saranno ben 8, il 9 dicembre prossimo) capita sempre più spesso, che lì al centro le persone (mamme, ma anche papà quando capita, o nonni) mi dicano che la mia presenza li aiuta molto, che sono rassicurante, che so ascoltare e confortare e confrontarmi e infondere forza se occorre. E d'altro canto mi dicono anche che porto allegria, che sono di compagnia, che quando non ci sono io lì sembra un mortorio.

Questa cosa ogni volta mi fa felice. E ogni volta mi sorprende. Sai perchè, Lilli? Io non faccio assolutamente nulla di speciale, te lo assicuro! Io sono solo me stessa, ecco tutto. Sono normale. Eppure sembra che per molti questo sia importante e capita che addirittura le terapiste (anche quelle che non seguono i miei monelli) e la coordinatrice e la segretaria ecc. mi indichino ai nuovi arrivati come la persona a cui rivolgersi se c'è bisogno di qualcosa, se hanno dei dubbi, se sono giù di morale o anche solo se vogliono fare due chiacchiere.

In realtà la prima volta ufficiale è stata qualche anno fa e te lo scrissi QUI, ricordi?

Oggi quel messaggio semplice ma tenero che mi ha inviato quella mamma mi ha emozionato un pò, non te lo nascondo. Io so bene di non avere nessun super potere straordinario, ma se con il mio essere me stessa posso portare un sorriso o dare una mano a chi incrocio sulla lunga strada che sto percorrendo insieme ai miei monelli...ben venga! 


sabato 15 aprile 2017

A tutti Buona Pasqua!

Cara Lilli,

in un momento in cui, più ancora che in passato, non si può accendere la TV o la radio o leggere un giornale o le news online senza venire a conoscenza di cose sempre più brutte, in un'escalation pubblica e privata di violenza e follia, arriva la Pasqua.

La Santa Pasqua che, oltre al piacere di giorni di festa e se possibile anche di riposo, per chi come me è credente prima di ogni altra cosa riporta nell'anima una speranza di Vita e di Pace, che nonostante tutto è ancora possibile. Cominciando ognuno nel proprio piccolo, da noi stessi e da chi ci è accanto.

E allora il mio augurio arrivi a tutti, con affetto: BUONA PASQUA!


Immagine presa da Internet

martedì 11 aprile 2017

Ricordo un giorno...

Cara Lilli, 

un giorno, tanto tempo fa, nella casa in affitto dove abbiamo abitato prima che i miei genitori comprassero il luminoso appartamento dove hanno poi vissuto fino all'ultimo, io ero solo una ragazzina e parlavo con alcune mie compagne di scuola che erano venute a studiare con me: volevano farmi andare non so dove insieme a loro e io cercavo di spiegare che mia madre mi aveva già detto di no.

Le amiche mi dicevano che dovevo insistere e allora risposi: "Ma voi non conoscete mia mamma: se lei mi ha detto una cosa, quella rimane! Se mi ha detto no è no e basta, statene certe. Se mi dice si è si, naturalmente. Lei mantiene sempre quello che dice!"

Non è quello lì però il giorno che io ricordo, Lilli.  

Io ricordo bene un altro giorno, un pò di anni dopo, nell'altra casa, quando ero grande ormai e mia madre mi raccontò che era in corridoio, vicino alla mia stanza, quell'altro giorno di un pò di anni prima e di avermi sentito parlare con le mie compagne e dire quelle cose su di lei.

Mi raccontò che quello era stato un momento importante per lei, come madre, perchè aveva capito che stava facendo del suo meglio e che aveva avuto dei buoni risultati perchè le mie parole di quel lontano pomeriggio dimostravano che ai miei occhi di figlia lei era coerente e credibile

E infatti questa è l'opinione che ho sempre avuto di mia madre: una persona che ha certamente commesso degli errori, come tutti i genitori fanno, loro malgrado, ma che ha rappresentato un punto di riferimento fermo e saldo per me. Una persona di cui fidarsi perchè manteneva sempre la parola data. Il che non è poco.

La mia mamma mi raccontò quell'episodio perchè, mi disse, mi augurava in un futuro di essere madre a mia volta e di avere la fermezza necessaria per essere coerente e credibile agli occhi dei miei figli, anche quando avrei dovuto negargli qualcosa per il loro bene, perchè potessero sempre contare su di me sapendo che non sarei venuta mai meno a quanto detto.

Coerenza e credibilità. Unite all'amore infinito che è proprio di un genitore verso i propri figli.

Un bel mix

Oggi, che madre lo sono diventata, capisco molto meglio di allora cosa intendeva lei e l'importanza e la bellezza del suo augurio.

E non è un caso che io mi sia fermata a riflettere e ricordare proprio quest'oggi, che sono 6 anni da quando lei non è più qui con me e penso a quanto sarebbe bello poterle dire ad alta voce e non solo nel silenzio del mio cuore che le sue parole sono rimaste vive e che il suo esempio mi fa da guida, sempre.


venerdì 7 aprile 2017

Venerdì del libro (247°): 25 GRAMMI DI FELICITA'

Cara Lilli,

torno a postare di venerdì con una proposta di lettura, seguendo l'iniziativa di HomeMadeMamma. E stavolta ti parlo di 25 GRAMMI DI FELICITA' - Come un piccolo riccio può cambiarti la vita, di Massimo Vacchetta con Antonella Tomaselli, edito nell'autunno del 2016.

E' il secondo libro nel giro di pochi mesi che leggo con protagonista un animale (il primo è stato "Byron, storia del un cane che mi ha insegnato la serenità" di Antonella Boralevi) e anche questo, come l'altro, mi è piaciuto. 

Una storia vera anche in questo caso, quella raccontata dal veterinario Massimo Vacchetta con l'aiuto della scrittrice Antonella Tomaselli: il suo incontro con un piccolissimo cucciolo di riccio (che poi si rivela essere una femminuccia) di soli 25 grammi di peso e come questo incontro lo abbia aiutato a superare un momento della sua vita in cui era come in stallo e lo abbia in qualche modo trasformato, dandogli nuovo entusiasmo e nuova consapevolezza di sè, fino a fargli nascere il desiderio di aprire una casa di accoglienza per ricci

Ninna, la riccetta, è la prima di una lunga serie di bestioline con gli aculei che sono entrate in questi ultimi anni nella vita di Massimo ed è quella a cui lui è stato più legato, inevitabilmente. Quella a cui è stato più difficile dire addio quando è giunto il momento della rimessa in libertà, in natura.

Ma oltre alla sua ci sono narrate anche le storie di altri ricci trovati o accolti e curati da Massimo, alcune finite positivamente altre purtroppo no, come sempre accade in tutte le cose della vita.

Parallelamente alla narrazione di queste esperienze al lettore viene svelata anche la vita personale di questo veterinario, quella presente ma anche quella passata, non sempre facile da metabolizzare.

Non un capolavoro della letteratura, ma di certo un libro gradevole, che a tratti intenerisce il cuore. E che a me ha svelato cose, ad esempio, che non sapevo affatto sul mondo di questi animali particolarissimi e a rischio di estinzione che sono i ricci.

Belle davvero le fotografie di Massimo e dei suoi amici che si trovano a conclusione del volume (o dell'ebook, nel mio caso).





I suggerimenti di altri blogger per questo da venerdì li trovi elencati QUI



domenica 2 aprile 2017

TMA Blue Day 2017

Cara Lilli,

ieri è stata una giornata particolarmente emozionante e voglio condividerla con te: per la prima volta ho preso parte ad una manifestazione importante per me, in quanto mamma dei due monelli.


Nello specifico ieri è stato il monellino a farmi emozionare e a dimostrarmi che ha fatto anche lui dei bei passi avanti: vederlo in acqua in una sorta di batteria di 4 bambini-ragazzi a fare due vasche col solo sostegno del tubo galleggiante, spingendo contemporaneamente in avanti una palla fino ad arrivare a fare "goal" in una porta tipo quelle da pallanuoto è stato davvero bello!

Con accanto il simpatico, entusiasta e preparatissimo terapista-istruttore che lo segue da tre mesi (c'è stato un cambio con la precedente terapista-istruttrice, che è andata in maternità), il monello-pesciolino si è divertito tanto e io ho gioito per lui e con lui.

IL MONELLO CON LA MEDAGLIA RICEVUTA IERI :-)
E pensare che appena siamo entrati in piscina si era (comprensibilmente) abbastanza agitato per la presenza di tante persone che per lo più non conosceva, per la musica in sottofondo, per la voce della presentatrice della manifestazione amplificata dall'altoparlante e infine, ma non per ultimo, per l'attesa da fare seduto a bordo piscina con gli altri bambini e ragazzi, finchè non è arrivato il suo turno.

Ma gli operatori TMA (Terapia Multisistemica in Acqua) sono stati bravissimi tutti, hanno saputo gestire i protagonisti di queste piccole gare simboliche con dolcezza e fermezza allo stesso tempo. E hanno fatto si che tutti si divertissero.

In un'atmosfera tutta BLU

Tra il BLU dell'acqua della piscina e il BLU dei palloncini che abbondavano  a bordo piscina.

Immagine https://www.facebook.com/centrosportivoavellino/

Immagine https://www.facebook.com/centrosportivoavellino/

E' il BLU che ritorna ogni anno.

Oggi è la Giornata Mondiale della Consapevolezza dell'Autismo e quello di ieri è stato un momento di aggregazione, divertimento, impegno e testimonianza nell'ambito delle manifestazioni per questa ricorrenza.

Testimonianza che i bambini e ragazzi autistici possono fare sport e divertirsi e raggiungere traguardi. Che possono e devono avere la possibilità di integrarsi, ognuno con le proprie peculiarità e problematiche, ma anche con i propri talenti e desideri, piccoli o grandi che siano, in questo nostro mondo che non è ancora preparato ad accoglierli come occorre, nonostante l'incidenza dei casi di disturbi dello spettro autistico sia in aumento negli ultimi anni.

Burocrazia oltre misura, lungaggini inutili, indifferenza, ignoranza, scarsità di risorse umane con competenze specifiche e di strutture adeguate... Devo continuare?

Come dico sempre, non basta una giornata all'anno per cambiare le cose, in questo ambito specifico come in altri. Assolutamente. Bisogna essere obiettivi. Sarebbe bello se bastasse! 

Ma dare visibilità al problema e fare giusta informazione tramite i mezzi di comunicazione e con manifestazioni come quella di ieri secondo me è comunque importante. 

E allora...buon BLU a tutti!





venerdì 24 marzo 2017

Venerdì del libro ( 246° ): MAGARI DOMANI RESTO

Cara Lilli,

oggi partecipo all'iniziativa di HomeMadeMamma con le mie impressioni su un romanzo che è arrivato recentemente nelle librerie e che aspettavo con ansia: MAGARI DOMANI RESTO, di Lorenzo Marone.

Confesso che mi sono avvicinata a questa lettura con un pizzico di timore di restare delusa, perchè dopo aver amato dello stesso autore "La tentazione di essere felici" e dopo aver apprezzato molto anche "La tristezza ha il sonno leggero", il rischio che stavolta Marone avrebbe fatto "flop" (quanto meno parlando per me) c'era.

Invece no: il libro è bello. E Marone ha saputo creare un altro personaggio degno di nota, una protagonista femminile stavolta, dopo il mitico Cesare Annunziata ed Erri Gargiulo. 

Luce Di Notte (nome già di per sè degno di nota!), giovane avvocato, fa il suo ingresso nella vita del lettore e mentre scorrono le pagine sembra di averla di fronte, in carne ed ossa: forte e fragile, onesta e ribelle, con gli anfibi ai piedi e i capelli corti, dall'animo combattuto tra il desiderio andarsene e quello di restare in una Napoli bella e dannata, quella popolare dei Quartieri Spagnoli.

La vita non le ha risparmiato dolori, come l'abbandono durante l'infanzia da parte del padre, il rapporto non sempre facile con sua madre, fatto di affetto ma anche di incomprensioni e di cose non dette, una storia d'amore finita male con un uomo che non voleva prendersi un impegno serio, un fratello che ha scelto di partire e ricominciare a vivere altrove e che dunque non vede quasi mai.

Ma Luce può sempre contare sul suo cane Alleria (allegria), un amico vero e proprio, e sul suo vicino di casa, Don Vittorio, anziano e saggio musicista costretto su una sedia a rotelle, con cui condivide quotidianamente il pranzo e poi man mano sempre più riflessioni e pensieri. Poi ha il ricordo di sua nonna materna, donna del popolo, senza istruzione ma dall'intelligenza viva e dal cuore grande, che fino alla morte è stata per lei un punto di riferimento.

E poi arriva la svolta: inaspettatamente... una particolare causa di divorzio da seguire, un bambino a cui affezionarsi, il fratello che si rifà vivo dopo un bel pò di tempo con grandi novità, un francese artista di strada giramondo e una rondine ferita di cui prendersi cura assieme a Don Vittorio portano lo scompiglio nella vita di Luce

Le emozioni, i desideri, le priorità: tutto deve essere riconsiderato e tutto deve ricomporsi, anche i tasselli del passato che ancora non avevano trovato il loro posto.

Una lettura che coinvolge man mano, a maggior ragione per chi come me ha radici partenopee e può cogliere più chiaramente certe sfumature della narrazione, e dà da pensare.

Posso solo aggiungere una cosa, che poi è un'opinione personale, quindi non ha la pretesa di essere una verità assoluta e cioè che se non ho messo cinque stelline come valutazione a questo libro (come invece ho fatto con "La tentazione di essere felici") è perchè stavolta Marone mi ha sorpreso un pò di meno. 

Nel senso che la bellezza di "Magari domani resto" e di Luce è lì e io l'ho vista, l'ho assaporata, ma forse "La tentazione di essere felici" era il primissimo lavoro che ho letto di questo autore e diciamo che mi ha dato una scossa in più, è stata una scoperta vera e propria: un autore nuovo, un modo di porgere la storia nuovo (uno stile che trovo molto personale, quello di Marone)...ecco.

Resta il fatto che consiglio vivamente la lettura di questo suo romanzo fresco di stampa, perchè regala tante emozioni variegate, dolci-amare, e quando finisce ti sembra di dover salutare dei vecchi amici e vorresti tenerli ancora un pò con te...




I suggerimenti di altri blogger per questo da venerdì li trovi elencati QUI


lunedì 20 marzo 2017

Martina

Cara Lilli,

complice di certo la lettura di un libro che parla di animali e di cui poi ti dirò prossimamente, sto pensando tanto alla cagnolina che ha fatto parte della mia famiglia dal 1980 al 1993: una cocker spaniel nera con una macchia bianca sul petto, che arrivò a casa nostra l'11 novembre e dunque chiamammo Martina, rifacendoci al santo del giorno.

Tu in realtà la conosci perchè quando iniziai a scriverti lettere (su carta, all'epoca) lei c'era già e mi è capitato più volte di parlartene, ma magari chi passa dal mio blog sarà contento di sapere qualcosa in più :-)

Avevo 7 anni quando i miei genitori portarono Martina a casa dal negozio di animali Lei aveva appena 33 giorni ed era piccola piccola, stava tutta nelle mani unite "a coppa" di mamma o di papà o perfino di mio fratello che era già adolescente e ricordo quanto fosse tenera quando, appoggiata a terra, seguiva i nostri piedi con andatura incerta.

La prima notte piangeva mugolando nonostante stesse al calduccio sulla brandina che le avevamo preparato con un bella copertina, capimmo che aveva paura del buio e infatti appena accendevamo la luce smetteva e riprendeva appena la spegnevamo. Sembra incredibile, ma bastò comperare una lucina notturna di quelle che si mettono nelle prese della corrente e posizionarla nel disimpegno tra la zona giorno e la zona notte della casa, dove avevamo sitemato la sua brandina, e lei subito riposò tranquilla. Finchè restammo in quella casa (6 anni circa) quello fu il suo angoletto personale. E uno simile fu trovato nella nuova casa, vicino alle camere da letto mia e di mio fratello.

Di lei ricordo la dolcezza, l'affettuosità, la delicatezza della salute (aveva problemi renali e una debolezza a livello bronchiale, come scoprimmo man mano col passare del tempo), l'intelligenza, gli occhi scuri e intensi che sembravano parlare.

Ricordo il suo giochino preferito, un elefantino grigio-celeste di quelli gomma che se li schiacci emettono una sorta di "squittio", che in realtà era un mio giocattolo di quando ero piccina che lei aveva per caso trovato e a cui si era affezionata.

E ricordo di quando un giorno, un paio di mesi dopo che era arrivata a casa nostra, prendemmo uno spavento terribile credendo che fosse scappata (chissà come poi, giacchè vivevamo in appartamento al terzo piano e visto che il portone del palazzo era sempre chiuso) e la cercammo ovunque in casa e anche in strada....finchè dopo almeno due ore buone sentimmo uno strano rumore provenire da sotto il divano letto che era in soggiorno, di quelli col cassetto che poi è un secondo letto...e lei era lì! Era riuscita ad infilarsi passando da un pò di spazio che c'era tra la parete contro cui era accostato il divano e la rientranza in cui era il termosifone sotto la finestra e si era praticamente spalmata tra il materasso del cassetto e la rete soprastante

Noi la cercavamo disperati e lei se la dormiva beata, schiacciata là sotto

Quello divenne da allora in poi uno dei suoi rifugi prediletti. Anche da adulta, infatti, si mantenne piccoletta e snella, nonchè alquanto contorsionista ;-) e perciò si infilava lì sotto il divano quando ad esempio aveva paura di un rumore forte, tipo la notte di San Silvestro con tutti i botti.

Ricordo anche quando un giorno mia madre rimproverò duramente mio fratello perchè non si stava occupando di lei come si era preso l'impegno di fare e per spaventarlo disse che l'avrebbe regalata a qualche amico: Martina era presente, aveva ascoltato e capito il senso del discorso. Sul serio. Tanto che quella sera non toccò cibo e neppure il giorno seguente. E solo quando mia madre se la prese sulle ginocchia e l'accarezzò dolcemente rassicurandola che non era vero, che non l'avremmo mandata via, che sarebbe rimasta con noi per sempre, lei corse a mangiare tutto e lucidò la ciotola!

Ricordo poi come gradiva la frutta, la mela in particolare. Come amava correre per le scale, con un'agilità incredibile. Come russava quando era raffreddata. Come si faceva stritolare di abbracci. E come le scappava la pipì quando era felice o emozionata, cucciolotta!

Martina ci ha donato tanto amore, come solo gli amici a quattro zampe sanno fare. E chi ha avuto o ha animali domestici sa di cosa parlo e può capire cosa abbiamo provato tutti noi della famiglia quando è venuta a mancare...