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giovedì 15 novembre 2018

Il crodino con papà

Cara Lilli,

ci sono abitudini che assumono un'importanza maggiore del gesto in sè per sè, che vanno oltre

Ci sono abitudini che significano essere in sintonia, essere vicini. 

Ci sono abitudini che significano affetto. Grande, genuino.

Come quando la monella nel fine settimana è contenta di godersi di più il suo papà. E la vedi che freme in attesa che arrivi il momento in cui lui si prepara per andare a fare la spesa in grande, quella all'ipermercato in città, e la senti con la sua vocetta sorrident (perchè lei sorride anche con la voce, sì) chiedere in modo retorico:

"Voglio venire con te a fare al spesa?" :-)

E se ne vanno, tutti e due. Papà e figlia.

E poi tornano e lei racconta di come, dopo la spesa, si sono fermati al bar e hanno preso un crodino, che piace tanto ad entrambi. 

Così, con aria di candida complicità. 

Io sono così felice di questo, Lilli! Lo sono perchè so che lei porterà con sè per sempre questi pomeriggi del sabato di routine eppure così speciali col suo papà, come anche le attese nella pizzeria d'asporto di fiducia dove compriamo una volta a settimana pizze e patatine fritte per tutta la famiglia. E dove anche vanno sempre loro due, da soli. Con quelle cose che sono tutte loro: le canzoni da ascoltare in auto nel breve tragitto, il solito tavolino dove sedersi ad aspettare, le caramelle che vengono regalate alla monella dalla signorina che prende le ordinazioni al bancone.

Io non ho ricordi di questo tipo in particolare con mio papà, di gesti e abitudini tutte nostre ripetute a lungo nel tempo.

Ma ne ho altri, comunque. Forti e chiari. 

Lui mi ha iniziato all'ascolto della musica. Di tutta la musica. A cominciare da quella classica (qui), passando per quella jazz, per la canzone d'autore italiana e per quella classica napoletana.

Lui mi ha trasmesso (complice anche mamma) l'amore per la lettura. E per la scrittura.

Lui mi ha insegnato non a parole ma con i fatti come, con quale dignità e compostezza, si affrontano anni di malattia, sofferenze, perdita di autonomia.

Lui mi ha donato il sorriso più tenero e l'espressione più gioiosa di tutte le altre, anche di quella di mia madre, seduto sulla sedia a rotelle, con le braccia alzate al cielo in due occasioni: quando sono andata a salutarlo di ritorno dalla luna di miele e quando ha saputo dalla mia viva voce che aspettavo la monella.

Lui mi ha donato anche l'espressione più silenziosa e dolorosa e profondamente sconvolgente, l'ultima rivolta ad un suo familiare, la sera prima della notte dell'addio. Anche quello è stato un dono, per me. Come se il destino avesse voluto che io fossi l'ultima a guardarlo negli occhi, mentre era in quel letto d'ospedale,  e a dirgli "Ci vediamo domani, papà!".

Oggi sono 9 anni che lui se n'è andato. 

Ma lui c'è. Ecco tutto.


mercoledì 7 novembre 2018

Torta con farina di castagne e cacao

Cara Lilli,

ti scrivo mentre ho addosso un pò di febbre (ieri più alta, oggi pochi decimi) e dolori alle ossa che non ti dico, ma mi faceva piacere condividere il dolce che ho fatto nel weekend scorso.

Come ogni autunno che si rispetti io devo fare un dolce con la farina di castagne :) Tu sai che mi piace fare anche piccole varianti e infatti nel tempo te ne ho scritte 5 (4 torte e un plumcake: qui, qui e qui)

Giorni fa avevo letto il post di Mamma Avvocato sulla ciambella soffice alle castagneche mi aveva stuzzicato l'appetito, volevo provare la ricetta che ha proposto lei ma ho apportato la modifica della sostituzione di una parte di farina di castagne con il cacao amaro in polvere perchè ho pensato che sia a me che a mio marito, nonostante piacciano moltissimo le castagne, i dolci in cui si sente eccessivamente il loro gusto poi non li preferiamo. E ho ridotto un pochino la dose di zucchero.

E' venuta un'ottima torta, morbida e profumata

Ecco come mi sono regolata io:

- 150 gr. di farina di castagne
- 100 gr. di farina 00
- 50 gr di cacao amaro
- 200 gr. di zucchero
- 150 gr di burro
- 200 ml di latte
- una bustina di lievito
- 3 uova

Frullare accuratamente le uova intere con lo zucchero in una ciotola, fino a che non diventino bianche e spumose. Poi incorporare il burro morbido a temperatura ambiente sempre continuando a montare il composto.
Aggiungere gradatamente il latte, le 2 farine setacciate, il cacao e il lievito.
Imburrare e infarinare uno stampo da 24 cm e versarci il composto.
Infornare a 200° per 5 minuti; poi diminuire a 180° e far cuocere ancora per 30-35 minuti circa.
Controllare la cottura con uno stecchino.

Ed ecco qui il dolce sfornato... e già anche assaggiato ;)




Buon appetito, Lilli!