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venerdì 27 luglio 2018

Il mare ci attende

Cara Lilli,

puntuale anche quest'anno (giorno più giorno meno) è arrivato il momento di chiudere trolley, borsoncini, beauty-case e borse con cianfrusaglie varie in quantità tale da far sembrare che stiamo partendo per un viaggio intorno al mondo, mentre in realtà si tratta solo di una breve settimana al mare ;-) 

Domani mattina si va. 

I monelli scalpitano, come è ovvio. E io e mio marito speriamo che il trend positivo degli ultimi paio di anni si confermi e questa vacanza ci consenta di rilassarci un pò senza dover ammattire dietro ai pargoli suddetti (che poi, chiamare pargola la monella che va ormai per gli 11 anni comincia proprio ad essere fuori luogo!).

Il mare ci aspetta, dunque. Insieme all'albergo che ci vede ospiti fissi dal 2008 ormai: i due fratelli proprietari e i loro familiari ne hanno viste di cotte e di crude, quando i tempi (leggasi i monelli) erano un pò (un pò tanto) meno tranquilli e facili da gestire... e nonostante tutto ci accolgono ogni anno con affetto e simpatia. 

O forse dovrei dire: proprio per questo ci accolgono così. Perchè non solo siamo clienti e coi tempi che corrono avere clienti fissi per chi ha un'attività è importantissimo, ma anche perchè ci conoscono così bene e hanno visto i monelli crescere e hanno gioito con noi dei loro progressi. 

ll monello addirittura lo hanno conosciuto nel mio pancino quando nel 2010 ero incinta di 4 mesi :-)

E allore si parte, Lilli. Ci ritroviamo qui al nostro rientro!


Immagine presa dal web

lunedì 23 luglio 2018

Flashback: I viaggi del cuore (2014)

Cara Lilli,

in questo stesso giorno di 4 anni fa ho scritto e pubblicato un post. 

Uno di quelli che sono un pezzo del mio cuore

Forse chi tra gli amici blogger mi seguiva già allora e mi segue ancora tuttoggi lo ricorderà, ma magari sarà contento di rileggerlo. E poi ci sono nuovi amici che si sono aggiunti cammin facendo e a me fa piacere condividerlo anche con loro.

Perchè certe emozioni forti, vere, non passano mai. Restano indelebili dentro e quado vengono a galla è come riviverle di nuovo...


mercoledì 23 luglio 2014


I viaggi del cuore

Cara Lilli,

ci sono volte in cui quando sali in auto e parti, il viaggio che comincia non è solo fisico.

Ci sono viaggi che il cuore fa insieme al corpo, ma anche oltre il corpo stesso. Perchè si sa che il cuore ha percorsi tutti suoi, che nessuna autostrada potrà mai circoscrivere.

Ho fatto un viaggio del cuore l'altroieri.

Sono partita quasi di corsa, senza averlo programmato se non giusto un paio di ore prima. I viaggi del cuore spesso sono così: improvvisi, seguendo l'impulso del momento. 

Mio marito si è preso un pomeriggio libero al lavoro per restare a casa con i monelli.

E mentre io raggiungevo mio fratello e mia cognata e proseguivo poi con loro, libera dall'incombenza di dover guidare, ho potuto lasciare che il cuore corresse per conto suo.

Verso Roma, poi Orte, poi l'Umbria e l'amata Spoleto...

Il mio cuore è andato avanti, mentre io, seduta nell'auto di mio fratello che pure macinava chilometri, non ruscivo a stargli dietro. 

Ma tanto  il mio cuore conosceva bene la strada, dopo averla fatta un sacco di volte nei miei anni giovani. Non poteva sbagliare per nessuna ragione al mondo.
E non parlo delle gite di famiglia, no. Parlo dei viaggi miei. Miei e basta. Quando partivo e mi rifugiavo a Spoleto dai miei zii. Dopo l'esame di maturità, ad esempio, o dopo tanti esami universitari. Per una pausa, un momento di pace, un momento di svago, di affetto grande. 

Anzi, la prima volta avevo 9 anni. Una settimana intera da sola con gli zii. Indimenticabile. 

Per tanti anni sono stata in quella che era la loro casa di allora, un pò fuori mano, con un prato enome intorno, in cui troneggiava un salice piangente che ha fatto ombra a tanti miei pensieri adolescenziali, che ha ascoltato tanti miei sussurri di ragazza innamorata o tanti dubbi e paure tipiche di quell'età.

E il campo dietro la casa....grande, un pò scosceso, coltivato da mio zio prima nel tempo libero dal lavoro, poi con più continuità dopo la pensione anticipata.

Mio zio. Il mio zione un pò orso, ma in senso buono. Poco incline per troppo pudore alle manifestazioni d'affetto, proprio il contrario di me, ma che proprio in me diceva di aver trovato la figlia femmina che non aveva avuto. Lui, padre di due ragazzoni belli, grandi e grossi.

Quante ore passate con gli stivaloni di gomma ad innaffiare la lattuga (e a cercare le lumache che vi si nascondevano tra le foglie!), a cogliere la frutta, a dar da mangiare alle galline. Io e lui.

E quante ore a passeggio per Spoleto, con lui che amava fare da cicerone. Io e lui.

Poi la casa è cambiata, più vicina al centro abitato, meno affascinante della casa di campagna, ma ugualmente bella perchè c'era lui lì, insieme a zia. E io ci tornavo sempre con lo stesso amore e la stessa gioia.

E tu lo sai bene, Lilli, che in quella casa, la seconda, ci sono stata anche con il mio amore, di ritorno dalla luna di miele, perchè zio non era potuto venire al nostro matrimonio per evitare strapazzi al suo cuore ballerino e discolo. 

Da quando sono arrivati i monelli ci sono state più telefonate che viaggi. Ma ogni volta era comunque una cosa bellissima parlare con lui, che mi diceva sempre che la sua casa per me, per la famiglia che mie ero creata, era sempre aperta.

Tenero, zio. Schivo, ma tanto tenero.

Ci siamo voluti un bene immenso, io e lui.

E l'altroieri, quando l'auto con me dentro è arrivata davanti casa sua, il mio cuore era già lì da un pezzo. Corre veloce il cuore quando si tratta di andare da chi si ama.

Stavolta non c'era zio a darmi il benvenuto sulla porta, col suo sorriso mite e dolce, simile a quello del mio papà. Il mio cuore lo sapeva ma egualmente non voleva crederci.

Questo viaggio del cuore si è concluso in modo molto diverso da tutti quelli che ci sono stati negli anni addietro. Con un dolore lancinante che non credevo che avrei più provato dopo la perdta dei miei genitori.

Ma lui era il mio zio speciale. 

E adesso ho un altro angelo custode, ne sono certa.

venerdì 20 luglio 2018

Venerdì del libro (274°) : JOSHUA

Cara Lilli,

arrivo sul filo di lana a scrivere il mio post per partecipare oggi all'iniziativa di HomeMadeMamma, ma arrivo :)

Voglio parlarti di una lettura recente che ho intrapreso spinta dalla curiosità dopo aver letto un post della mia amica Mariella del blog Doremifa-sol, libri e caffè

In realtà in quel post si parlava del secondo romanzo di Massimiliano Riccardi, ma io, volendo fare le cose per bene, ho deciso di fare conoscenza con questo autore e con la sua scrittura partendo dal romanzo d'esordio, JOSHUA, edito da Cinquemarzo.

Ebbene,  sono rimasta davvero soddisfatta di questo libro.

Ho trovato in JOSHUA una storia che non è di per sè originalissima, nel senso di mai letta prima, perchè l'idea del serial killer che uccide perchè porta dentro i traumi dell'infanzia l'ho letta già altre volte in altri libri, ma l'autore qui ha avuto la capacità di renderla in qualche modo nuova, diversa, speciale. A cominciare dalla scelta narrativa di partire da un punto della storia che coincide quasi con il finale, scoprendo subito le carte in tavola, in pratica. Per poi andare a ritroso in qualche modo. Il che di primo acchitto potrebbe far pensare ad una perdita di suspense per il lettore, ma che invece qui è sfruttata al meglio perchè, anzi, l'autore ne ha fatto il punto di forza di tutto il romanzo.

La bellezza, infatti, per me è stata proprio nel seguire da un lato, con i flashback (gestiti benissimo), come il protagonista Joshua sia arrivato man mano ad essere quello che è e dall'altro come lo sceriffo Stark Dumpsey e i suoi collaboratori riescono passo dopo passo a scoprire la verità. E, contro ogni previsione, la suspense io l'ho avvertita egualmente, perchè i passaggi sono bellissimi.

Una nota di merito per il finale, che ho apprezzato molto. E per finale intendo sia la conclusione della storia in generale, sia proprio l'ultimissima scena, fino alle ultime frasi del libro.

Ho letto libri in cui si punta solo sul colpo di scena ad effetto trascurando la psicologia dei personaggi, ma qui invece ognuno è caratterizzato così bene da sembrare... vivo, lì davanti a chi legge, in carne, ossa e soprattutto anima.

Voglio fare una considerazione strettamente personale, soggettiva: questo libro mi ha fatto riflettere su come il male può nascondersi ovunque e genera sempre altro male. Eppure, a fine lettura, forse un pò incredibilmente, la mia non è stata una sensazione di angoscia senza speranza. Forse perchè, come dicevo, ogni personaggio del romanzo viene messo a nudo, è lì che parla al lettore e questo lo rende comunque profondamente umano, pur nel vortice del male che stravolge ogni cosa. E finchè c'è qualcosa di umano in ognuno, c'è ancora speranza.

Massimiliano Riccardi scrive a mio avviso benissimo. Stile moderno, lineare, senza fronzoli. Non ho trovato nè lungaggini nè passaggi affrettati. Tutto si incastra perfettamente.

A questo punto va senza dire che leggerò anche il secondo libro di questo autore, "Tutto è tenebra".  

Massimiliano Riccardi ha anche un blog, per cui se qualcuno volesse sapere un pò più di lui può andare a visitarlo, qui.




I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI

martedì 17 luglio 2018

Chinotto

Cara Lilli,

uno dei miei motti è sempre stato "Tutto è relativo".

Credo profondamente in questa cosa. L'ho sperimentata in tante occasioni della mia vita, più o meno significative.

Hai mai fatto caso che anche il gusto delle cose, dei cibi, delle bevande è relativo? Lo stesso cibo, la stessa bevanda, in momenti diversi della vita hanno gusti diversi.

Ho sperimentato anche questo.

Potrei farti tanti esempi, ma il primo che mi viene in mente risale a più di 13 anni fa.

Una sera di inizio estate, in un parcheggio pubblico sotto enormi platani, ho bevuto il più buon chinotto della mia vita.

Era un po' caldo, non avevamo i bicchieri e lo abbiamo bevuto dalla lattina, ma il brindisi è stato bellissimo.

Io e il mio amore quella sera abbiamo deciso di sposarci. Non che non ci avessimo mai pensato prima, anzi. Lo abbiamo sempre desiderato, fin da subito. Ma quella sera ci siamo guardati negli occhi e ci siamo detti "Sì" per davvero e abbiamo deciso che era il momento di farlo quel passo.

E' poi passato in realtà più di un anno, ma tutto quello che si è realizzato il 17 luglio del 2006, giorno del nostro matrimonio, è nato da lì. Da quel brindisi col chinotto in lattina.

O meglio... è iniziato da molto prima ancora, nei nostri cuori. Ma è quella sera che c'è stata la svolta decisiva.

Oggi, dunque, sono 12 anni che io e lui abbiamo pronunciato l'altro "Sì", quello davanti a Dio e al mondo. 

BUON ANNIVERSARIO, AMORE MIO.

Che ci sia sempre posto per un brindisi con un chinotto in lattina un pò caldo nella nostra vita.

Credits: testsworld.net

domenica 15 luglio 2018

11 luglio '82

Cara lilli,

ci sono date che non si dimenticano. Date di cui ricordi perfettamente dove, come, con chi eri e che cosa stavi facendo mentre accadeva un determinato evento.

Una di queste date per me (e per milioni di italiani) è l'11 luglio 1982.

Dove: ero al mare, nella mia adorata San Benedetto del Tronto e nell' ampia sala TV comune di quello stesso grande residence che ha mi ha visto vivere anche in seguito le più belle estati della mia vita da ragazza. 

Come: vestita tricolore, con maglietta bianca, gonnellina rossa e bandana verde in testa.

Con chi: con mio fratello, le mie 2 cugine gemelle e un folto gruppo di amici di spiaggia (tutti rigorosamente vestiti tricolore, in un modo o nell'altro), più tutti i rispettivi genitori.

Che cosa: facevo un tifo assordante per la Nazionale di calcio che disputava la finalissima dei Campionati Mondiali di Spagna contro la Germania Ovest.

Ricordo tutto, ogni cosa, ogni particolare di quella sera magica.

Dalla corsa a prendere i posti migliori nella sala TV fin dal pomeriggio (giuro: noi ragazzi non ci schiodammo da lì neppure per cenare qualcosa prima del fischio d'inizio, le nostre mamme ci prepararono dei panini e ce li portarono giù con bottiglie di acqua e bibite e andavamo in bagno a turno, per non perdere i posti in prima fila!), all'emozione degli inni nazionali, alla presenza in sala di alcuni (pochi) ospiti del residence che erano tedeschi e immagina tu come venissero guardati da tutti noi altri (pur senza cattiveria, eh!),  al rigore sbagliato da Cabrini, al gol di Pablito Rossi che sbloccò il risultato, all'urlo liberatorio in corsa di Tardelli dopo il suo 2-0, alla cavalcata sulla fascia destra di Conti che servì a Spillo Altobelli la palla per il 3-0, all'esultanza del Presidente Pertini sugli spalti che agitando l'indice della mano destra esclamò "Ormai non ci prendono più!" (il labiale fu chiarissimo), al gol della bandiera della Germania a pochi minuti dal termine, mentre i poveri villeggianti tedeschi avevano pian piano guadagnato già il fondo della sala, verso l'uscita... fino al triplice fischio finale dell'arbitro e al grido memorabile di Nando Martellini...

 "CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO!"

E poi...

Gli urli, le lacrime, gli abbracci... Zoff che riceve il trofeo da Re Juan Carlos... la corsa in spiaggia, il bagno in mare, gli adulti che stappano bottiglie di spumante offerte dai gestori del residence...

Una gioia speciale, anche se ero ancora una bambina e ne capivo ancora poco di calcio. Una gioia pura, semplice, contagiosa. Diversa da quella, comuqnue grandissima, sincera e forse più consapevole di tanti anni dopo, nella notte di Berlino, il 9 luglio 2006. Diversa perchè fu la prima in quel senso per me. 

Una gioia irripetibile.


Oggi pomeriggio guarderò in TV Francia - Croazia, fnalissima di Russia 2018, tifando per i croati  (va senza dire) ma con un pò di amara malinconia nel cuore. Malinconia per la mancata partecipazione degli Azzurri a questo Mondiale, ma forse ancor di più perchè so che quella gioia dell'11 luglio '82 dal vivo non tornerà mai più. Ma nel mio cuore c'è ancora, eccome. Custodita in un angolo speciale, tutto suo.


martedì 10 luglio 2018

Gentilezza

Cara Lilli, 

questo pomeriggio al centro di riabilitazione dove i monelli fanno le loro terapie mi sono intrattenuta a parlare in sala d'attesa con il papà di un'altra bambina che conosco da alcuni anni ormai. 

Ad un certo punto è entrata una signora che cercava qualcuno dell'amministrazione per lasciare un documento e io mi sono alzata e le ho detto che l'impiegata di turno oggi era andata via proprio da poco e che purtroppo prima di domani mattina non ci sarebbe stato nessun altro in ufficio.

Quando è uscita questa persona, il papà con cui stavo chiacchierando mi ha detto : "Io non lo so come fai, sei sempre così gentile con tutti!"

Gli ho risposto che non ho fatto nulla di che, ho solo detto due parole a quella signora per spiegarle che doveva tornare domani. 

Ma lui ha ribadito: "Non è per quello che hai detto. E' per come lo hai detto. E per come ti vedo sempre dire le cose a chiunque, che siano cose futili o importanti. Non tutti sono così gentili come te".

Questo della gentilezza è un complimento che mi viene fatto spesso, Lilli. E non solo da chi mi conosce più o meno bene, ma anche proprio da chi non mi conosce affatto e si trova per qualche motivo ad avere a che fare con me. 

Mi domandavo, allora, tornando a casa dal centro: come mai in tanti sentono la necessità o comunque hanno piacere di sottolineare che io sono gentile? 

La gentilezza è una cosa così rara oggi, forse?

venerdì 6 luglio 2018

Venerdì del libro (273°): L'ORA DI PUNTA

Cara Lilli,

ogni anno (lo sai, ma te lo ribadisco) insieme all'estate arriva per me il momento della pressione bassa, dei ritmi che si rallentano, dei tempi che si dilatano e della spina che si stacca il più possibile.

Anche se riduco le mie incursioni sul web, però, io ci sono eh :) 

E c'è soprattutto la mia inesauribile voglia di leggere, ancor di più in questo periodo dell'anno.

Così non voglio far trascorrere un altro venerdì senza partecipare all'iniziativa di HomeMadeMamma e oggi, seppur arrivando di sera tardi, ti propongo una lettura mia della settimana scorsa: L'ORA DI PUNTA - Un'indagine al volante, di Nora Venturini.

Si tratta di un romanzo che è un mix: c'è l'intreccio poliziesco, poi venature di rosa, ma anche un pò di episodi simpatici. Diciamo che io lo definisco un "giallo leggero"

La storia vede Debora, una tassista romana venticinquenne col sogno sfiorato ma non realizzato di entrare in polizia, che si trova suo malgrado coninvolta in un caso di omicidio, avendo avuto come cliente sul suo taxi la vittima.

L'incontro con il commissario Edoardo Raggio, più che quarantenne, dal fisico non da palestrato ma da uomo normale, un pò malinconico, intuitivo, farà accendere in Debora il desiderio di  indagare, scoprire, trovare la verità. E anche di avvicinarsi sempre più a quest'uomo che le sembra diverso dagli altri, ma che purtroppo per lei è sposato.

La lettura è scorrevole; il linguaggio semplice, forse anche un pò troppo a volte.

L'intreccio poliziesco non è molto originale nè troppo ricco di suspanse, ma è credibile. E si arriva a fine libro con un sorriso sulle labbra, in definitiva. Il che non è male, specie quando ci si vuol rilassare un pò senza troppo impegno.

Forse questo libro mi sarebbe piaciuto anche di più se non avessi letto già (e apprezzato) i romanzi di Alice Basso: certi aspetti simili, come la giovane protagonista femminile che non è una poliziotta ma che comunque si mette ad indagare, oppure la figura del commissario un pò vecchio stampo, anche al di là dell'età non più verdissima, mi hanno portato irrimediabilmente a fare un paragone. E Vani Sarca e Romeo Berganza (personaggi dei libri della Basso) hanno avuto la meglio su Debora Camilli ed Edoardo Raggio nella mia classifica personale, perchè li ho trovati più originali e meglio caratterizzati.

Ma comunque mi sento di consigliare questo romanzo della Venturini perchè è piacevole e credo che prossimamente leggerò anche il recente secondo libro di questa autrice con portagonista ancora Debora Camilli, Lupo mangia cane.




I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI