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AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

venerdì 17 maggio 2013

I venerdì del libro (131°): IL FALCO E IL LEONE - HYPERVERSUM VOL.2

Cara Lilli,

oggi aderisco all'iniziativa di HomeMadeMamma proseguendo un viaggio iniziato qualche venerdì fa, quando ti ho parlato di Hyperversum, di Cecilia Randall: infatti, ho da pochissimi giorni terminato il secondo capitolo della saga, IL FALCO E IL LEONE.

Chiaramente non starò qui a parlare per filo e per segno della storia narrata in questo romanzo sia per lasciare la suspance a chi magari ha letto il primo capitolo della saga e si appresta a leggere questo secondo, sia per non rivelare troppi dettagli a chi invece non ha letto ancora niente e sta valutando se dedicarsi o meno alla lettura della trilogia.

Mi aggancio solo per linee generali al racconto fatto in occasione del primo volume, dicendo che ritroviamo Daniel e Ian alle prese con il tentativo di far tornare quest'ultimo nuovamente indietro nel tempo dalla sua amata Isabeu, in quel Medioevo abbandonato (non per sua volontà) alla fine del primo romanzo proprio per la necessità di essere salvato da morte certa.

Una volta che Hyperversum (il gioco di ruolo ipertecnologico che funge da "portale" per i viaggi nel tempoe dà il titolo alla saga) fa compiere di nuovo questo salto all'indietro di circa 800 anni ai due giovani americani, ecco che parte la nuova avventura che li coinvolgerà entrambi inaspettatamente

Inaspettatamente perchè nei piani di Ian c'è solo di tornare indetro e riunirsi per sempre ad Isabeu, lasciando al contempo che Daniel rientri definitivamente nel XXI secolo, mentre invece tutto prende una piega ben diversa e molto pericolosa che trascinerà i entrambi i nostri protagonisti nel mezzo prima di una battaglia personale con un vecchio nemico giurato, Geoffrey Martenwall, e poi addirittura nella rivolta dei baroni inglesi contro il sovrano Giovanni Senza Terra, fratello del compianto Riccardo Cuor di Leone. 

Mi è piaciuto moltissimo questo secondo capitolo, Lilli. Più ancora del primo, che pure mi ha tanto coinvolto.

Stavolta direi che la fantascienza resta più sullo sfondo, dando giusto lo spunto iniziale e quello finale, ma lasciando poi ampiamente spazio al romanzo di avventura in stile storico, con il dovuto avvertimento che, come nel precedente romanzo, anche in questo qui la Randall ha mischiato personaggi realmente esistiti (e fatti storicamente accertati) con personaggi (ed eventi) di fantasia. Il tutto in modo talmente credibile, con tale dovizia di particolari, che non fa assolutamente rimpiangere i romanzi storici veri e propri.

Ho ritrovato qui una caratteristica che mi ha ricordato un'altra opera della stessa autrice, letta e recensita da me in precedenza, ossia Gens Arcana: il personaggio potenzialmente negativo (in quel caso Manente da Erto, in questo Geoffrey Martenwall) rivela poi nel corso degli eventi una positività che non solo lo eleva al ruolo di degno co-protagonista, ma anche lo rende affascinante e interessante agli occhi del lettore.

Da sottolineare è che tutti i personaggi, anche quelli secondari, sono ben caratterizzati, hanno uno spessore che li fa ricordare con piacere ed emozione insieme ai protagosti (e questo è un passo avanti rispetto ad Hyperversum vol.1, dove avevo riscontrato meno incisività dei personaggi di contorno).

Un merito ancora devo dare alla Randall: la descrizione delle scene di battaglia, che pure non sono poche, è fatta in modo mai ripetitivo, sempre avvincente e coinvolgente.

La conclusione del capitolo è meno marcatamente "aperta" di quella del capitolo precedente, ma è chiaro che un seguito ci sta tutto, per dare rilievo magari nuovamente alla storia più strettamente personale di Ian nei panni del conte Jean de Ponthieau.

E per questo motivo non passerà molto tempo prima che io legga anche il terzo e ultimo capitolo della saga, Il cavaliere del tempo, e che come è ovvio poi te ne parli.


 


<<Li accolse il pendio di un bosco buio e freddo. Ian non aveva voluto rischiare di comparire dal nulla in pieno giorno, benchè in un posto isolato fuori dal monastero, e così la scelta del momento di arrivo era ricaduta sul finire della notte, a poche ore dall'alba, quando di sicuro tutti gli abitanti della zoan, monaci, contadini, cacciatori, pastori e viandanti erano ancora al riparo tra quattro mura, in attesa di riprendere le attività del mattino. [...]
Ian rimuginò ancora un pò. "Per te sarebbe stato tutto più facile se non avessi insisitito tanto per accompagnarmi fino a Chatel Argent. Potevi semplicemente farmi arrivare qui e poi ripartire, anzi potresti farlo già adesso". Daniel scosse la testa infastidito. "Ne abbiamo già parlato e non intendo discuterne ancora: sarò la tua ombra finchè non ti vedrò oltrepassare il ponte levatoio di Chatel Argent. Quindi, a costo di aspettarti qui fino a mettere radici, io faccio il viaggio con te.">>


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mercoledì 15 maggio 2013

Plumcake al doppio yogurt per ringraziare di premi e...cotillons!!

Cara Lilli,

sono fortunata perchè ho amici blogger che pensano a me spesso e volentieri (te ne parlerò a fine post). Dunque, come ho già fatto poco tempo fa, anche oggi offro loro virtualmente un dolcetto per ringraziarli dell'affetto e della stima.

Non mi smentisco mai, naturalmente, e dunque ho pensato ad un plumcake dei miei, semplice ma anche morbidissimo, che ho battezzato "al doppio yogurt" perchè ho utilizzato due vasetti di yogurt per farlo ;-)

Ho mixato come mio solito gli ingredienti seguendo il mio gusto personale e sfruttando stavolta anche l'amido di mais, oltre la mitica acqua frizzante, per avere più sofficità.

Ecco cosa occorre e come fare per sfornare un dolce che sostituisce ottimamente le merendine confezionate per la prima colazione:

- 150 gr di farina 00
- 100 gr di amido di mais
- 120 gr di zucchero
- 2 vasetti di yogurt alla vaniglia (ma si può variare il gusto!)
- 70 gr di burro
- 1 uovo
- 50 ml di acqua frizzante
- 1 bustina di lievito per dolci

Ho frullato l'uovo con lo zucchero, ho aggiunto il burro ammorbidito, continuando a frullare e unendo poi anche il doppio yogurt sempre frullando, fino ad ottenere un bel composto spumoso su cui ho versato piano l'acqua frizzante.
Ho quindi incorporato un pò alla volta la farina, l'amido di mais e il lievito, mescolando per bene.
Ho imburrato e infarinato uno stampo da plumcake e, una volta versatoci l'impasto, l'ho infornato a 180° per circa 35 minuti (fa fede la prova stuzzicadenti!).


Buona colazione!

E adesso veniamo ai motivi per cui ringraziare e cioè ai premi ricevuti:

1) Moonlitgirl ha scritto, riferendosi alla sottoscritta, una cosa troppo carina e dolce...<< la mitica Maris che non ho mai avuto il piacere di premiare e che anche se già premiata da Antonella Vi, ci tengo che le giungano tutta la mia stima e la mia ammirazione. Grande Maris!!! Di lei vi avevo già parlato qui  e se non la conoscete...beh...conoscetela!!!>> e mi ha donato questo:


 2) la mia omonima Maristella mi ha donato invece un premio che avevo ricevuto anche un paio di settimane fa (anche se il bannerino è diverso) e ti rimando quindi a quel post per leggere le mie risposte al mini-questionario a sfondo...dolciario ;-)

 


GRAZIE AMICHE MIE, siete davvero gentilissime!!!

Ma...e i cotillons?? Eheheh...ho voluto chiamare così un omaggio a sorpresa che quel vignettista sensibile, ironico e geniale che risponde al nome di Robi (alias Cipralex1) ha fatto dedicando una vignetta personalizzata a ciascuno dei suoi fedelissimi lettori-amici blogger, basandosi sulle caratteristiche di ognuno. 
Mi permetto di copiare e incollare qui quella che ha dedicato a me:

blog life,amici immaginati di cipralex1,
Io, il monello e la monella!!!

Che dire? GRAZIE ROBI, sei sempre tenerissimo con me e i miei monelli!!!

Sono queste le cose che mi fanno essere contenta di far parte della blogosfera, in semplicità e allegria :-)

lunedì 13 maggio 2013

Quelli dell'ovino con un buchino su e un buchino giù

Cara Lilli,

succedono cose inaspettate a volte.

Succede che come dal niente, in un discorso iniziato a tavola con due cugine e i rispettivi mariti, tra le tante chiacchiere, vien fuori una cosa, un ricordo che ti fa all'improvviso capire che in questo nostro mondo c'è un gruppo. E soprattutto prendi coscienza che tu ne fai parte.

Gruppi ce ne sono a bizzeffe, si sa: ad esempio, ci sono "quelli che portano l'orologio sul polsino" o "quelli che non riescono a prendere sonno se prima non hanno dato uno sguardo alle news di gossip" o ancora "quelli che si mettono in tiro anche per andare a gettare la spazzatura"...e poi...

E poi ci siamo noi: quelli dell'ovino con un buchino su e uno giù.

Noi siamo quelli che da bambini abitavamo in città ma avevamo la fortuna di trascorrere domeniche intere o brevi vacanze in un posto di montagna, in un piccolo paese, tra le mura di un antico palazzo appartenuto prima ai bisnonni, poi alle prozie (tutte nubili) e a un prozio (celibe). 

Noi, quelli che tutti in truppa, cuginetti sia maschi che femmine (indovina chi era la mascotte? Io, la più piccola!!), correvamo su e giù per le grandi scale di pietra... Scendevamo in cortile a guardare le galline nel pollaio, i conigli nella conigliera, la mucca o le caprette nella stalla. Salivamo su al secondo piano e poi ancora un pò più sopra, fino alla porticina chiusa a chiave che dava nel solaio dove ci era proibito andare e che cercavamo in ogni modo di aprire per avventurarci in chissà quali scorribande.

Noi, quelli che facevamo le torte di terra e acqua in cortile, aiutandoci con  vecchissimi utensili e lattine vuote.

Noi, quelli che attraversavamo la strada e aprivamo un grande e arruginito cancello per andare nel giardino di fronte, sempre di proprietà delle vecchie prozie, a raccogliere le meline cadute dagli alberi. Delle meline speciali, piccole, dalla buccia sfumata tra il rosso e il giallo, dal profumo intenso e il sapore dolce. Non so neppure come si chiamano. Per me, per noi erano semplicemente le "melelle". Una delizia assoluta. Mai più trovate o mangiate in nessun altro luogo.

Noi, quelli che accorrevamo al richiamo di una delle prozie che ci porgeva un ovino fresco della chicchinella (una gallina piccola), con un ago ci faceva un buchino sulla sommità e uno sul fondo, e ci diceva "bevete!". In barba alle norme di igiene e sicurezza alimentare. E non ci è mai successo nulla, mai un mal di pancia o simili.

Ecco, Lilli. Noi siamo quelli dell'ovino con un buchino su e uno giù.

Siamo cresciuti così, in quegli anni di spensieratezza, di gioia semplice e vera.

E durante il ricevimento di matrimonio di una delle cugine della famosa truppa, sabato scorso, proprio in quello stesso antico palazzo oramai ristrutturato, dove non ci sono più le vecchie proziie e il prozio, ma c'è la nostra storia...proprio un'altra cugina ha tirato fuori la faccenda dell'ovino e ne è scaturita la domanda posta un pò a tutti i commensali nelle vicinanze: "Ma tu...lo bevevi l'ovino con un buchino su e uno giù?".

Ed ecco i ricordi. Tanti. Tutti.

E le risate. Tante. Specie davanti alle facce tra il divertito e il perplesso dei mariti e di altre persone. 

E ancora risate, fino alle lacrime, davanti alla risposta negativa della moglie di uno dei cugini della truppa, quando tu e la cugina che ha tirato fuori l'argomento vi eravate appena dette sottovoce che secondo voi quella lì, un pò snob, poco estroversa e troppo fredda e anziana dentro per i vostri gusti, insomma...quella lì no...di certo non aveva mai bevuto l'ovino con un buchino su e uno giù!!

E tu, Lilli? Tu l'hai mai bevuto l'ovino in quel modo?  Se si, allora fai parte del gruppo :-) 

E sei tra i fortunati che hanno vissuto un'infanzia da incorniciare, per cui ringraziare e che ti ha plasmato per arrivare ad essere quella che sei oggi!!!

venerdì 10 maggio 2013

Di tracolle e di numeri...!!!

Cara Lilli,

pochi minuti fa, in soggiorno:

Monella (sorridendo): "Mamma! 88!!"

Io (perplessa): "88??? Ma che vuoi dire?"

Monella (sicura di sè): "Là, sulla borsa! 88!!"

Io (guardo la mia borsa, appesa alla maniglia della porta): "..."



Dove io vedo banalmente quattro anelli decorativi della tracolla della mia borsa, lei vede il numero 88. 

Ora. Come la chiami tu una bambina così?

Monella...sempre più matematica!!! 


PS: e non ha certo preso da me...per informazioni a tal riguardo si prega di rivolgersi al papà informatico (scusate il gioco di parole!)  ;-)

I venerdì del libro (130°): I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI

Cara Lilli,

come mia abitudine oggi che è venerdì aderisco all'iniziativa di HomeMadeMamma e ti presento un libro letto ad aprile insieme al Gruppo di Lettura Bryce's House: I PESCI NON CHIUDONO GLI OCCHI, di Erri De Luca.

Finalmente. E' stato il mio tanto sospirato incontro con questo autore. Lo tenevo in lista d'attesa da tempo, ma rimandavo. Poi, ad aprile appunto, la lettura condivisa con le ragazze del GdL mi ha fatto fare il primo passo verso Erri De Luca, scrittore osannato da più persone ma anche ridimensionato da altre. 

Dovevo proprio farmi un'opinione personale, era necessario: ed adesso ce l'ho.

Non ti tengo oltre sulle spine: questo libro mi è piaciuto.

De Luca parla di quando aveva 10 anni (quando si comincia a scrivere la propria età con due cifre...) e si sentiva come imprigionato in un corpo che non ne voleva sapere di crescere e che lo faceva apparire sempre uno scricciolo, mentre lui dentro era maturato, aveva un animo profondo, conosceva il mondo degli adulti e aveva imparato a capirli (anche se non lo dava troppo a vedere, se no loro poi se ne risentivano...).

Lo spunto per parlare di sè a quella specifica età è dato all'autore dal racconto dell'estate trascorsa sull'isola di Ischia, senza legare con nessun coetaneo (anzi, litigandoci) tranne che con una ragazzina un pò fuori dal comune, un pò solitaria, amante degli animali, aspirante scrittrice.

Sarà proprio lei a fare riferimento ai pesci che non chiudono gli occhi, in un'occasione molto delicata e importante che non voglio svelare per non togliere il gusto della lettura a chi ancora non conosce questo libro.

Insomma: uno scritto che mi ha colpito.

Però è stato un pò strano per me l'evolversi della lettura: 
- all'inizio ho pensato che era un libro bello, piuttosto originale; 
- verso la metà ho iniziato a pensare che in effetti era un pò troppo slegato, un'insieme di pensieri anche belli, di profonde riflessioni, senza però un vero legame tra loro tranne forse che per la storia della ragazzina, con divagazioni che parlavano del presente o di altre epoche del passato; 
- poi ancora, arrivando verso la fine, mi sono resa conto che mi era piaciuto davvero!!

Non so come spiegarlo: proprio nelle ultime pagine ho sentito che mi ero legata a quel bambino di 10 anni, ma anche a quell'uomo che scriveva di sè bambino...ho sentito che i suoi pensieri mi avevano affascinato e mi erano entrati in cuore senza che me ne accorgessi subito, ma pian piano, silenziosamente, un pò alla volta.

Ci sono passaggi molto poetici, si potrebbero tirare fuori un sacco di citazioni.

Non so se altri libri di questo autore mi piaceranno allo stesso modo, ma proverò senz'altro a leggerli, adesso che ho "rotto il ghiaccio".




<<"Sarò un pò fredda con te sulla spiaggia, non ci badare. Non faremo il bagno insieme. Proveremo a vederci di pomeriggio, intesi?". Dissi un si confuso, lei mi prese la mano sott'acqua e me la strinse. Non era madreperla nè pane, era corrente.>>

<< A settembre succedono giorni di cielo sceso in terra. Si abbassa il ponte levatoio del suo castello in aria e giù per una scala azzurra il cielo si appoggia per un poco al suolo. A dieci anni potevo vedere i gradini squadrati, da poterli risalire cogli occhi. Oggi mi contento di averli visti e di credere che ci sono ancora.>>

<<A un bivio ci separammo, sciogliendoci le mani senza necessità di altro saluto. [...] La vita aggiunta dopo, lontano da quel posto, è stata una divagazione.>>


I venerdì del libro di oggi su altri blog li trovi QUI.