Cara Lilli,
alcuni giorni fa ho fatto un sogno. Ma non un sogno qualsiasi. Era uno di quelli che faccio io, belli reali, tanto che al risveglio mi sembra impossibile che non siano accaduti davvero.
E' stato bellissimo. Mentre dormivo ho rivissuto e rivisto in questo sogno un luogo a me caro...davvero tanto caro pur se nella mia vita ci sono stata solamente due volte.
Valle d'Aosta, estate 1983. I miei (quasi) 10 anni.
Con le braccia lunghe e i piedi grandi in modo sproporzionato rispetto al resto corpo che ancora non era cresciuto tanto.
Con indosso perennemente una t-shirt bianca con delle stelle gialle e il marchio Plasmon, che avevo avuto in dotazione quando con la squadra di pallacanestro avevo partecipato ad un torneo sponsorizzato da quella nota azienda.
Con i capelli lunghetti a toccare le spalle, stranamente lisci alla base e poi abboccolati un pò alla fine, quando fino a pochi mesi prima avevo sempre avuto i ricci (che poi sono ritornati prepotentemente dopo un pò!).
Con un'amichetta conosciuta sul posto, coetanea, con cui giocare e poi scambiarmi l'indirizzo per scriverci lettere e cartoline.
Con mio papà che fumava la pipa e con i suoi occhiali un pò spessi e i capelli precocemente già quasi tutti bianchi assomigliava tanto a Sandro Pertini (versione più giovane) e per questo veniva chiamato dal gruppo di amici vacanzieri "Il presidente".
Con la grolla dell'amicizia, di legno intagliato, tipica valdostana avuta in regalo da una coppia di abitanti del luogo con cui trascorrevamo le serate a chiacchierare seduti tutti su sedie impagliate, a prendere il fresco dopo cena, fuori, in una piccola piazzetta.
Una vacanza circondata dalla Natura, con prati a perdita d'occhio e fiori e boschi e cascate e ruscelli, in cui immergere le bottiglie di vino o di acqua per rinfrescarle quando si facevano i pic-nic.
In un borgo stupendo, piccolo e raccolto, di quelli da fiaba, con le stradine a volte minuscole, con i fiori alle finestre e ai balconi delle casette di legno e con una fontana - abbeveratoio a due vasche dove io amavo sostare e far finta di essere Heidi che faceva bere le caprette...
In una deliziosa casetta
di proprietà di alcuni amici di famiglia, piemontesi, che aveva poche
stanze ma tanti posti letto e i mobili di legno costruiti a mano dal
padrone di casa, bravissimo.
Se chiudo gli occhi mi rivedo lì ancora adesso, come se fosse accaduto ieri...
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| ECCOLA! E' PROPRIO QUELLA FONTANA-ABBEVERATOIO! HO TROVATO LA FOTO SU INTERNET, QUI. |
E poi vacanze di Natale 1988-89, sempre lì, a Etroubles. E' così che si chiama questo paesino da fiaba.
I miei 15 anni.
Con i ricci ribelli e il fisico che si era allungato diventando proporzionato rispetto alle braccia e ai piedi. Con jeans pesanti, scarponcini e maglioni caldissimi.
I cibi da conservare messi fuori sul davanzale della finestrella della cucina come se fosse stato un frigorifero naturale.
Il camino sempre acceso nel soggiorno, trapunte e coperte di lana sui letti, a strati.
Fiaccolata sulla neve per la mezzanotte che salutava l'arrivo del Nuovo Anno.
Di quei due viaggi, di quelle due vacanze serbo nel cuore un ricordo meraviglioso e ringrazio i miei genitori per aver fatto vivere a me e mio fratello momenti così belli, con amici speciali e in posti speciali.
Voglio tornaci, ad Etroubles. Voglio che mio marito e i miei monelli vedano quegli stessi posti che mi hanno reso felice da bambina e ragazza.
E' un sogno che voglio far diventare realtà un giorno, Lilli.
