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AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

lunedì 13 agosto 2018

Mi ricordo... Il mio primo film al cinema con gli amici

Cara Lilli,

tra caldo, giorni in famiglia (mio marito è ancora in ferie fino al 19), qualche uscita, un pò di relax, la solita pressione bassa o il mal di testa che fanno capolino... anche questo periodo sta passando.

Oggi ripensavo a una cosa e voglio condividerla con te e con chi mi segue: mi è tornato in mente qual è stato il primo film che sono andata a vedere al cinema da sola

Da sola nel senso di senza mamma, papà, fratello o altri familiari. Cioè: io e i miei amici.

Era l'ottobre del 1985.

Avevo 12 anni e frequentavo la seconda media. 

Ricordo che un gruppo di compagni di scuola si era organizzato per andare al cinema e mi decisi a chiedere ai miei genitori il permesso di andare anche io.

In realtà il cinema in questione era a poca distanza da dove abitavo allora, sarei andata a piedi senza problemi. Ma quel "Sì, puoi andare" per me rappresentò lo scatto in avanti che aspettavo da un pò di tempo per sentirmi più grande, più autonoma. 

Capisco che oggi, viste le nuovissime generazioni di ragazzini, suoni un pò buffo che a 12 anni io ancora non avessi fatto dei passi più autonomamente. Oggi i ragazzi crescono così in fretta! Anche troppo per certi versi. Ma fatto sta che per me, allora, fu un passo da ricordare :)

E il film scelto era quello che poi col passare degli anni è entrato a pieno titolo nella mia top ten dei film più belli di tutti i tempi: RITORNO AL FUTURO.

Ho amato e amo tutt'oggi tutta la trilogia, ma il primo dei tre film per me non ha eguali!




(Questo è in inglese)



 

(Questo è in italiano) 
 

martedì 7 agosto 2018

Giorni sott'acqua

Cara Lilli,

rieccomi :)

Rientrati alla base sabato scorso, abbiamo vissuto una bella settimana.

Giorni di sole quasi sempre, tranne un pò gli ultimi due pomeriggi. 

Giorni di amicizia con la nuova cameriera in sala ristorante, che è rimasta particolarmente incantata dalla monella, dal suo modo di parlare e dai suoi occhi.

Giorni in cui il monello ha finalmente imparato a stare seduto a tavola per mangiare con noi senza dover necessariamente avere in mano il tablet o il cellulare con i video e le canzoncine.

Giorni di lunghi bagni in mare per tutti e quattro noi a ridere e scherzare e di altri bagni dei monelli nella piccola piscina che l'albergo mette a disposizione degli ospiti juniores :)

Giorni sott'acqua. Nel senso letterale del termine.

La monella ha voluto fortemente che le comprassimo una maschera prima di partire e ne ha fatto uso continuo, con nuotate a faccia in giù, tuffi, immersioni ed evoluzioni di vario genere con le gambe in su e solo i piedi fuori dall'acqua.

Il monellino, che invece la maschera l'ha provata solo un paio di volte (con grande reticenza), ha mostrato il suo personale stile nuotando come un pesciolino e immergendosi spesso e volentieri anche lui ma al naturale, libero da aggeggi di qualsiasi tipo.

E io e mio marito li guardavamo felici. E ci sembravano lontani i giorni in cui dovevamo affannarci a rincorrerli o comunque a star dietro alle loro stramberie, alle manifestazioni di insofferenza di ogni genere, agli urli e ai pianti, agli scioperi della fame. Cose all'ordine del giorno alcuni anni fa e che man mano sono andate scemando. Mentre sono aumentati progressivamente i momenti di distensione e di gioia genuina e semplice... per loro e per noi.

E, come l'anno scorso , tra i tanti scatti che hanno immortalato i monelli  in vari momenti di questa vacanza, c'è quello che li vede di spalle, per mano, al tramonto,  che guardano il mare...




venerdì 27 luglio 2018

Il mare ci attende

Cara Lilli,

puntuale anche quest'anno (giorno più giorno meno) è arrivato il momento di chiudere trolley, borsoncini, beauty-case e borse con cianfrusaglie varie in quantità tale da far sembrare che stiamo partendo per un viaggio intorno al mondo, mentre in realtà si tratta solo di una breve settimana al mare ;-) 

Domani mattina si va. 

I monelli scalpitano, come è ovvio. E io e mio marito speriamo che il trend positivo degli ultimi paio di anni si confermi e questa vacanza ci consenta di rilassarci un pò senza dover ammattire dietro ai pargoli suddetti (che poi, chiamare pargola la monella che va ormai per gli 11 anni comincia proprio ad essere fuori luogo!).

Il mare ci aspetta, dunque. Insieme all'albergo che ci vede ospiti fissi dal 2008 ormai: i due fratelli proprietari e i loro familiari ne hanno viste di cotte e di crude, quando i tempi (leggasi i monelli) erano un pò (un pò tanto) meno tranquilli e facili da gestire... e nonostante tutto ci accolgono ogni anno con affetto e simpatia. 

O forse dovrei dire: proprio per questo ci accolgono così. Perchè non solo siamo clienti e coi tempi che corrono avere clienti fissi per chi ha un'attività è importantissimo, ma anche perchè ci conoscono così bene e hanno visto i monelli crescere e hanno gioito con noi dei loro progressi. 

ll monello addirittura lo hanno conosciuto nel mio pancino quando nel 2010 ero incinta di 4 mesi :-)

E allore si parte, Lilli. Ci ritroviamo qui al nostro rientro!


Immagine presa dal web

lunedì 23 luglio 2018

Flashback: I viaggi del cuore (2014)

Cara Lilli,

in questo stesso giorno di 4 anni fa ho scritto e pubblicato un post. 

Uno di quelli che sono un pezzo del mio cuore

Forse chi tra gli amici blogger mi seguiva già allora e mi segue ancora tuttoggi lo ricorderà, ma magari sarà contento di rileggerlo. E poi ci sono nuovi amici che si sono aggiunti cammin facendo e a me fa piacere condividerlo anche con loro.

Perchè certe emozioni forti, vere, non passano mai. Restano indelebili dentro e quado vengono a galla è come riviverle di nuovo...


mercoledì 23 luglio 2014


I viaggi del cuore

Cara Lilli,

ci sono volte in cui quando sali in auto e parti, il viaggio che comincia non è solo fisico.

Ci sono viaggi che il cuore fa insieme al corpo, ma anche oltre il corpo stesso. Perchè si sa che il cuore ha percorsi tutti suoi, che nessuna autostrada potrà mai circoscrivere.

Ho fatto un viaggio del cuore l'altroieri.

Sono partita quasi di corsa, senza averlo programmato se non giusto un paio di ore prima. I viaggi del cuore spesso sono così: improvvisi, seguendo l'impulso del momento. 

Mio marito si è preso un pomeriggio libero al lavoro per restare a casa con i monelli.

E mentre io raggiungevo mio fratello e mia cognata e proseguivo poi con loro, libera dall'incombenza di dover guidare, ho potuto lasciare che il cuore corresse per conto suo.

Verso Roma, poi Orte, poi l'Umbria e l'amata Spoleto...

Il mio cuore è andato avanti, mentre io, seduta nell'auto di mio fratello che pure macinava chilometri, non ruscivo a stargli dietro. 

Ma tanto  il mio cuore conosceva bene la strada, dopo averla fatta un sacco di volte nei miei anni giovani. Non poteva sbagliare per nessuna ragione al mondo.
E non parlo delle gite di famiglia, no. Parlo dei viaggi miei. Miei e basta. Quando partivo e mi rifugiavo a Spoleto dai miei zii. Dopo l'esame di maturità, ad esempio, o dopo tanti esami universitari. Per una pausa, un momento di pace, un momento di svago, di affetto grande. 

Anzi, la prima volta avevo 9 anni. Una settimana intera da sola con gli zii. Indimenticabile. 

Per tanti anni sono stata in quella che era la loro casa di allora, un pò fuori mano, con un prato enome intorno, in cui troneggiava un salice piangente che ha fatto ombra a tanti miei pensieri adolescenziali, che ha ascoltato tanti miei sussurri di ragazza innamorata o tanti dubbi e paure tipiche di quell'età.

E il campo dietro la casa....grande, un pò scosceso, coltivato da mio zio prima nel tempo libero dal lavoro, poi con più continuità dopo la pensione anticipata.

Mio zio. Il mio zione un pò orso, ma in senso buono. Poco incline per troppo pudore alle manifestazioni d'affetto, proprio il contrario di me, ma che proprio in me diceva di aver trovato la figlia femmina che non aveva avuto. Lui, padre di due ragazzoni belli, grandi e grossi.

Quante ore passate con gli stivaloni di gomma ad innaffiare la lattuga (e a cercare le lumache che vi si nascondevano tra le foglie!), a cogliere la frutta, a dar da mangiare alle galline. Io e lui.

E quante ore a passeggio per Spoleto, con lui che amava fare da cicerone. Io e lui.

Poi la casa è cambiata, più vicina al centro abitato, meno affascinante della casa di campagna, ma ugualmente bella perchè c'era lui lì, insieme a zia. E io ci tornavo sempre con lo stesso amore e la stessa gioia.

E tu lo sai bene, Lilli, che in quella casa, la seconda, ci sono stata anche con il mio amore, di ritorno dalla luna di miele, perchè zio non era potuto venire al nostro matrimonio per evitare strapazzi al suo cuore ballerino e discolo. 

Da quando sono arrivati i monelli ci sono state più telefonate che viaggi. Ma ogni volta era comunque una cosa bellissima parlare con lui, che mi diceva sempre che la sua casa per me, per la famiglia che mie ero creata, era sempre aperta.

Tenero, zio. Schivo, ma tanto tenero.

Ci siamo voluti un bene immenso, io e lui.

E l'altroieri, quando l'auto con me dentro è arrivata davanti casa sua, il mio cuore era già lì da un pezzo. Corre veloce il cuore quando si tratta di andare da chi si ama.

Stavolta non c'era zio a darmi il benvenuto sulla porta, col suo sorriso mite e dolce, simile a quello del mio papà. Il mio cuore lo sapeva ma egualmente non voleva crederci.

Questo viaggio del cuore si è concluso in modo molto diverso da tutti quelli che ci sono stati negli anni addietro. Con un dolore lancinante che non credevo che avrei più provato dopo la perdta dei miei genitori.

Ma lui era il mio zio speciale. 

E adesso ho un altro angelo custode, ne sono certa.

venerdì 20 luglio 2018

Venerdì del libro (274°) : JOSHUA

Cara Lilli,

arrivo sul filo di lana a scrivere il mio post per partecipare oggi all'iniziativa di HomeMadeMamma, ma arrivo :)

Voglio parlarti di una lettura recente che ho intrapreso spinta dalla curiosità dopo aver letto un post della mia amica Mariella del blog Doremifa-sol, libri e caffè

In realtà in quel post si parlava del secondo romanzo di Massimiliano Riccardi, ma io, volendo fare le cose per bene, ho deciso di fare conoscenza con questo autore e con la sua scrittura partendo dal romanzo d'esordio, JOSHUA, edito da Cinquemarzo.

Ebbene,  sono rimasta davvero soddisfatta di questo libro.

Ho trovato in JOSHUA una storia che non è di per sè originalissima, nel senso di mai letta prima, perchè l'idea del serial killer che uccide perchè porta dentro i traumi dell'infanzia l'ho letta già altre volte in altri libri, ma l'autore qui ha avuto la capacità di renderla in qualche modo nuova, diversa, speciale. A cominciare dalla scelta narrativa di partire da un punto della storia che coincide quasi con il finale, scoprendo subito le carte in tavola, in pratica. Per poi andare a ritroso in qualche modo. Il che di primo acchitto potrebbe far pensare ad una perdita di suspense per il lettore, ma che invece qui è sfruttata al meglio perchè, anzi, l'autore ne ha fatto il punto di forza di tutto il romanzo.

La bellezza, infatti, per me è stata proprio nel seguire da un lato, con i flashback (gestiti benissimo), come il protagonista Joshua sia arrivato man mano ad essere quello che è e dall'altro come lo sceriffo Stark Dumpsey e i suoi collaboratori riescono passo dopo passo a scoprire la verità. E, contro ogni previsione, la suspense io l'ho avvertita egualmente, perchè i passaggi sono bellissimi.

Una nota di merito per il finale, che ho apprezzato molto. E per finale intendo sia la conclusione della storia in generale, sia proprio l'ultimissima scena, fino alle ultime frasi del libro.

Ho letto libri in cui si punta solo sul colpo di scena ad effetto trascurando la psicologia dei personaggi, ma qui invece ognuno è caratterizzato così bene da sembrare... vivo, lì davanti a chi legge, in carne, ossa e soprattutto anima.

Voglio fare una considerazione strettamente personale, soggettiva: questo libro mi ha fatto riflettere su come il male può nascondersi ovunque e genera sempre altro male. Eppure, a fine lettura, forse un pò incredibilmente, la mia non è stata una sensazione di angoscia senza speranza. Forse perchè, come dicevo, ogni personaggio del romanzo viene messo a nudo, è lì che parla al lettore e questo lo rende comunque profondamente umano, pur nel vortice del male che stravolge ogni cosa. E finchè c'è qualcosa di umano in ognuno, c'è ancora speranza.

Massimiliano Riccardi scrive a mio avviso benissimo. Stile moderno, lineare, senza fronzoli. Non ho trovato nè lungaggini nè passaggi affrettati. Tutto si incastra perfettamente.

A questo punto va senza dire che leggerò anche il secondo libro di questo autore, "Tutto è tenebra".  

Massimiliano Riccardi ha anche un blog, per cui se qualcuno volesse sapere un pò più di lui può andare a visitarlo, qui.




I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI