AVVISO AI LETTORI:

AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

venerdì 12 ottobre 2018

Venerdì del libro (276°): LA PRIMAVERA TARDA AD ARRIVARE

Cara Lilli,

questa incostanza nel postare per la rubrica del venerdì mi dispiace, ma davvero a volte il tempo a mia disposizione è poco e quando ce l'ho cerco sia di continuare a leggere (che in effetti è la mia prima passione) che di passare anche a dare un'occhiata ai blog amici

Oggi però è venerdì e, seppur in tarda serata, ci sono: seguo l'iniziativa di HomeMadeMamma parlandoti di un romanzo giallo italiano scoperto, come spesso accade, proprio attraverso l'iniziativa del VdL, anche se purtroppo non rammento da chi sia stato recensito nei mesi scorsi, pardon :(

Si tratta di LA PRIMAVERA TARDA AD ARRIVARE, di Flavio Santi.

Non avevo mai letto nulla di questo autore. Con il romanzo in questione ha esordito nel genere noir e ha anche dato vita ad un personaggio (l'ispettore Drago Furlan) che sarà protagonista poi anche di un secondo romanzo, che però io ancora non ho letto.

La sinossi (dalla quarta di copertina):

"Che cosa ci fa un morto ammazzato nella sonnacchiosa Montefosca, sperduto paesino alle pendici delle Alpi friulane? Drago Furlan, l'ispettore incaricato del caso, ha una bella gatta da pelare: ormai abituato a prendersi cura del suo orto e a verbalizzare multe per divieto di sosta, non indaga su un omicidio da quasi vent'anni. E quello di Montefosca, in più, è un omicidio davvero strano: la vittima, uccisa con un colpo di pistola in mezzo alla fronte, è un anziano di cui nessuno sembra conoscere l'identità. 
Drago, fisico alla Ernest Hemingway e metodi da ispettore contadino, è costretto a indossare di nuovo i panni del detective: ma è un po' arrugginito, e i montanari ("montanari… lupi mannari", come gli ricorda sempre sua madre, la vulcanica signora Vendramina, perfetto prototipo della mame furlane), con la loro aspra riservatezza, non gli rendono certo il compito facile. 
Tra soste in osteria annaffiate da tajut di ottimo vino, partite dell'amata Udinese e gite in Moto Guzzi con l'eterna fidanzata Perla, l'ispettore scopre che quei luoghi che tanto ama, al confine tra Italia e Slovenia, custodiscono segreti inconfessabili. La primavera che scioglie le nevi comincia a far riaffiorare anche i fantasmi di un passato lontano. Con una scrittura ironica e trascinante, Flavio Santi, uno dei più importanti poeti italiani contemporanei, debutta nel noir e dà vita a un irresistibile ispettore di polizia arruffato e sornione, regalandoci il ritratto autentico di un mondo di provincia, quello friulano, in bilico tra modernità e tradizione, con tutti i suoi affascinanti chiaroscuri."


Il libro mi è piaciuto, ma non mi ha entusiasmato. Ho trovato la lettura a tratti  lenta. Questo di per sè non è detto che sia un difetto, anche se parliamo di un giallo, perchè non per forza una storia di questo genere deve avere ritmi serrati e colpi di scena a ripetizione. Può basarsi anche più sull'introspezione dei personaggi e dare ampio spazio al contorno della vicenda.

Il fatto è che in certi punti la lettura è davvero troppo lenta. Per me, s'intende.

Ma la storia nell'insieme l'ho trovata buona, ben congegnata. E il personaggio di Drago Furlan, pur se un pò stereotipato (l'ispettore burbero ma umano, apparentemente disorientato ma sotto sotto intuitivo), ha come si suol dire un suo perchè.

Il passato che arriva a bussare alla porta del presente e che reca con sè conseguenze drammatiche è una carta non molto originale ma vincente. 

L'autore ha lasciato per ultimo, proprio in fondo al libro, un momento che a me è piaciuto molto, che ha fatto conquistare un punto in più, diciamo, a questo romanzo: non oso svelare nulla, è chiaro, ma posso dire che vale la pena superare qualche momento di impasse per arrivare alla conclusione vera della storia.

Il libro sarà maggiormente apprezzato da chi è friulano o conosce bene il Friuli e le sue tradizioni, culinarie e non. O da chi vuol conoscerle. L'autore va fiero delle sue origini e questo romanzo ne è la dimostrazione.



I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI

martedì 9 ottobre 2018

I'm outta love

Cara Lilli,

credo che ognuno di noi abbia una canzone che gli piace in particolare .

Attenzione: non dico una canzone che ci ricordi qualcosa di speciale. 

Non dico una canzone che sia necessariamente del nostro cantante o cantautore preferito. 

Non dico neppure una canzone nel cui testo ci ritroviamo perfettamente. 

Non dico una canzone la cui musica sia la più bella mai composta.

Io intendo una canzone che fin dal primo istante in cui l'abbiamo ascoltata la primissima volta ci ha folgorato.  

Senza un perchè

E noi sappiamo benissimo che magari ce ne saranno altre più belle, più significative, più legate ad eventi memorabili della nostra vita, come se le avessimo scritte noi tanto che rispecchiano i nostri sentimenti e i nostri pensieri.

Eppure. Eppure quella canzone lì, proprio quella, è entrata prepotentemente nel nostro cervello, nel nostro cuore. E' nostra. Anche se racconta cose che non c'entrano con noi. Anche se non è il genere che preferiamo più di tutti. Ascoltarla ci fa stare bene.
 
Quando qualcuno mi chiede qual è la mia canzone preferita, da 18 anni a questa parte a me viene in mente all'istante solo e soltanto questa qui:





I'M OUTTA LOVE (ANASTACIA) (2000)

Now baby come on
Don't claim that love you never let me feel
I should've known
'Cause you've brought nothing real
Come on be a man about it
You won't die
I ain't got no more tears to cry
And I can't take this no more
You know I gotta let it go
And you know

I'm outta love
Set me free
And let me out this misery
Just show me the way
To get my life again
'Cause you can't handle me
I'm outta love
Can't you see
Baby that you've gotta set me free
I'm outta love

Said how many times
Have I tried to turn this love around?
But every time you just let me down
Come on be a man about it
You'll survive
True that you can work it out all right
Tell me
Yesterday did you know
I'd be the one to let you go?
And you know

I'm outta love
Set me free
And let me out this misery
Just show me the way
To get my life again
'Cause you can't handle me
I'm outta love
Can't you see
Baby that you've gotta set me free
I'm outta love

Let me get over you
The way you've gotten over me too, yeah
Seems like my time has come
And now I'm moving on
I'll be strong yeah

I'm outta love
Set me free
And let me out this misery
Just show me the way
To get my life again
'Cause you can't handle me
I'm outta love
Can't you see
Baby that you've gotta set me free
I'm outta love

mercoledì 3 ottobre 2018

Inclusione

Cara Lilli,

ricordi il mio post di qualche anno fa, quando esprimevo i miei timori per il futuro dei monelli?

Non è che le cose siano cambiate tantissimo. Cioè, mi spiego meglio: i miei due monelli hanno proseguito il loro percorso riabilitativo e i progressi ci sono stati. Quindi le cose sono un po' cambiate in questo senso qui. 

Ma tutto intorno c'è sempre un mondo ancora troppo pieno di barriere visibili e invisibili che rendono difficile la vera accettazione dei bambini/ragazzi/adulti autistici o con altri tipi di disabilità. 

Il mondo non è ancora pronto ad accoglierli sul serio. Può esserlo sulla carta, ma nella pratica l'obiettivo è ancora lontano.

Ma. C'è sempre un ma

E, come commentavo ieri sera dall'amica Mariella, in questo buio ogni tanto la luce filtra. Bella, chiara, calda. E porta con sè un sorriso e la speranza di poter migliorare la situazione.

Io l'ho visto concretizzarsi quell'obiettivo, anche solo per una sera. L'ho visto io come l'hanno visto tutti quelli che erano presenti in quel piccolo teatro qui in paese, dove su un palco, accompagnati da 3 assistenti-educatori volontari, erano in 22 tra bambini, ragazzi, giovani e finanche una signora sulla cinquantina: alcuni autistici, altri con disabilità diverse e ritardi  psicomotori, altri normodotati, quindi senza alcuna problematica.  

TUTTI INSIEME.

"Progetto Raimbow" è stato chiamato. Perchè l'arcobaleno per essere completo ha bisogno di tutti e sette i colori, diversi tra loro. E insieme bellissimi.

Per tutta l'estate c'è stato un corso di arte e musica, con un laboratorio di ceramica e uno di ritmo e percussioni. E mercoledì 26 settembre la festa finale: lo spettacolo per mostrare ciò che di buono è stato fatto in questi mesi estivi.

E' stato bellissimo. Non solo perchè originale e moderno con le esibizioni fatte con tubi sonori o bicchieri di plastica dura, momenti di body percussion, portando il ritmo con mani e piedi e così via. Ma perchè ognuno ha fatto la sua parte come meglio poteva, con entusiasmo, impegno, attenzione, gioia.

E' stato bellissimo verderli lì, TUTTI INSIEME, per il saluto e l'inchino finale, per la consegna degli attestati di partecipazione, per la foto di gruppo.

La monella è stata sorprendente, una volta di più. Precisa, concentrata, non ha perso un colpo. Emozionata ma felice, ha vissuto tutte le sensazioni con grande consapevolezza e ne ha fatto frutto. 

Il monello per la prima volta in vita sua, dopo feste e spettacolini all'asilo o a scuola in cui ha fatto le prove con gli altri, ma poi al momento cruciale non è mai voluto salire sul palco, è stato partecipe in qualche modo con piccoli gesti e con il fatto già di per sè importante di restare insieme al gruppo, pur correndo ogni tanto su e giù per il palco stesso. E si è divertito un mondo.

Che emozione!  E che applausi poi :-)

Io l'ho visto concretizzarsi quell'obiettivo, ripeto, nello spazio di quella serata un po' fuori dall'ordinario. L'INCLUSIONE è stata possibile nel piccolo: perchè non può esserlo anche in ambiti più ampi?

C'è da lavorare tanto. Ma tanto. Lavoriamo ogni giorno per questo, con la testimonianza e l'esempio e senza tirarci indietro. Io, mio marito, altri genitori e familiari di bambini con bisogni speciali, terapisti, educatori, amici che fanno "rete" con noi.

E continuiamo il nostro percorso, per arrivare più lontano possibile.




P.S. del 3 ottobre: ho pensato di aggiungere il messaggio che uno dei tre giovani educatori volontari, che in particolare ha seguito i partecipanti al corso per la parte dedicata alla musica e alla body percussion, ha scritto il giorno dopo lo spettacolo sulla chat del "Progetto Raimbow". E' la degna conclusione di questo post!

"Grazie a tutti voi, è stata un esperienza bellissima!!! Ieri si sono viste cose straordinarie; il rispetto reciproco, l'unione, il fare squadra, l'aiutarsi, la voglia di fare bene da parte di tutti, l'ansia da concerto, l'emozione e la gratitudine di tutti e dico TUTTI i ragazzi. La musica, l'arte è tutto questo."