AVVISO AI LETTORI:

AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

venerdì 24 marzo 2017

Venerdì del libro ( 246° ): MAGARI DOMANI RESTO

Cara Lilli,

oggi partecipo all'iniziativa di HomeMadeMamma con le mie impressioni su un romanzo che è arrivato recentemente nelle librerie e che aspettavo con ansia: MAGARI DOMANI RESTO, di Lorenzo Marone.

Confesso che mi sono avvicinata a questa lettura con un pizzico di timore di restare delusa, perchè dopo aver amato dello stesso autore "La tentazione di essere felici" e dopo aver apprezzato molto anche "La tristezza ha il sonno leggero", il rischio che stavolta Marone avrebbe fatto "flop" (quanto meno parlando per me) c'era.

Invece no: il libro è bello. E Marone ha saputo creare un altro personaggio degno di nota, una protagonista femminile stavolta, dopo il mitico Cesare Annunziata ed Erri Gargiulo. 

Luce Di Notte (nome già di per sè degno di nota!), giovane avvocato, fa il suo ingresso nella vita del lettore e mentre scorrono le pagine sembra di averla di fronte, in carne ed ossa: forte e fragile, onesta e ribelle, con gli anfibi ai piedi e i capelli corti, dall'animo combattuto tra il desiderio andarsene e quello di restare in una Napoli bella e dannata, quella popolare dei Quartieri Spagnoli.

La vita non le ha risparmiato dolori, come l'abbandono durante l'infanzia da parte del padre, il rapporto non sempre facile con sua madre, fatto di affetto ma anche di incomprensioni e di cose non dette, una storia d'amore finita male con un uomo che non voleva prendersi un impegno serio, un fratello che ha scelto di partire e ricominciare a vivere altrove e che dunque non vede quasi mai.

Ma Luce può sempre contare sul suo cane Alleria (allegria), un amico vero e proprio, e sul suo vicino di casa, Don Vittorio, anziano e saggio musicista costretto su una sedia a rotelle, con cui condivide quotidianamente il pranzo e poi man mano sempre più riflessioni e pensieri. Poi ha il ricordo di sua nonna materna, donna del popolo, senza istruzione ma dall'intelligenza viva e dal cuore grande, che fino alla morte è stata per lei un punto di riferimento.

E poi arriva la svolta: inaspettatamente... una particolare causa di divorzio da seguire, un bambino a cui affezionarsi, il fratello che si rifà vivo dopo un bel pò di tempo con grandi novità, un francese artista di strada giramondo e una rondine ferita di cui prendersi cura assieme a Don Vittorio portano lo scompiglio nella vita di Luce

Le emozioni, i desideri, le priorità: tutto deve essere riconsiderato e tutto deve ricomporsi, anche i tasselli del passato che ancora non avevano trovato il loro posto.

Una lettura che coinvolge man mano, a maggior ragione per chi come me ha radici partenopee e può cogliere più chiaramente certe sfumature della narrazione, e dà da pensare.

Posso solo aggiungere una cosa, che poi è un'opinione personale, quindi non ha la pretesa di essere una verità assoluta e cioè che se non ho messo cinque stelline come valutazione a questo libro (come invece ho fatto con "La tentazione di essere felici") è perchè stavolta Marone mi ha sorpreso un pò di meno. 

Nel senso che la bellezza di "Magari domani resto" e di Luce è lì e io l'ho vista, l'ho assaporata, ma forse "La tentazione di essere felici" era il primissimo lavoro che ho letto di questo autore e diciamo che mi ha dato una scossa in più, è stata una scoperta vera e propria: un autore nuovo, un modo di porgere la storia nuovo (uno stile che trovo molto personale, quello di Marone)...ecco.

Resta il fatto che consiglio vivamente la lettura di questo suo romanzo fresco di stampa, perchè regala tante emozioni variegate, dolci-amare, e quando finisce ti sembra di dover salutare dei vecchi amici e vorresti tenerli ancora un pò con te...




I suggerimenti di altri blogger per questo da venerdì li trovi elencati QUI


lunedì 20 marzo 2017

Martina

Cara Lilli,

complice di certo la lettura di un libro che parla di animali e di cui poi ti dirò prossimamente, sto pensando tanto alla cagnolina che ha fatto parte della mia famiglia dal 1980 al 1993: una cocker spaniel nera con una macchia bianca sul petto, che arrivò a casa nostra l'11 novembre e dunque chiamammo Martina, rifacendoci al santo del giorno.

Tu in realtà la conosci perchè quando iniziai a scriverti lettere (su carta, all'epoca) lei c'era già e mi è capitato più volte di parlartene, ma magari chi passa dal mio blog sarà contento di sapere qualcosa in più :-)

Avevo 7 anni quando i miei genitori portarono Martina a casa dal negozio di animali Lei aveva appena 33 giorni ed era piccola piccola, stava tutta nelle mani unite "a coppa" di mamma o di papà o perfino di mio fratello che era già adolescente e ricordo quanto fosse tenera quando, appoggiata a terra, seguiva i nostri piedi con andatura incerta.

La prima notte piangeva mugolando nonostante stesse al calduccio sulla brandina che le avevamo preparato con un bella copertina, capimmo che aveva paura del buio e infatti appena accendevamo la luce smetteva e riprendeva appena la spegnevamo. Sembra incredibile, ma bastò comperare una lucina notturna di quelle che si mettono nelle prese della corrente e posizionarla nel disimpegno tra la zona giorno e la zona notte della casa, dove avevamo sitemato la sua brandina, e lei subito riposò tranquilla. Finchè restammo in quella casa (6 anni circa) quello fu il suo angoletto personale. E uno simile fu trovato nella nuova casa, vicino alle camere da letto mia e di mio fratello.

Di lei ricordo la dolcezza, l'affettuosità, la delicatezza della salute (aveva problemi renali e una debolezza a livello bronchiale, come scoprimmo man mano col passare del tempo), l'intelligenza, gli occhi scuri e intensi che sembravano parlare.

Ricordo il suo giochino preferito, un elefantino grigio-celeste di quelli gomma che se li schiacci emettono una sorta di "squittio", che in realtà era un mio giocattolo di quando ero piccina che lei aveva per caso trovato e a cui si era affezionata.

E ricordo di quando un giorno, un paio di mesi dopo che era arrivata a casa nostra, prendemmo uno spavento terribile credendo che fosse scappata (chissà come poi, giacchè vivevamo in appartamento al terzo piano e visto che il portone del palazzo era sempre chiuso) e la cercammo ovunque in casa e anche in strada....finchè dopo almeno due ore buone sentimmo uno strano rumore provenire da sotto il divano letto che era in soggiorno, di quelli col cassetto che poi è un secondo letto...e lei era lì! Era riuscita ad infilarsi passando da un pò di spazio che c'era tra la parete contro cui era accostato il divano e la rientranza in cui era il termosifone sotto la finestra e si era praticamente spalmata tra il materasso del cassetto e la rete soprastante

Noi la cercavamo disperati e lei se la dormiva beata, schiacciata là sotto

Quello divenne da allora in poi uno dei suoi rifugi prediletti. Anche da adulta, infatti, si mantenne piccoletta e snella, nonchè alquanto contorsionista ;-) e perciò si infilava lì sotto il divano quando ad esempio aveva paura di un rumore forte, tipo la notte di San Silvestro con tutti i botti.

Ricordo anche quando un giorno mia madre rimproverò duramente mio fratello perchè non si stava occupando di lei come si era preso l'impegno di fare e per spaventarlo disse che l'avrebbe regalata a qualche amico: Martina era presente, aveva ascoltato e capito il senso del discorso. Sul serio. Tanto che quella sera non toccò cibo e neppure il giorno seguente. E solo quando mia madre se la prese sulle ginocchia e l'accarezzò dolcemente rassicurandola che non era vero, che non l'avremmo mandata via, che sarebbe rimasta con noi per sempre, lei corse a mangiare tutto e lucidò la ciotola!

Ricordo poi come gradiva la frutta, la mela in particolare. Come amava correre per le scale, con un'agilità incredibile. Come russava quando era raffreddata. Come si faceva stritolare di abbracci. E come le scappava la pipì quando era felice o emozionata, cucciolotta!

Martina ci ha donato tanto amore, come solo gli amici a quattro zampe sanno fare. E chi ha avuto o ha animali domestici sa di cosa parlo e può capire cosa abbiamo provato tutti noi della famiglia quando è venuta a mancare...

  

martedì 14 marzo 2017

Una canzone, un ricordo: CRYING AT THE DISCOTEQUE

Cara Lilli,

stamattina parlavo con una persona di viaggi e non potevo non andare a finire al viaggio più bello della mia vita: la luna di miele, luglio 2006. 

Ok, ok...sarò romantica e prevedibile, ma tu lo sai (anche perchè te ne ho ampiamente parlato qui, qui, qui e qui) cosa sia stato quel viaggio per me e il mio amore, che sensazioni ci siamo riportati a casa, quando abbiamo iniziato la nostra vita insieme per davvero.

Comunque, al di là del viaggio in sè per sè, mi è balenato alla mente un ricordo preciso legato ad una canzone (come spesso accade). 

Eravamo in treno, tra Venezia e Trieste. Un interregionale senza aria condizionata... e in pieno luglio col sole a picco diciamo che faceva un bel pò caldo!

Avevamo un lettore mp3 da cui ascoltavamo musica a volte a turno e a volte in contemporanea. E una delle canzoni della mega compilation che c'era su (un mix di vari generi e di annate diverse) era Crying at the discoteque degli Alcazar, che risaliva a qualche annetto prima.

Ascoltavo proprio quella canzone lì, con le auricolari, mentre il mio neo sposo mi fece una ripresa video, col viso tutto sudato che non era esattamente un bello spettacolo, mentre il treno era in sosta alla stazione di Latisana-Lignano. E io mi esibii in una cantatina un pò stonata, come accade quando hai la musica nelle orecchie e non senti bene la tua voce.

Tenero e buffo ricordo... :-)






sabato 11 marzo 2017

Un sabato "travestito" da venerdì del libro (245°): IL LABIRINTO DEGLI SPIRITI

Cara Lilli,

oggi è sabato, lo so...ma facciamo che questo sabato si "traveste" da venerdì? Si dai, così io partecipo all'iniziativa libresca di HomeMadeMamma anche se in ritardo, se no poi si accumulano le recensioni che vorrei fare settimanalmente ;-)

Dopo qualche anno ho letto nuovamente uno degli autori che mi ha tenuto in passato molta compagnia con tutte (proprio tutte) le sue opere: Carlos Ruiz Zafon.

L'ombra del vento, Marina e Le luci di settembre sono i suoi romanzi che preferisco. E in particolare L'ombra del vento è stato il primo dei volumi della saga cosiddetta del "Cimitero dei libri dimenticati" e quindi mi è caro ancora di più.

Dopo un pò di silenzio questo scrittore è tornato con un libro che è il quarto e ultimo proprio di questa saga: IL LABIRINTO DEGLI SPIRITI. Io l'ho letto poche settimane fa e devo dire che ha avuto su di me un effetto doppio, un pò contrastante.

Il fatto è che se da un lato avendo amato quel ciclo di romanzi ho avuto piacere nel ritrovare i personaggi a cui mi sono nel tempo affezionata, a partire da Daniel Sempere, per continuare con il poliedrico, inimitabile, fedele Fermin, con David Martin, Isabella e altri, d'altro canto c'è che a portarla troppo per le lunghe una storia rischia di essere un pò stiracchiata, perdere in originalità e credibilità.

In realtà se ricordi già il terzo volume della saga, Il prigioniero del Cielo, mi aveva lasciato un pochino perplessa in questo senso. Adesso, con questo quarto capitolo, Zafon ha voluto rischiare ancor di più. 

Forse per mettersi un pò al riparo dalla mancanza di mordente ha fatto ruotare la storia di questo ultimo libro intorno ad un personaggio nuovo, Alicia Gris, un giovane donna dal passato turbolento e misterioso che lavora per una non meglio specificata agenzia investigativa che si trova a collaborare (e a scontrarsi anche in un certo senso) con la polizia nella Spagna franchista della fine degli anni '50.

L'aggancio con la storia dei precedenti libri della saga, oltre che come è ovvio dal vero e proprio Cimitero dei Libri dimenticati, è rappresentato anche da Fermin, cosa che finisce inevitabilmente per legare Alicia alla famiglia dei librai Sempere, in una Barcellona sempre più grigia e inquietante, pur se ricca di fascino.

Ecco: i flashback, gli agganci, le rivelazioni che avvengono man mano e che vanno a far luce su qualche punto del passato che era rimasto oscuro nei tre romanzi precedenti, specialmente per ciò che riguarda la morte di Isabella, madre di Daniel Sempere, sono interessanti ma anche un pò confusionari probabilmente. Perchè alla fine io ho avuto l'impressione che l'autore abbia messo troppa carne al fuoco e ci si sente un pò come storditi dalla girandola di avvenimenti.

Resta il fatto che Zafon a me piace, di fondo. Questo significa che il suo modo di scrivere mi coinvolge, anche quando ho qualche riserva sulla storia. Perciò il mio giudizio complessivo è pur sempre positivo, ma non siamo ai livelli de L'ombra del vento per me, ecco.

Mi rendo conto che sulla storia narrata ne Il labirinto degli spiriti non ho scritto praticamente nulla, Lilli, ma questo post mi è venuto così...una recensione incentrata più sulle sensazioni suscitate in me che non sulla trama vera e propria. 




I suggerimenti di altri blogger per questo sabato "travestito" da venerdì del libro li trovi elencati QUI

martedì 7 marzo 2017

Ho sognato che sognavo di sognare

Cara Lilli,

devo proprio raccontarti cosa mi è successo la scorsa notte, perchè è quanto meno curioso come fatto.

Io, come altre volte ti ho detto in questi anni, purtroppo soffro di mal di testa abbastanza frequentemente.

Mi sono coricata ieri sera, poi ho dormito un pò agitata per il temporale e il ventaccio che infuriava fuori, ma stavo comunque sognando e sognavo proprio di avere un'emicrania forte, di quelle che mi prende tutto il lato sinistro col dolore che mi arriva fin dietro la nuca e me ne lamentavo con mio marito, dicendo che era una disdetta. 

Ebbene, mi sono svegliata tutta stonata che era quasi l'alba ed effettivamente avevo un forte dolore che non mi permetteva di riaddormentarmi. Così mi sono alzata zitta zitta e sono andata in cucina a sgranocchiare un paio di fette biscottate per non prendere a stomaco vuoto l'analgesico.

Una volta tornata a letto ho cercato di riposare, sperando che l'effetto fosse rapido e pian pianino mi sono riappisolata un pò prima che suonasse la sveglia alle 7. E ho sognato ancora.

C'era la mia mamma che parlava con me. Capita spesso che io la sogni (e, detto tra parentesi, ne sono tanto contenta...la sento sempre vicina). E indovina di cosa parlavamo? Le stavo raccontando che avevo sognato di avere mal di testa forte e che poi mi ero svegliata e in effetti il mal di testa ce l'avevo sul serio e così mi ero alzata per sgranocchiare qualcosa di asciutto e prendere l'analgesico e poi mi ero rimessa a letto.

Non credi anche tu che sia un bell' intreccio?

Ho sognato che sognavo di sognare. O qualcosa del genere... :-)

venerdì 3 marzo 2017

Venerdì del libro (244°) : SCRIVERE E' UN MESTIERE PERICOLOSO

Cara Lilli,

ogg partecipo all'iniziativa di HomeMademamma e ti parlo di un romanzo letto qualche settimana fa: SCRIVERE E' UN MESTIERE PERICOLOSO, di Alice Basso.

Autrice nuova per me, scoperta fatta anche stavolta tramite l'amica Calo (ma  mi viene il dubbio sia stata già recensita in passato da qualche altra partecipante al VdL...), la Basso mi è piaciuta: diretta, moderna, con una buona vena di ironia e originalità. E la protagonista del libro, Vani Sarca, incarna proprio queste caratteristiche, tutte insieme. 

Si tratta di romanzo che potrei definire di genere misto: un giallo travestito da commedia o, volendo, una commedia travestita da giallo. Perchè la narrazione procede sul doppio binario: da un lato la vita privata e lavorativa della protagonista, una ghostwriter, ossia una giovane autrice che scrive per conto di altri, che poi firmano le opere a loro nome; dall'altro l'indagine su un vecchio delitto teoricamente già archiviato che viene fuori man mano, svolta dalla polizia avvalendosi proprio della collaborazione di Vani Sarca.

Una narrazione mai pesante, molto scorrevole. Personaggi ben caratterizzati, sia Vani che gli altri che le fanno da comprimari Come ad esempio il commissario Berganza, un uomo un pò vecchio stampo ma che allo stesso tempo riesce a capire e apprezzare la giovane scrittrice dalla personalità molto sui generis, interagendo con lei come quasi nessuno riesce a fare, in un rapporto non facilmente classificabile ma molto bello.

Ho scoperto solo a lettura già iniziata che la Bassi aveva presentanto al pubblico la sua protagonista (e lo stesso commissario Berganza) in un precedente romanzo, L'imprevedibile piano della scrittrice senza nome. Comunque questo non è stato un reale problema perchè i riferimenti al passato di Vani, tipo ciò che riguarda l'ex fidanzato e alcuni avvenimenti del libro antecedente, sono  sufficientemente esplicativi e quindi comprensibili anche da chi come me non lo ha letto.

Una cosa carina di questo romanzo è che il libro che Vani deve scrivere è in nome e per conto di una sciocca foodblogger e tratta quindi di ricette di cucina: la fonte è l'anziana cuoca di una ricca famiglia di stilisti torinesi, che le racconta anche svariati aneddoti di vita quotidiana, svelando dei retroscena insospettabili.

Diciamo che questo libro fa buona compagnia per rilassarsi, sorridere, ma anche riflettere un pò sulla natura umana e ingegnarsi sul mistero del vero colpevole di un omicidio.





I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI
 

mercoledì 1 marzo 2017

La tartarughina

Cara Lilli,

in questi giorni mi sono ritrovata a riflettere sul passato più o meno prossimo, su questi ultimi anni e non ho potuto fare a meno di notare una volta di più quanto sia lunga la strada percorsa dalle prime avvisaglie che qualcosa non andasse per il verso giusto, dalle prime visite mediche fatte e dai primi accertamenti per avere un'iniziale diagnosi di "disturbo multisistemico dello sviluppo" per la mia monella.

Un cammino lungo, fatto di salite, piccole soste, traguardi intermedi, inciampi, riprese, altri traguardi via via, nuove soste, nuove salite...

Tanti piccoli-grandi progressi e soddisfazioni, passando per momenti di incertezza e preoccupazione, ma sempre con lo sguardo il più possibile bello dritto avanti.

Lo sguardo mio, quello di mio marito, delle terapiste, delle maestre, delle persone care. Ma anche e soprattutto il suo di sguardo. Perchè la monella ha di certo un disturbo dello spettro autistico, ma ha anche una dote importantissima: la tenacia.

Ha potuto e può contare fortunatamente su capacità cognitive che si sono rivelate piuttosto buone, questo va detto. Il suo disturbo ha radici che alterano la sfera relazionale e comportamentale, minano le autonomie, ma nel suo caso specifico non ha intaccato in modo troppo rilevante la sfera cognitiva e questo, dicevo, è una grande fortuna

Non tutti i bambini autistici riescono a raggiungere obiettivi soddisfacenti a scuola, nel linguaggio, nell'apprendimento. Ci sono quelli che hanno difficoltà più marcate in tal senso purtroppo.

Ma diamo a Cesare quel che è di Cesare e dunque diamo alla monella quello che è della monella: lei è per certi versi stata fortunata nella sfortuna, si... ma, con tutte le sue insicurezze, con le sue fragilità, con la sua emotività (parlo quindi proprio del suo lato strettamente caratteriale) avrebbe potuto lasciarsi sopraffare dal suo disturbo, o quanto meno avrebbe potuto lasciarsi frenare. Invece ha dimostrato in questi anni, da quando era solo una monellina poco più che duenne, di voler andare avanti, a scuola come negli altri campi.

Con i suoi tempi, certo. Ma sempre avanti. Un passetto dopo l'altro. 

Mi fa pensare a una tartaruga: con il suo disturbo che le fa da carapace, da corazza verso il mondo esterno, e che le pesa sulla schiena e la rallenta... eppure lei, passetto dopo passetto, tenacemente è andata e va ancora avanti.  

In questi anni ha praticamente fatto tutto ciò che doveva fare, cioè pian pianino ha raggiunto i suoi obiettivi uno dopo l'altro, con pazienza, con impegno, con un lavoro quotidiano.

E l'ultimo passetto importante l'ha compiuto sabato scorso in piscina con la sua classe, quando, davanti agli occhi sopresi e un pò increduli di mamma e papà (presenti perchè era l'ultima lezione del mese e sono ammessi spettatori), ha fatto un tuffo, lanciata in acqua alta dal suo adorato istruttore J., senza alcun supporto galleggiante. 

E' andata sotto per un secondo, poi è riemersa e ha fatto qualche metro nuotando da sola. In uno stile che dire libero è dir poco, certo ;-) ma da sola! Lei, che è paurosa e timorosa di tutto per natura, ha superato anche questo scoglio. Che non sarà certo fondamentale nella vita pratica, ma è importante per la sua maturità, per la fiducia in se stessa.

Tartarughina di mamma sua! Chi va piano va sano e va lontano, recita il proverbio. Ed è quello che io le auguro con tutto il cuore ❤️

IMMAGINE PRESA DAL WEB