AVVISO AI LETTORI:

AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

domenica 18 novembre 2012

Ragù e vecchi "segretè"

Cara Lilli,

stamattina alle 9, lasciati a casa i monelli (sempre in bilico tra raffreddore e tosse) con il papà, mi sono messa in auto e sono partita.

Sono rientrata dopo due ore esatte. 

Ho guidato per tre quarti d'ora all'andata e altrettanto al ritorno, con al centro una mezz'ora dedicata in solitudine al raccoglimento, alla commozione, al dialogo interiore con le due persone che hanno contato (e contano ancora) per me più di tutte, a parte logicamente mio marito e i miei figli.

Non ero riuscita ad andare al cimitero per le ricorrenze di Ognissanti e della Commemorazione dei Defunti, nè pochi giorni fa per l'anniversario di mio padre, ma in effetti non credo che sia fondamentale andarci per forza in quei giorni. E' una convenzione che se rispettata va bene, ma che se non lo è non casca il mondo, si può fare una visita ai propri cari che non ci sono più anche in un giorno differente. Ciò che vale è lo spirito con cui si fa questa visita.

Ho preso dei fiori, bianchi per mio padre, gialli per mia madre (il suo colore preferito) e li ho sistemati con cura sulle loro tombe, in modo che non sembrassero lì messi a caso, che non ci fossero vuoti tra gli steli e fossero gradevoli da guardare.

E sia all'andata che al ritorno, da sola in auto, ho avuto modo di ricordare quando il piccolo viaggio per raggiungere il paese di orgine di mio padre era gioioso, spensierato. 

Nella nostra cara 127 rossa, papà alla guida, mamma al suo fianco, dietro sulla sinistra mio fratello, sulla destra io.

E quasi sempre era domenica.

La casa di nonna Luisa (la mamma di mio padre) ci attendeva, invasa da zii e cuginetti e da odori noti e amati: ragù tirato per ore, braciole di maiale con pinoli e uva sultanina, pane casereccio del giorno prima tagliato a fette spesse due dita, che quasi ci lasciavi i denti nel morderlo.

E quando entravi in cucina ci trovavi immancabilmente nonna seduta a grattugiare il formaggio con una grattugia di alluminio tonda di dimensioni adeguate ai tanti commensali (quindi enorme), di quelle con sotto il contenitore per raccogliere il formaggio e che, una volta sollevato e tolto il coperchio rasposo e bucherellato, nonna adoperava direttamente come formaggiera in tavola, senza tante formalità.

Mentre poi i papà prendevano il caffè nella stanza da pranzo, fumando chi la sigaretta e chi la pipa, e le mamme costringevano nonna a riposarsi un pò sul divano e si mettevano a lavare i piatti, facendo al contempo quattro chiacchiere, noi bambini giocavamo in camera di nonna, arrampicandoci letteralmente sul letto matrimoniale che era stato suo e di nonno Vincenzo, con due materassi uno sull'altro alti tanto da sembrare una montagna da scalare. E cercando di curiosare nel vecchio segretè.

Quel mobile era fonte di grandi sogni e di storie inventate, ci si immaginava chissà cosa fosse nascosto nei tanti sportelli, cassetti e cassettini, alcuni davvero piccolissimi. C'era chi si metteva di vedetta alla porta della camera per sorvegliare il corridoio e avvertire se arrivava qualcuno dei grandi, mentre gli altri si davano da fare con sportelli e cassetti (quelli che si aprivano) e sbirciavano a turno il contenuto, spalancando gli occhi per lo stupore ogni volta come se fosse cambiato dalla volta precedente.

Vecchi monili e anelli e spille senza grande valore, qualche lettera ingiallita dei parenti emigrati negli Stati Uniti (a Nuova York), vecchissime fotografie (alcune dell'inizio del XX secolo), pettini e spazzole di varie dimensioni e foggia, gli occhiali di nonno Vincenzo (conservati da nonna per ricordo), cerchietti neri o marroni per capelli (nonna ne faceva largo uso), un portacipria d'argento ossidato, un porta-profumo di vetro di quelli con tubicino e  pompetta, un paio di specchietti da borsetta rovinati dal tempo.

E i cassettini chiusi a chiave, poi...quelli facevano volare la fantasia ancora più in alto. 

Semplicemente meraviglioso.
  

venerdì 16 novembre 2012

I venerdì del libro (107°): COME DIO COMANDA

Cara Lilli,

per aderire anche questa settimana all'iniziativa di HomeMadeMamma, voglio diversamente dal solito darti non un consiglio, bensì uno s-consiglio (prendendo in prestito il termine dalla 'povna) e dunque ti parlerò di un libro che non mi è piaciuto: COME DIO COMANDA  di Niccolò Ammaniti.

Non avevo letto mai nulla di questo scrittore. E mi sa tanto che non leggerò altro dopo questo romanzo qui.

In poche parole posso dirti che sono stata tentata varie volte di abbandonarlo, durante i tanti giorni che ho impiegato a finirlo. Proprio non mi andavano giù il clima, l'ambientazione squallida fino all'inverosimile, il degrado totale, nè il turpiloquio dei personaggi.

La storia poteva anche interessarmi, visto che come si suol dire "ha un suo perchè", e per questo ho continuato a leggere fino all'ultima pagina, perchè almeno volevo vedere come andava a finire. 

Ma poi ti dirò che neppure il finale mi ha convinto. Dopo aver portato il lettore avanti e indietro da un personaggio all'altro, intrecciando le loro vicende, per centinaia di pagine, io sinceramente mi aspettavo un finale meno sbrigativo o comunque meno scontato. Cioè: l'autore mi ha dato l'impressione di uno che prende la rincorsa per tutto il libro per poi alla fine fare un salto mediocre. Non mi ha soddisfatto.

E comunque capisco che la mia è un'opinione contestabilissima, tanto è vero che questo romanzo ha vinto pure il Premio Strega 2007 e che Gabriele Salvatores ne ha tratto un film nel 2008. 

Molti amano questo autore e hanno amato questo libro.

Io l'ho odiato. Si, letteralmente. Ho odiato, ogni volta che tornavo a leggerlo, dover incontrare quei personaggi, quei filo-nazisti, violenti, volgari, mezzi folli. Non mi hanno suscitato neppure un briciolo di compassione e nemmeno il decantato rapporto d'amore viscerale tra Rino Zena e suo figlio tredicenne Cristiano è riuscito ad intenerirmi.

E non si tratta di fare la moralista o quella che si impressiona troppo facilmente, perchè ho letto storie violente e forti che mi sono piaciute, non in quanto violente (mi sembra ovvio) ma bensì per lo spessore dei personaggi, per lo stile dell'autore, per il loro significato e il messaggio di fondo.

Questa qui no. Non mi è piaciuta. 
Sarà che l'ho presa dal verso sbagliato, non lo so. 

Spero che qualcuno che passi di qui abbia letto il libro e possa spiegarmi perchè avrei dovuto amarlo.



Come Dio comanda


I venerdì del libro su altri blog li trovi QUI

giovedì 15 novembre 2012

Una canzone, un ricordo: CON TE PARTIRO'

Cara Lilli,

in questi giorni scorsi ho riascoltato una canzone (quella del titolo del post) dopo un bel pò di tempo che non lo facevo. 

E il pensiero è volato senza fare soste, in linea retta, a mio padre.

A lui che, quando già faceva fatica a camminare ma ancora riusciva a fare un pò di cyclette, mi chiedeva di mettergli un sottofondo musicale per rendere più gradevole la "pedalata". E nella playlist che avevo preparato per lui c'era anche questa canzone.

Ricordo che gli piaceva tanto, cosa rara per un brano scritto in epoca contemporanea, dato che tendeva ad avere una preclusione verso tutto ciò che era stato pubblicato dopo gli anni '70 al massimo.

Ricordo che sottolineava sempre con un sorriso, accompagnato da un gesto delle mani che riprendeva quello dei direttori d'orchestra, il breve passaggio in cui si sentono distintamente i corni, subito dopo che all'inizio del ritornello Bocelli canta "Con te partirò...".

Penso che fosse proprio questo a piacergli: il fatto che questa canzone ha una struttura, una base che richiama la musica classica, con strumenti inusuali per le canzoni moderne (tipo, appunto, i corni di cui sopra).

E quale giorno più adatto per parlare di questo ricordo, Lilli, se non oggi

Oggi sono tre anni che mio padre non è più qui. Tre anni che a volte mi sembrano lunghissimi e che più spesso mi sembrano volati.

Lui non può ascoltare più questa canzone, ma posso farlo io e posso rivederlo sulla sua cyclette, con quello stesso sorriso mite sul volto. 

E sarà come se la riascoltasse anche lui.
E sarà come se ogni volta lui partisse per un viaggio nell'Infinito.






CON TE PARTIRO' (A. BOCELLI)

Quando sono solo
sogno all'orizzonte
e mancan le parole,
Si lo so che non c'è luce
in una stanza quando manca il sole,
se non ci sei tu con me, con me.
Su le finestre
mostra a tutti il mio cuore
che hai acceso,
chiudi dentro me
la luce che
hai incontrato per strada.

Con te partirò.
Paesi che non ho mai
veduto e vissuto con te,
adesso si li vivrò,
Con te partirò
su navi per mari
che, io lo so,
no, no, non esistono più,
con te io li vivrò.

Quando sei lontana
sogno all'orizzonte
e mancan le parole,
e io sì lo so
che sei con me,
tu mia luna tu sei qui con me,
mio sole tu sei qui con me,
con me, con me, con me.

Con te partirò.
Paesi che non ho mai
veduto e vissuto con te,
adesso si li vivrò.
Con te partirò
su navi per mari
che, io lo so,
no, no, non esistono più,
con te io li rivivrò.
Con te partirò
su navi per mari
che, io lo so,
no, no, non esistono più,
con te io li rivivrò.
Con te partirò.
Io con te.

lunedì 12 novembre 2012

L'amore per me è... (6)

Cara Lilli,

indovina un pò? Mi sono nuovamente interrogata su cosa sia per me l'amore.

E stavolta mi sono data questa risposta: l'amore è fare qualcosa per l'altro, farlo dedicandoci del tempo, del lavoro. Qualcosa di non richiesto, di non indispensabile, di cui l'altro potrebbe anche fare a meno cioè, ma che si sa gli regalerà una gioia. Piccola o grande che sia non importa. Comunque, una gioia.

In particolare per me l'amore è...una cassettiera che per 17 anni è stata ai piedi del mio letto nella mia cameretta da ragazza, a casa dei miei genitori. 
Quella che aveva il pannello sul retro tutto rovinato dall'umidità, le "guide" dei cassetti assottigliate o comunque deformate dall'uso, un pomellino staccato e perso, uno spanato...
Insomma, quella cassettiera ormai inservibile.

E l'amore per me è...entrare in bagno adesso e vedere quella cassettiera lì, sistemata, con un pannello nuovo, con le guide dei cassetti sostituite, con i pomellini nuovi dove servivano. 

Mio marito ci ha lavorato con amore, nonostante io gli avessi detto che non era necessario, che potevamo buttarla via, perchè lui sapeva che per me era parte di un passato che è radicato nel mio cuore maggiormente adesso che i miei genitori non ci sono più e la loro casa è stata venduta.

Non è un mobile di valore, economicamente parlando. Comprarne uno simile non avrebbe certo pesato sull'economia familiare, insomma. 
Però adesso è lì, nel nostro bagno.  
Ci ho messo gli asciugamani, così da averli sempre a portata di mano (scusa il gioco di parole) quando servono.
E il suo un valore affettivo è notevole, per ciò che mi ricorda del passato e per ciò che significa adesso dopo che mio marito ci ha lavorato solo per farmi piacere.

Ecco, Lilli: per me l'amore è anche questa semplice cassettiera!





sabato 10 novembre 2012

Plumcake colorato

Cara Lilli,

in questo fine settimana magari c'è chi vuol preparare un dolce veloce e semplice e dunque ecco la mia proposta: per stupire un pò la mia monella, che ama molto i dolcetti che le sforno io per colazione e merenda, ho pensato di usare i coloranti alimentari e fare un plumcake diverso dal solito.

Risultato? Lei è rimasta molto colpita e felice
! E ti dirò che io e mio marito non abbiamo disdegnato di mangiarne un pò anche noi ;-)

Ho usato una ricetta semplice allo yogurt (oramai mi regolo da sola con le proporzioni, ci ho fatto...l'occhio!) ed è venuto bello soffice:


- farina gr 250
- zucchero gr 150

- burro gr 70

- yogurt bianco (o meglio ancora alla vaniglia) gr 125

- latte ml 100

- 1 uovo
- 1 bustina di lievito per dolci

- 1 bustina di vanillina

- coloranti alimentari in fialetta di 2 colori diversi (io avevo rosa e azzurro)
 


Frullare l'uovo con lo zucchero, fino ad ottenere un bel composto spumoso. Aggiungere il burro ammorbidito, continuando a frullare. Unire poi lo yogurt e infine il latte, amalgamando il tutto.
 
Incorporare al composto così ottenuto la farina, la vanillina e il lievito, mescolando per bene. 

 
Dividere l'impasto in due parti, unendo ad ognuna un colorante diverso (io ho usato l'intera fialetta di ognuno dei due colori e forse sono risultati un troppo "carichi", magari ne basta anche di meno).
 

Imburrare e infarinare uno stampo da plumcake, versarci prima l'impasto di un colore, poi quello dell'altro colore ed infornare a 180° per 30-35 minuti.

Ed eccolo qui, il plumcake colorato:




Buona colazione o buona merenda, Lilli!