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AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

mercoledì 12 febbraio 2014

Una sera di novembre

Cara Lilli,

tu sai quanto io sia attaccata ai miei ricordi, quanto ami rievocare il passato attraverso canzoni, pensieri sparsi, film.

I ricordi che contano davvero per me sono un pò come le radici del mio albero.

Ho fatto caso che per ogni persona importante della mia vita ho dei ricordi ben precisi che mi balenano in mente nell'istante stesso in cui penso a quella persona.

Mi spiego meglio: ci sono tanti ricordi che conservo, indelebili, ma ce ne sono alcuni che rappresentano in modo assoluto le persone a me care che non ci sono più.

Quando penso a mio padre, ad esempio, la prima immagine che mi viene in mente è quella di lui (normalmente schivo, poco espansivo) già provato, invecchiato, sulla sedia a rotelle che mi accoglie in casa al mio ritorno dalla luna di miele spalancando le braccia ed esclamando non un normalissimo ciao o magari un bentornata, bensì: "Che bella figlia che ho!".

Pensando a mio suocero, invece, immediatamente ricordo con estrema dolcezza il giorno in cui io e il mio amore, novelli sposi, invitammo per la prima volta a pranzo i nostri genitori. Quando portai in tavola il primo piatto (rigatoni al sugo di pomodoro con olive e capperi), lui inaspettatamente esclamò: "Un applauso alla cuoca!" e si mise a battere per davvero le mani, con trasporto.

E poi c'è mia madre. 

Lei, che è stata per tutta la vita il mio punto di riferimento, anche se non eravamo uguali e non sempre ci trovavamo d'accordo.

Lei, che per la malattia (il Parkinson) negli ultimi mesi della sua vita riusciva a parlare a stento e che, forse per anche per i medicinali che assumeva, si comportava in modo man mano più strano e incomprensibile e aveva perfino delle allucinazioni.

Ebbene, quando penso a lei inevitabilmente la prima cosa che mi viene in mente è una sera di novembre 2010. 

Tornavo da casa sua dove ero stata nel giorno libero della badante, con la mia monella piccola e il pancione di quasi otto mesi, ed ero addolorata e scoraggiata perchè aveva detto per tutto il tempo un sacco di cose senza senso, si era inventata delle assurdità e quasi non si era accorta che la salutavo prima di andare via.

Ricordo che entrai in casa mia davvero tristissima e che dissi a mio marito: "Non voglio che sia così! Io rivoglio la mia mamma, quella di prima!". E allora squillò il telefono. Era lei. Come sempre si voleva assicurare che fossi arrivata sana e salva (abitava a mezz'ora d'auto da dove vivo io). 

Incredibilmente aveva una voce quasi normale, abbastanza forte e chiara come non la sentivo da mesi. Non c'era traccia delle cose strambe e della confusione mentale di poco prima a casa sua. Mi disse in realtà solo poche frasi semplici, senza una particolare rilevanza. Ma fu bellissimo per me. Mi parve quasi che qualcuno mi avesse ascoltato e che avesse voluto farmi provare di nuovo la gioia della normalità, sentendo mia madre lucida, serena. 

Mi commossi fino alle lacrime per quella breve telefonata. Pensai: "Questa si che è mia madre, ora la riconosco!"

Fu l'ultima volta che parlammo così, senza problemi nè di volume della voce nè di altro al telefono. Dopo di allora fu una discesa rapida verso la fine.

Però il senso di consolazione e di sollievo che provai quella sera di novembre me lo porto ancora nel cuore, come un dono speciale.



lunedì 10 febbraio 2014

Scones (e non c'è due senza tre)

Cara Lilli,

prima di darti una buona idea per accompagnare il tè delle cinque ti spiego che intendo con quel "non c'è due senza tre": secondo te a che posso mai riferirmi? Ma al'influenza, ovvio! E al fatto che dopo il monello e me anche la povera monella è stata colpita dal virus, pur se in modo più lieve e con febbre meno alta. E' in via di guarigione oramai, ma intanto si è fatta il fine settimana chiusa in casa (e io con lei).

Adesso all'appello resta solo l'amato maritino, ma spero che almeno lui se la scansi ;-)

Chiusa parentesi, passo a dirti che sul blog della bravissima cuochina Raffaella alias Stregavera ho trovato tempo fa la ricetta degli scones, i dolcetti tipici inglesi che come ti accennavo prima sono un'idea fantastica per il tè pomeridiano.

Li conoscevo di nome ma non li avevo mai assaggiati, quindi il suggerimento della cara Stregavera è stato un invito a nozze per provarli :-)

Ti ricopio la ricetta che lei ha pubblicato sul suo blog, con tra parentesi la mia unica variante:


500 G DI FARINA 00
300 ML DI LATTE INTERO
160 G DI UVETTA
110 G DI BURRO
MEZZA BUSTINA DI LIEVITO PER DOLCI
2 CUCCHIAI DI ZUCCHERO (io ne ho usati 4)
1 CUCCHIAINO DI SALE

1 UOVO PER SPENNELLARE

Setacciate la farina direttamente nel boccale della planetaria, io ho usato la foglia, ma comunque si lavora facilmente anche a mano.

Aggiungere tutti gli ingredienti lasciando per ultimo il latte, aggiungendo alla quantità prestabilita qualche goccia se l'impasto risultasse troppo consistente. Al contrario se fosse troppo liquido aumentate leggermente la farina.

Stendere l'impasto su di un piano infarinato, non troppo sottile, alto circa un paio di centimetri. Con un coppa pasta circolare ricavate tanti biscottini, fino ad esaurimento dell''impasto.

Disponeteli su una teglia lasciandoli un pochino distanziati e spennellate con l'uovo sbattuto, cuocete a 200 gradi, con forno statico finchè saranno leggermente dorati.


Ed ecco, cara Lilli, una rappresentanza dei miei scones, fatti e rifatti con grande apprezzamento specialmente di mio marito, che è amante dell'uva passa. La loro caratteristica è quella di essere poco dolci e la conservano anche con la dose di zucchero aumentata da me, pensa tu!


Buon appetito, Lilli!


venerdì 7 febbraio 2014

Venerdì del libro (162°): NOVECENTO

Cara Lilli, 

mi è mancato venerdì scorso non scrivere di libri! Riprendo oggi la mia buona abitudine ed aderisco all'iniziativa di HomeMadeMamma parlandoti di un racconto, o meglio un monologo, letto a fine 2013: NOVECENTO di Alessandro Baricco.

E' stato il mio primo Baricco. Meditavo da anni di approcciare questo autore e solo da pochissimo mi sono decisa. Dovevo pur farmi un'idea mia, prima o poi, visto che in giro ne ho sentito parlare o benissimo o malissimo, senza vie di mezzo.

Ho un pò barato, però, perchè la mia scelta è caduta sull'unico dei suoi scritti di cui conoscevo già la storia, avendo visto il film "La leggenda del pianista sull'oceano". Diciamo che forse non ho voluto rischiare troppo, sono andata sul sicuro perchè, anche se il film di Tornatore mi è parso a tratti troppo lento e non mi ha entusiasmato del tutto, in linea generale mi è piaciuto.

Al contrario del film, che è bello lungo, lo scritto di Baricco è piuttosto breve. 

L'ho trovato interessante, con il suo essere scritto in forma di monologo teatrale, con tanto di indicazioni sulle luci, sui rumori fuori scena e sulle azioni dell'attore che narra la storia.

Credo che la bellezza di questo monologo sia proprio nell'originalità della storia  e nella sua inverosimiglianza, se si vuole. Perchè si può credere che ci sia un neonato abbandonato a bordo di un transatlantico nella notte di Capodanno del 1900, che venga adottato da un vecchio marinaio di colore e che quando lui muoia sia poi curato e cresciuto un pò da tutti coloro che lavorano sulla nave. Diventa un pò meno credibile il fatto che all'improvviso il bambino si metta a suonare il pianoforte in modo virtuoso, senza sapere da chi, quando e come abbia imparato a farlo.

Ma la cosa più incredibile, che poi è proprio quella che dà il vero tocco di fascino alla storia, è che quel bambino cresca, diventi uomo e non metta mai piede sulla terra ferma. MAI. 

Ci prova una volta, arrivando a scendere i primi tre scalini di quelli che portano alla passerella e quindi sul molo. Ma si ferma, riflette e torna indietro. Il perchè, i pensieri che gli hanno attanagliato la mente e l'anima in quel lunghissimo momento li rivelerà solo molto tempo dopo, ad un amico musicista (che poi è la voce narrante).

Vivrà su quel transatlantico per sempre. Diverrà una leggenda per i suoi virtuosismi col pianoforte. Vivrà e morirà lì sul Virginian. Perchè alla fine il vecchio transatlantico verrà demolito e neppure allora Danny Boodman TD Lemon "Novecento" lo abbandonerà. Seguirà il suo destino.

Questo (mio) primo libro di Baricco in definitiva mi è piaciuto, mi ha regalato qualche momento di astrazione dalla realtà e anche un pizzico di poesia. Ma mi ha lasciato col dubbio sull'autore: cioè, mi rendo conto che è la storia narrata in sè per sè che mi ha preso, l'idea di questa vita strordinaria, il fatto di essere così difficile da credere. L'autore e il suo stile mi sono sembrati quasi una cosa a parte. Non so se riesco a spiegarmi. Probabilmente no.

Comunque, dovrò leggere altri scritti di Baricco per farmi un'idea più chiara su di lui.


<<Sapeva ascoltare. E sapeva leggere. Non i libri, quelli son buoni tutti, sapeva leggere la gente. I segni che la gente si porta addosso: posti, rumori, odori, la loro terra, la loro storia... Tutta scritta addosso. Lui la leggeva, e con cura infinita catalogava, sistemava, ordinava... Ogni giorno aggiungeva un piccolo pezzo a quella immensa mappa che stava disegnandosi nella testa, immensa, la mappa del mondo, del mondo intero, da un capo all'altro, città enormi e angoli di bar, lunghi fiumi, pozzanghere, aerei, leoni, una mappa meravigliosa.>>

Le proposte di questo venerdì su altri blog le trovi elencate QUI


mercoledì 5 febbraio 2014

A che mi serve un calendario?

Cara Lilli,

la domanda che dà il titolo al post me la sto ponendo sempre più spesso e con maggior convinzione ogni giorno che passa.

Ti faccio capire: appena la monella si sveglia la mattina la prima cosa che fa è domandare "Che giorno è oggi?" per poi immediatamente rispondersi da sola "Oggi è..." e via con la data. Esatta, ovviamente. Perchè lei quando si tratta di numeri è difficile che sbagli.

E oramai si orienta anche bene tra ieri e domani, rispondendo con sicurezza se le chiedi "Oggi è mercoledì. Ieri che giorno era? E domani che giorno sarà?". E lo stesso vale per il mese prossimo o quello passato, per l'anno e per le stagioni.

Ricorda benissimo poi gli impegni programmati: sa in che giorni va a fare le sue terapie di psicomotricità e logopedia e in che giorni invece è il monello a fare la psicomotricità. Sa qual'è il giorno libero della sua maestra di sostegno. E ricorda anche i giorni della settimana in cui vanno in onda determinati programmi televisivi che ama seguire, tipo Paperissima Sprint che ogni domenica sera guarda con la nonna scompisciandosi dalle risate. 

Aspetta poi il sabato sera perchè il papà va a prendere le pizze d'asporto per lui e la mamma (e un pò per il monello, che è un mangiatore dei bordi delle pizze, i cosiddetti cornicioni) e prende anche le patatine fritte per lei, che le adora.

Insomma, a questo punto avrai compreso perchè mi domando: a che mi serve un calendario se ho la mia monella preferita a farne egregiamente le veci? 

:-)


PS: casomai te lo stessi chiedendo, Lilli, ti dirò che io sto meglio con lo stomaco, ma non ho ancora il mio normale appetito; il monello invece sta curandosi la tossaccia che si è sviluppata durante l'inflenza :-(

lunedì 3 febbraio 2014

Sogno proibito...

Cara Lilli,

oggi primo giorno senza febbre. 

E' una cosa buona, dirai tu. E infatti lo è.

Se non fosse che questo virus influenzale, che ha lasciato al monellino uno strascico di tosse, a me ha invece portato in dono un disturbo di stomaco che ancora oggi non è passato, pur senza avere più la febbre.

Non ho avuto vomito, ma solo nausea o quanto meno uno strano senso di continua pienezza. Di conseguenza ho mangiato quasi nulla, giusto un pò di pane e qualche fetta biscottata. Più che altro ho bevuto tè e orzo (non mischiati, naturalmente!) e dopo tre giorni e mezzo così mi sento un pò deboluccia a dirla tutta. 

La cosa terribile è che teoricamente io sogno tante delizie, cose buone, cascate di cioccolato come questa qui...


Immagine presa dal WEB


Ma, AHIME', nella pratica se provo a mandar giù anche solo un semplice pezzetto di prosciutto cotto, come stamattina, mi viene il voltastomaco :-(

Pazienza, sarà felice la bilancia dopo questa dieta forzata ;-)