AVVISO AI LETTORI:

AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

domenica 15 luglio 2018

11 luglio '82

Cara lilli,

ci sono date che non si dimenticano. Date di cui ricordi perfettamente dove, come, con chi eri e che cosa stavi facendo mentre accadeva un determinato evento.

Una di queste date per me (e per milioni di italiani) è l'11 luglio 1982.

Dove: ero al mare, nella mia adorata San Benedetto del Tronto e nell' ampia sala TV comune di quello stesso grande residence che ha mi ha visto vivere anche in seguito le più belle estati della mia vita da ragazza. 

Come: vestita tricolore, con maglietta bianca, gonnellina rossa e bandana verde in testa.

Con chi: con mio fratello, le mie 2 cugine gemelle e un folto gruppo di amici di spiaggia (tutti rigorosamente vestiti tricolore, in un modo o nell'altro), più tutti i rispettivi genitori.

Che cosa: facevo un tifo assordante per la Nazionale di calcio che disputava la finalissima dei Campionati Mondiali di Spagna contro la Germania Ovest.

Ricordo tutto, ogni cosa, ogni particolare di quella sera magica.

Dalla corsa a prendere i posti migliori nella sala TV fin dal pomeriggio (giuro: noi ragazzi non ci schiodammo da lì neppure per cenare qualcosa prima del fischio d'inizio, le nostre mamme ci prepararono dei panini e ce li portarono giù con bottiglie di acqua e bibite e andavamo in bagno a turno, per non perdere i posti in prima fila!), all'emozione degli inni nazionali, alla presenza in sala di alcuni (pochi) ospiti del residence che erano tedeschi e immagina tu come venissero guardati da tutti noi altri (pur senza cattiveria, eh!),  al rigore sbagliato da Cabrini, al gol di Pablito Rossi che sbloccò il risultato, all'urlo liberatorio in corsa di Tardelli dopo il suo 2-0, alla cavalcata sulla fascia destra di Conti che servì a Spillo Altobelli la palla per il 3-0, all'esultanza del Presidente Pertini sugli spalti che agitando l'indice della mano destra esclamò "Ormai non ci prendono più!" (il labiale fu chiarissimo), al gol della bandiera della Germania a pochi minuti dal termine, mentre i poveri villeggianti tedeschi avevano pian piano guadagnato già il fondo della sala, verso l'uscita... fino al triplice fischio finale dell'arbitro e al grido memorabile di Nando Martellini...

 "CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO!"

E poi...

Gli urli, le lacrime, gli abbracci... Zoff che riceve il trofeo da Re Juan Carlos... la corsa in spiaggia, il bagno in mare, gli adulti che stappano bottiglie di spumante offerte dai gestori del residence...

Una gioia speciale, anche se ero ancora una bambina e ne capivo ancora poco di calcio. Una gioia pura, semplice, contagiosa. Diversa da quella, comuqnue grandissima, sincera e forse più consapevole di tanti anni dopo, nella notte di Berlino, il 9 luglio 2006. Diversa perchè fu la prima in quel senso per me. 

Una gioia irripetibile.


Oggi pomeriggio guarderò in TV Francia - Croazia, fnalissima di Russia 2018, tifando per i croati  (va senza dire) ma con un pò di amara malinconia nel cuore. Malinconia per la mancata partecipazione degli Azzurri a questo Mondiale, ma forse ancor di più perchè so che quella gioia dell'11 luglio '82 dal vivo non tornerà mai più. Ma nel mio cuore c'è ancora, eccome. Custodita in un angolo speciale, tutto suo.


martedì 10 luglio 2018

Gentilezza

Cara Lilli, 

questo pomeriggio al centro di riabilitazione dove i monelli fanno le loro terapie mi sono intrattenuta a parlare in sala d'attesa con il papà di un'altra bambina che conosco da alcuni anni ormai. 

Ad un certo punto è entrata una signora che cercava qualcuno dell'amministrazione per lasciare un documento e io mi sono alzata e le ho detto che l'impiegata di turno oggi era andata via proprio da poco e che purtroppo prima di domani mattina non ci sarebbe stato nessun altro in ufficio.

Quando è uscita questa persona, il papà con cui stavo chiacchierando mi ha detto : "Io non lo so come fai, sei sempre così gentile con tutti!"

Gli ho risposto che non ho fatto nulla di che, ho solo detto due parole a quella signora per spiegarle che doveva tornare domani. 

Ma lui ha ribadito: "Non è per quello che hai detto. E' per come lo hai detto. E per come ti vedo sempre dire le cose a chiunque, che siano cose futili o importanti. Non tutti sono così gentili come te".

Questo della gentilezza è un complimento che mi viene fatto spesso, Lilli. E non solo da chi mi conosce più o meno bene, ma anche proprio da chi non mi conosce affatto e si trova per qualche motivo ad avere a che fare con me. 

Mi domandavo, allora, tornando a casa dal centro: come mai in tanti sentono la necessità o comunque hanno piacere di sottolineare che io sono gentile? 

La gentilezza è una cosa così rara oggi, forse?

venerdì 6 luglio 2018

Venerdì del libro (273°): L'ORA DI PUNTA

Cara Lilli,

ogni anno (lo sai, ma te lo ribadisco) insieme all'estate arriva per me il momento della pressione bassa, dei ritmi che si rallentano, dei tempi che si dilatano e della spina che si stacca il più possibile.

Anche se riduco le mie incursioni sul web, però, io ci sono eh :) 

E c'è soprattutto la mia inesauribile voglia di leggere, ancor di più in questo periodo dell'anno.

Così non voglio far trascorrere un altro venerdì senza partecipare all'iniziativa di HomeMadeMamma e oggi, seppur arrivando di sera tardi, ti propongo una lettura mia della settimana scorsa: L'ORA DI PUNTA - Un'indagine al volante, di Nora Venturini.

Si tratta di un romanzo che è un mix: c'è l'intreccio poliziesco, poi venature di rosa, ma anche un pò di episodi simpatici. Diciamo che io lo definisco un "giallo leggero"

La storia vede Debora, una tassista romana venticinquenne col sogno sfiorato ma non realizzato di entrare in polizia, che si trova suo malgrado coninvolta in un caso di omicidio, avendo avuto come cliente sul suo taxi la vittima.

L'incontro con il commissario Edoardo Raggio, più che quarantenne, dal fisico non da palestrato ma da uomo normale, un pò malinconico, intuitivo, farà accendere in Debora il desiderio di  indagare, scoprire, trovare la verità. E anche di avvicinarsi sempre più a quest'uomo che le sembra diverso dagli altri, ma che purtroppo per lei è sposato.

La lettura è scorrevole; il linguaggio semplice, forse anche un pò troppo a volte.

L'intreccio poliziesco non è molto originale nè troppo ricco di suspanse, ma è credibile. E si arriva a fine libro con un sorriso sulle labbra, in definitiva. Il che non è male, specie quando ci si vuol rilassare un pò senza troppo impegno.

Forse questo libro mi sarebbe piaciuto anche di più se non avessi letto già (e apprezzato) i romanzi di Alice Basso: certi aspetti simili, come la giovane protagonista femminile che non è una poliziotta ma che comunque si mette ad indagare, oppure la figura del commissario un pò vecchio stampo, anche al di là dell'età non più verdissima, mi hanno portato irrimediabilmente a fare un paragone. E Vani Sarca e Romeo Berganza (personaggi dei libri della Basso) hanno avuto la meglio su Debora Camilli ed Edoardo Raggio nella mia classifica personale, perchè li ho trovati più originali e meglio caratterizzati.

Ma comunque mi sento di consigliare questo romanzo della Venturini perchè è piacevole e credo che prossimamente leggerò anche il recente secondo libro di questa autrice con portagonista ancora Debora Camilli, Lupo mangia cane.




I suggerimenti di altri blogger per questo venerdì del libro li trovi elencati QUI

mercoledì 27 giugno 2018

Come dentro un film

Cara Lilli,

hai presente quando la vita ti mette sul piatto tutto un susseguirsi di momenti, una tale concentrazione di eventi e di passaggi importanti che non fai in tempo a metabolizzarne uno che già sei immersa in quello successivo?

Momenti pieni di... tutto. Di sorrisi. Tanti. E di lacrime. Di quelle che all'inizio  tenti di nascondere, strizzando leggermente gli occhi con noncuranza, passandoti un dito sulle ciglia rapidamente, prima di capire che non serve a nulla mascherarle e di decidere che vale la pena lasciarle andare così. Libere. Mischiate ai sorrisi.

Momenti pieni di tutto, davvero. Dalla gioia più pura a un pizzico di malinconia, dalla soddisfazione a quel pò di incertezza per il domani, che non manca mai.

Perchè li vedi lì davanti a te, i tuoi monelli. 

Il monello che mangia con i compagnetti e poi gioca, corre, scivola, suda, si sporca e si diverte, al pranzo di fine anno scolastico (anticipato di una settimana). Che, testardo come un piccolo mulo, non vuole salire sul palco allo spettacolino dell'ultimo giorno di scuola ma partecipa a suo modo lo stesso ascoltando gli altri bambini delle classi seconde che cantano e porta il tempo benissimo con i piedi e ride e fa correre di qua e di là la sua amata e amabile maestra di sostegno, che lo sbaciucchia e lo abbraccia.

La monella che è giusto al centro del gruppo degli alunni delle tre classi quinte riunite il penultimo giorno di scuola dal maestro di musica che quest'anno ha fatto meraviglie con tutti loro. E' lì, al centro, mentre suonano il flauto e con fare disinvolto dà ogni tanto una sbirciatina alla compagnetta che le sta accanto per vedere come mette le dita sui fori del flauto e per cercare di imitarla senza sbagliare. Ed è lì quando poi passano al canto: compatti,  intonati, bravi davvero. Tutti. Lei compresa, che si lascia trasportare dalle canzoni, alcune più semplici, allegre e leggere, altre più impegnative e impegnate. 
E quando poi la vedi con la manina sul cuore, insieme a tutti gli altri, che canta l'Inno di Mameli... come puoi non emozionarti?

Sempre la monella che in uno scenario bellissimo, tra prati, alberi, un ruscello, una cascata, mangia con i suoi compagni della quinta A... per l'ultima volta tutti insieme, ora che la scuola primaria è finita e a settembre alle medie verranno rimescolate le classi. E che con le tre sue amichette più affezionate si allontana un pò per andare a stendersi su una coperta a chiacchierare in pace e a guardare il cielo, luminoso e soleggiato anche se con qualche nuvola bianca qua e là.

I tuoi monelli, che poi a turno accompagni a ritirare la pagella, scoprendo con gioia che i voti buoni ci sono anche quest'anno: un solo 6 per il monello, poi per entrambi tutti 7 e 8, più un bel 9 per la monella in attività motoria. Lui con il suo programma del tutto differenziato, lei con lo stesso programma della classe ma un pò semplificato. 

E tutto questo va a premiare l'impegno dei monelli stessi, che hanno lavorato tanto, ma anche quello delle loro maestre, che non hanno mollato un solo istante la presa, che hanno creduto nei risultati possibili anche quando sembravano un pò più... impossibili :)

E tu, da mamma, hai sorriso e hai pianto in ognuna di queste occasioni.

Ma più di tutte in una. L'ultima in ordine cronologico, ma la più emozionante: a consegna della pagella avvenuta, l'abbraccio stretto stretto della monella con la sua maestra, che porta il suo stesso nome e che per 5 anni l'ha seguita, spronata, coccolata, sgridata, responsabilizzata, fatta ridere, consolata. Amata.

Così si è chiuso un capitolo importante, il più importante finora, della vita della monella. Restano i tanti ricordi e i tanti passi fatti insieme. Il libro che la maestra le ha regalato, con una dedica preziosa. E una fotografia bellissima di loro due insieme, che la monella  ha regalato alla maestra, incorniciata da un portafoto a forma di finestra che si apre sul davanti e accompagnata da un bigliettino scritto tutto di suo pugno.

Come dentro un film, prima di pubblicarlo tu rileggi questo post e ti sembra di rivederle e riviverle tutte queste scene. E, sorridendo,  corri a prendere l'ennesimo fazzolettino...

sabato 23 giugno 2018

Frittata di pollo e pangrattato

Cara Lilli,

è da tempo immemore che non posto una ricettina. Rimedio oggi, visto che a pranzo mi sono preparata un piatto che mi è piaciuto molto ed è scaturito un pò dalle circostanze.

Ti spiego: mio marito è fuori con suo fratello e sua madre fino a stasera, quindi a mezzogiorno ero sola con i monelli. La monella desiderava le penne al pomodoro, niente di più semplice. Il monello ama la carne, bianca o rossa che sia, e gli ho scongelato delle fettine di petto di pollo da cuocere in padella. Io ancora non avevo idea di cosa mi andasse a genio, invece.

Quando mi sono resa conto che il pollo che avevo scongelato era troppo per il piccolo di casa, mi sono detta che ne avrei mangiato un pò io. Ma una fettina sola era poca per me. Insomma... che ho pensato? 

Da amante delle frittate, ecco che ho preparato in quattro e quattr'otto una frittata con il pollo e ho aggiunto anche del pangrattato per darle più consistenza, tipo pancake per farti capire.

E' venuta buona! L'ho accompagnata con dei pomodori all'insalata e ho molto gradito il tutto. E' stato un piatto sostanzioso e mi ha saziato :-)

Ecco le dosi che ho usato per una frittatina singola (ma si possono poi ovviamente variare in più o in meno a seconda dei gusti):

- 2 uova
- 100 gr di petto di pollo
- 3 cucchiai di pangrattato
- 2 cucchiai di latte
- sale q.b.
- pepe q.b.
- olio extravergine di oliva q.b.

Molto facile da preparare: ho cotto in una padella antiaderente la fettina di petto di pollo insaporendola con un filo d'olio e un pizzico di sale.

In una scodella ho sbattuto le due uova con il latte, il sale e il pepe.

Ho tagliato a pezzetti la fettina di pollo e li ho aggiunti alle uova, incorporando poi anche il pangrattato.

Ho versato il composto ottenuto (piuttosto denso) in padella antiaderente e ho fatto cuocere a fuoco medio per 5-6 minuti, rigirando la frittata a metà cottura.

Et voilà... pronta per essere mangiata :-)


Buon appetito, Lilli!