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AVVISO AI VISITATORI: Questo blog è "migrato" da Myblog a Blogger il 1° ottobre 2012. Ho trasferito una parte dei vecchi post in questa nuova "sede", ma chi volesse saperne di più di me, di Lilli e del nostro "passato" può andare a dare un'occhiata QUI

venerdì 7 marzo 2014

Venerdì del libro (166°): IL TURNO DI NOTTE LO FANNO LE STELLE

Cara Lilli,

lo sai che, a meno di impedimenti seri, il venerdì qui sul mio blog è dedicato alle proposte di lettura, grazie all'iniziativa di HomeMadeMamma.

Oggi voglio parlarti di un libricino breve e abbastanza particolare di Erri De Luca: IL TURNO DI NOTTE LO FANNO LE STELLE.

Di questo autore avevo già letto e apprezzato "I pesci non chiudono gli occhi" (ne ho parlato QUI).

"Il turno di notte lo fanno le stelle" l'ho letto mentre aspettavo che la monella facesse una delle sue sedute di logopedia e mi è rimasto del tempo prima che lei terminasse. Quindi capisci bene che ci ho impiegato una mezz'ora scarsa.

E' un testo singolare, scritto sotto forma di sceneggiatura.

Ho letto pareri molto discordanti perchè secondo alcuni è una storiella troppo corta, superficiale e incompleta, mentre per altri è un piccolo gioiello.

Io direi che propendo per il giudizio positivo, pur senza gridare al capolavoro (gli dò 3 stelle e ½ su 5).

Se devo spiegarti cosa mi è piaciuto di questo libretto forse non so neppure dirlo, ma certo la storia che nelle prime pagine risulta un pò oscura va chiarendosi poi verso la fine e c'è un tocco di poesia nel modo in cui viene narrata, al di là dei temi già di per sè delicati che tratta (la malattia, la morte, la guarigione). 

A me di De Luca piace lo stile, che è forse proprio quello che non piace ai suoi detrattori. Lui scrive a volte come se le frasi non avessero un vero e proprio legame tra di loro, come se lasciasse scorrere i pensieri quasi senza una logica. Eppure ha la capacità di lasciare qua e là tra le parole delle piccole-grandi verità, che a me personalmente fanno un effetto strano: una volta che le leggo mi sembrano quasi ovvie, ma a ben pensarci mi rendo conto che non avrei saputo scriverle allo stesso modo, con quella stessa semplicità e allo stesso tempo con quella stessa forza.

Cosa troviamo tra le pagine di questo testo? 

Una coppia, di cui si capisce che lei è stata appena dimessa da un ospedale; e un uomo, pure appena dimesso dallo stesso ospedale. Un viaggio dagli Stati Uniti alle Dolominti, per inseguire un sogno, un progetto, una promessa. E una scalata che li porterà più vicini alle stelle.

Ecco, non posso dire altro se no finisce che racconto l'intero libro visto quanto è breve!


" ESTERNO, MONTAGNA, SERA.

Matthew da solo è rimasto sulla cima, ha deciso di bivaccare lì. Sopra di lui sta spalancata la più affollata cupola di stelle. Le guarda sdraiato a faccia in su, le braccia dietro la testa a fare da cuscino.

MATTHEW - Chi ha fatto il turno di notte per impedire l'arresto del cuore del mondo? Noi, i poeti.

Matthew tira un sospiro, si accarezza il torace dal lato del cuore, che ora sentiamo battere come campane a festa.

MATTHEW- Il turno di notte lo fanno le stelle."


I suggerimenti di questo venerdì del libro su altri blog li trovi elencati QUI


mercoledì 5 marzo 2014

Una canzone, un ricordo: SALIRO'

Cara Lilli,

c'è una canzone che mi è piaciuta fin dalla prima volta che l'ho ascoltata, al Sanremo del 2002. Forse per il ritmo, forse per il testo, o più probabilmente senza un motivo specifico. 

L'ascoltavo spesso e volentieri. 

In quel periodo facevo da baby-sitter ogni giorno al mio primo nipotino, figlio di mio fratello (quello stesso nipotino che poi nel 2006 mi ha fatto da paggetto al matrimonio). Inevitabilmente lui si è ritrovato ad ascoltarla con me. 

Risultato? Io facevo un balletto (oddio...balletto è una parola grossa!) un pò strano e parecchio idiota a dire il vero, muovendo le mani strette a pugno ritmicamente...e quel nanetto poco più che unenne mi imitava, seguendo la musica! Sembravamo un pò matti tutti e due, mi sa :D

E' ovvio che ogni volta che riascolto quella canzone, anche oggi, le mani mi partono in automatico, senza controllo. E sorrido ripensando a ciò che io e il mio adorato nipotino abbiamo condiviso nei suoi primi anni di vita, quotidianamente. E a ciò che ancora condividiamo, seppur vedendoci meno spesso perchè adesso abitiamo un pò più distanti, ma sentendoci ad esempio al telefono appena abbiamo un pò di tempo, per farci due chiacchiere e due risate. E ripenso ai film che ci piacciono e che guardiamo insieme e alle pietanze che cuciniamo quando ancora adesso viene a trascorrere l'intera giornata a casa mia, magari d'estate o durante le festività, che la scuola è chiusa.

Lui ora è un bellissimo tredicenne e ha un posto speciale nel mio cuore, così come questa canzone.






Salirò (Daniele Silvestri) (2002)

Salirò salirò
Tra le rose di questo giardino
Salirò salirò
Fino a quando sarò
Solamente un punto lontano.
Pompa…pompa…pompa…pompa.
Preferirei
Stare seduto sopra il ciglio di un vulcano
Mi brucerei
Ma salutandoti dall'alto con la mano.
E invece sto sdraiato
Senza fiato
Scotto come il tagliolino al pesto che ho mangiato
E resto qui disteso
Sul selciato ancora un po'
Ma prima o poi ripartirò.
Accetterei
Di addormentarmi su un ghiacciaio tibetano
Congelerei
Ma col sorriso che si allarga piano piano
(come De Niro, ma più indiano)
e invece sto sdraiato
senza fiato sfatto come il letto su cui prima m'hai lasciato
e resto qui distrutto
disperato ancora un po'
ma prima o poi ripartirò.
E salirò salirò
Salirò salirò
Fra le rose di questo giardino
Salirò salirò
Fino a quando sarò
Solamente un ricordo
Lontano.
E salirò salirò
Salirò salirò
Fino a quando sarò
Solamente un puntino…
…lontano
preferirei ricominciare
piano piano dalla base
e tra le rose lentamente risalire
e prenderei tra le mie mani
le tue mani e ti direi:
"amore in fondo non c'è niente da rifare".
E invece
Più giù di così
Non si poteva andare
Più in basso di così
C'è solo da scavare
Per riprendermi
per riprenderti
ci vuole un argano a motore
Salirò salirò
Salirò salirò
fra le rose di questo giardino
Salirò salirò
Fino a quando sarò
Solamente un ricordo lontano.
Salirò
Salirò-o
Non so ancora bene quando
Ma provando e riprovando
Salirò salirò
Fino a quando sarò
Solamente un punto
Lontano
Lontano
Lontano
Lontano



martedì 4 marzo 2014

Carnevale....in movimento

Cara Lilli,

ieri il mio monello ha partecipato alla sua prima vera festa in maschera organizzata dalla scuola dell'infanzia che lui frequenta insieme alla sede distaccata cheè situata in un paesino vicino al nostro. 

Il tutto si è svolto nella palestra comunale, con le mamme e i parenti vari che potevano assistere dagli spalti....tipo ultrà :D

La cosa bella è stata che il monellino ha fatto anche la sua prima esperienza di "uscita" senza mamma e papà, prendendo lo scuolabus. Pare gli sia piaciuto questo viaggetto (dieci minuti, mica tanto!), me lo hanno raccontato le sue maestre. E' salito ben volentieri, tutto sorridente, e si è guardato intorno molto compiaciuto durante il tragitto.

Una volta a destinazione poi si è sentito libero come un fringuellino, con davanti un bello spazio ampio come quello della palestra e con la musica ad hoc (canzoncine sul carnevale o tarantelle varie).

Io lo guardavo dagli spalti, appunto, e lo vedevo felice e spensierato. Anche troppo. Infatti, le maestre (una in particolare) e la bidella hanno dovuto sudare sette camicie per non perderlo di vista ed evitare che di punto in bianco sparisse oltre la porta d'ingresso, scapicollandosi per le scale che portano sugli spalti. 

Il monello non è stato fermo un attimo. E ad una festa, specie se di carnevale, ci può anche stare. Ma purtroppo era evidente a tutti che il suo correre e dimenarsi non era normale. Lui ha un iperattività che raggiunge picchi davvero difficili da gestire, Lilli. E questo è quello su cui sta lavorando adesso la sua psicomotricista e su cui dobbiamo "battere" anche noi a casa e possibilmente (anzi, assolutamente) anche le maestre a scuola. Il monello va contenuto: è necessario, è la base su cui poter poi costruire tutto il resto.

Non ti ho scritto questa cosa per toglierti il sorriso che magari ti è spuntato all'inizio del post leggendo le cose carine sulla giornata di ieri. E' solo che, oltre alla tenerezza per un cucciolotto che partecipa ad una festa con i suoi compagnetti, c'è anche la realtà di un problema che va affrontato e che è bello tosto.

Però....dovevi vedere che bello che era il monello versione Winnie The Pooh, con la tutona pelosa e con tanto di cappello egualmente peloso con la faccia del noto orsetto giallo :-) 

Amore della mamma sua!

venerdì 28 febbraio 2014

Venerdì del libro (165°): L'ELEGANZA DEL RICCIO

Cara Lilli,

oggi partecipo all'iniziativa settimanale di HomeMadeMamma parlandoti del romanzo che già lo scorso venerdì avevo in mente di recensire (poi accantonai l'idea per mancanza di tempo).

A gennaio ho letto L'ELEGANZA DEL RICCIO di Muriel Barbery ed è stata una una lettura che potrei definire sorprendente.

Mi spiego meglio: questo romanzo francese ha attirato la mia attenzione da quando è stato edito in Italia; tra l'altro mia cognata mi aveva anche detto che a lei era piaciuto e me lo consigliava. Dopo alcuni anni di attesa è arrivato dunque il suo momento: a inizio di quest'anno finalmente l'ho avuto tra le mani e ho iniziato a leggerlo.

La prima impressione è stata di un libro piuttosto strano. Cioè, doveva essere la storia di una portinaia di un elegante condominio parigino, situato al numero 7 di Rue de Grenelle, e di una ragazzina dodicenne che vive con la sua famiglia in uno degli appartamenti del condominio, narrata in prima persona dalle due protagoniste a capitoli più o meno alterni.

Mi pareva invece una serie di pensieri senza grossi legami tra di loro, con digressioni filosofiche sui concetti di arte e bellezza, sulla natura umana e cose del genere.

Un pò pesante come inizio, mi sono detta. Poi ho ripensato alle parole di mia cognata: "Se digerisci le prime 100 pagine o giù di lì, vedrai che il resto ti piacerà!" e così ho proseguito la lettura.

Ebbene, pian piano mi sono ritrovata immersa nell'atmosfera del numero 7 di Rue de Grenelle, con il via vai di condomini quasi sempre snob e abbagliati dalle apparenze; con la presenza vigile ma discreta della portinaia Reneè Michel, che fa di tutto per incarnare il prototipo della donna poco istruita, piuttosto sciatta e grossolana, con nessun' altra possibile prospettiva se non quella di svolgere lavori manuali e di poco conto. E con Paloma Josse, dodicenne superdotata, che condivide pressoché nulla con i suoi familiari, in particolare con la sua sciocca sorella maggiore, e che sta progettando di suicidarsi il giorno del suo compleanno perchè non vuole crescere e diventare come tutti gli adulti che conosce e che considera vuoti, aridi e mediocri.

Ma Reneè non è affatto una donna scialba e ignorante come vuol far credere, anzi. Paloma avrà modo di comprenderlo e di entrare a far parte del suo mondo segreto quando al numero 7 di Rue de Grenelle avviene qualcosa di particolare: in seguito alla morte di un condomino, fa il suo ingresso in scena un uomo d'affari giapponese, raffinato, gentile e arguto. Sarà lui a fare in qualche modo da trait d'union tra Reneè e Paloma e avrà un ruolo fondamentale nelle loro vite. E si faranno bene a vicenda.

Non svelerò oltre, ma dirò che la seconda parte del romanzo mi ha coinvolta molto più della prima e che il finale mi ha letteralmente sorpreso, lasciandomi con le lacrime agli occhi per l'emozione. 

Come ti scrissi a proposito de La signora Harris, io sono emotiva, piango facilmente per film, ricorrenze o canzoni, ma è raro che un libro mi porti fino alle lacrime, che siano esse di gioia o di dolore o un mix di entrambe le sensazioni.

"L'eleganza del riccio" mi ha spiazzato. E questa cosa mi ha regalato una forte emozione.

Non so se a tutti ha fatto questo effetto, però per me è stato così. 

Mi è piaciuto. Nonostante sia un pò lento, nonostante in effetti il personaggio di Paloma appaia troppo forzato nei pensieri e nei ragionamenti per essere solo una dodicenne. (ndr: quest'ultima osservazione l'ho aggiunta in seguito alla riflessione stimolata dal commento di MammaAvvocato, che ringrazio!)

Tirando le somme forse non posso dire che sia un vero e proprio capolavoro, ma per me è un libro bello e molto particolare.



Immagine correlata



"Madam Michel" mi risponde, "sa, lei mi restituisce la speranza." 
"La speranza?" chiedo, tirando su col naso in modo patetico.
"Si" dice lei, "mi sembra che cambiare destino sia possibile".
E rimaniamo lì a lungo, tenendoci per mano, senza dire niente. Sono diventata amica di una bella anima di dodici anni verso la quale provo un'enorme gratitudine, senza che l'incongruità di questo attaccamento asimmetrico per età, condizione e circostanze riesca a sminuire la mia emozione. [...]
Richiusa la porta, mi siedo sulla poltrona della tivvù, la mano sul petto, e mi sorprendo a dire ad alta voce: forse vivere è questo.

  
I suggerimenti di questo venerdì del libro su altri blog li trovi elencati QUI

 

martedì 25 febbraio 2014

La ballerina

Cara Lilli,

sono alcuni giorni che ogni tanto chiedo alla monella cosa vorrebbe fare da grande.

Domanda che viene fatta normalmente ai bambini, lo so. Ma io alla monella non l'avevo mai chiesto fino a pochi giorni fa, appunto.

La sua risposta è stata sempre la stessa: il silenzio. O al massimo la ripetizione meccanica della domanda.

Le ho spiegato meglio cosa intendevo, cioè che ogni bimbo cresce, diventa grande come mamma e papà e sceglie di fare qualcosa nella vita. Le ho portato degli esempi: la maestra, la cuoca, il medico. Ma niente.

Ci sono rimasta un pò male, lo confesso. Scema che sono (me lo dico da sola).

Poco fa, comunque, ho provato di nuovo a chiederle: "Che cosa vorresti fare da grande?"

Risposta: "Voglio ballare!"

Emozione!

La mia  monella, che fino a non molto tempo fa se le chiedevi di saltare a stento sollevava i talloni e poi li riabbassava, senza staccare neppure di un millimetro le punte dei piedi dal pavimento (e che pure adesso non è che sappia fare chissà quali salti!).

Lei, che ad oggi se le dici di agitare il culetto è capace di muovere tutto (busto, braccia, gambe, piedi) fuorchè il culetto.

Lei, che per l'età che ha ancora scarseggia nella fluidità dei movimenti. 

Lei che ha davanti a sè ancora parecchi semestri di psicomotricità da fare.

Lei, proprio lei, vuole diventare una ballerina.

Ed io lo trovo meraviglioso. 

E lo è ancora di più considerando che me lo ha detto agitando le braccine in modo adorabilmente scoordinato e con un sorriso tenerissimo stampato sul viso :-)


PS: naturalmente so bene che cambierà idea mille volte da qui ai prossimi anni, Lilli, ma oggi mi voglio godere questa piccola emozione inaspettata!