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Visualizzazione post con etichetta dolcezza. Mostra tutti i post
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mercoledì 6 febbraio 2019

Sulle mie ginocchia

Cara Lilli,

ero qui al pc, pochi minuti fa. Ascoltavo le ultimissime canzoni del Festival di Sanremo andate in onda ieri sera tardi, mentre io già dormivo beata.

Ed è arrivato lui, come sempre. Perchè fin da quando era piccolissimo non mi è (quasi mai) concesso sedermi in sua presenza che lui arriva e mi si siede in braccio.

Me lo sono sbaciucchiato un poco, come faccio sempre. E intanto consideravo come nonostante sia un pinocchietto, come lo chiamo a volte per scherzo, magrino e agilissimo, sta comunque (e per fortuna) crescendo e il suo peso un poco aumenta e si fa sentire sulle ginocchia.

E... sai quelle cose che scattano così, all'improvviso? Quei pensieri che ti attraversano la mente e si riversano nel cuore, tipo fiume nel mare.

E' stato così. 

Ho  pensato che il tempo passa. 

Che scoperta. 

E passa in fretta. 

Che scoperta anche questa, dirai.

Ma ne ho avuto la percezione chiara e in un istante ho visto lui grande, alto, sempre snello e agile, ma comunque troppo grande per starmi in braccio. E io che rido perchè gli dico "Dai, vieni qui, che ti sbaciucchio un poco!" e non riesco a tenerlo e lui ride con me.

Però la mia è una di quelle risate che mascherano la malinconia, quelle dal gusto agrodolce, che se non ci stai attenta ti scappa una lacrima e non puoi fare nulla per fermarla.

E in tutto questo ho rivisto me, già grande, negli ultimi tempi in cui ero figlia di famiglia, prima di sposarmi. Me che scherzo con mia madre, che pur già segnata dalla malattia ha però ancora voglia di scherzare e di dire "Vieni qui, in braccio!" e io mi poggio lievemente sulle sue ginocchia cercando di non pesarle troppo, anche solo un momento, per sorridere con lei come quando ero piccina.

Il sorriso agrodolce è il suo, in quel momento, fissato nella mia memoria.

Che voglio dire con queste mie parole, Lilli, non lo so. Voglio solo che in futuro ci siano altri momenti così, con il mio monello sulle mie ginocchia.

Sono pronta ad assaporarne anche il retrogusto amaro, ne vale la pena. Sempre.

lunedì 30 aprile 2018

Proprio in quel preciso istante

Cara Lilli,

perdona l'assenza di questi giorni passati: non è successo nulla di particolarmente importante in realtà, ma capita che il susseguirsi delle cose anche di routine a volte crei più stanchezza (complice anche il clima con questi picchi di caldo a cui io fatico un pò ad adattarmi con la mia pressione bassa cronica) o comunque lasci meno tempo libero del solito.

Oggi volevo dirti una cosa che mi è successa stamane mentre stendevo i panni al sole sul terrazzo di casa: non so perchè mi è venuto in mente il terrazzino a piano terra della prima casa in cui io e mio marito abbiamo abitato appena sposati e dove siamo restati giusto un anno, tra l'agosto del 2006 e l'agosto del 2007, prima di trasferirci nell'appartamento in cui viviamo ancora adesso. 

Su quel terrazzino c'erano due fili sistemati in modo un pò "arrangiato" per stendere il bucato, appunto. E stamattina ci ho ripensato. Ma la cosa che voglio raccontarti non è questa. Questa cosa qui è stata il pensiero che ha fatto da tramite con un altro pensiero, molto più emozionante.

Mi è tornato alla mente il momento esatto in cui ho realizzato che la mia vita era davvero cambiata, dopo che mi ero sposata. 

Io e il mio amore eravamo appena tornati dalla luna di miele per la quale eravamo partiti il giorno seguente alla celebrazione del matrimonio, dopo aver soggiornato una notte presso la stessa struttura in cui avevamo cenato e festeggiato con i nostri invitati.

Eravamo rientrati dal viaggio dopo due settimane, di sera tardi (QUI la bellissima sorpresa che le nostre famiglie ci fecero trovare per il nostro ingresso in quella casa). La mattina dopo io mi sono svegliata abbastanza presto, come mio solito. Il mio novello sposo dormiva ancora.

Pian piano mi sono alzata dal letto e mi sono diretta in cucina. Quella casa era su due piani, la camera da letto era al primo mentre la cucina era a piano terra, per cui sono scesa per le scale... e mentre scendevo,  scalino dopo scalino, ho vissuto uno di quei momenti. Quelli che già mentre li vivi, in diretta, avverti dentro di te la certezza che mai, mai, MAI nella vita li dimenticherai.

C'era un gran silenzio in casa e fuori, era una mattina presto d'estate in un piccolo parco di villette a schiera immerse nel verde ai margini di un paesino di mezza montagna.

E io ho assaporato, proprio in quel preciso istante, lungo quella scala, la sensazione unica di inizio della mia nuova vita, tanto desiderata e progettata con l'uomo che amavo e che ricambiava il mio amore.

Non si dimentica un'emozione così forte, vera, da essere quasi tangibile. 

E meno male! :)

domenica 25 maggio 2014

Un mare di giallo

Cara Lilli,

ieri in tarda mattinata tornavo con i monelli dal centro di riabilitazione neuromotoria. La solita strada, quella lungo la quale c'è anche il prato recintato con il nostro caro pony Miele. 

Quando ho preso la deviazione in salita l'ho visto. Un mare di giallo.

Due giorni prima non c'era, o per lo meno era certamente meno esteso, meno evidente, meno...giallo.

Ieri tutta la collinetta attorno cui gira salendo la nostra usuale scorciatoia era gialla. 

Un mare di ginestre.

E il pensiero è andato in presa diretta dalla mente al cuore e me lo ha stretto forte in un'emozione strana, malinconica, mista di dolcezza e tristezza.

Quanto amava il giallo mia madre? Immensamente. Era il suo colore preferito.

Mio padre lo sapeva bene e ad ogni occasione di festa (compleanno, anniversario) non le faceva mai mancare un fascio di fiori gialli. Che poi si trattasse di gerbere, lilium, tulipani o altro non importava. Bastava che fossero gialli.

Si sarebbe incantata davanti a quel mare tutto giallo, la mia mamma.

Ieri l'ho fatto io per lei.

http://www.orvietonews.it/upload/foto/ginestre-.jpg
IMMAGINE PRESA DAL WEB

lunedì 7 maggio 2012

Come muta il dolore

Cara Lilli,

ho scritto un'email ad un'amica che sta vivendo un momento difficile e doloroso e nel digitare sulla tastiera del pc mi sono venute fuori senza rifletterci più di tanto, con semplicità delle parole che voglio riportarti.

Sono poche frasi che cercano di spiegare come a mio avviso si trasforma, come muta nel tempo il dolore grandissimo di fronte a perdite importanti come per me sono state quelle dei miei genitori o comunque di persone care  che mi hanno accompagnato per un lungo tratto della mia vita:

Quel dolore man mano diverrà più sopportabile, pur rimanendo poi in un pezzo di cuore, custodito paradossalmente quasi come un cofanetto di gemme preziose, perchè aprendolo ci ricorderà tante cose, ci porterà indietro nel tempo, ci farà rivivere l'infanzia, i momenti condivisi con i nostri genitori e con le persone care, le nostre radici...e il dolore vero e proprio sfumerà in un sentimento di delicata malinconia, velata di tristezza ma anche portatrice di una strana dolcezza...

Ecco tutto, Lilli. Volevo solo condividere con te questa breve riflessione.